Il Patto di lucidità o l’intelligenza del Male

Giordano Simoncini

Jean Baudrillard

(Libro, Raffaello Cortina Editore, Euro 19,00)

Come tutte quante le opere di quel genio di un istrione un-pochino-paraculo che è Baudrillard, anche quest’ultima è una lettura fiaccante. Vuoi perché l’intellettuale francese va facendosi sempre più dotto e sempre meno filosoficamente saldo, vuoi perché l’andare e venire dalla contraddittorietà è una sorta di marchio di fabbrica di ogni sociologo che si ingegna di occuparsi di questioni ontologiche (leggasi “le cose importanti”)… vuoi perché ciò che viene posto a tema è sempre più complesso e “comprensivo”. Proviamo a fare il punto: la realtà, che non è il migliore dei luoghi, è sempre più reale. Non si tratta di un diventare della realtà sempre più se stessa: si tratta piuttosto di un moto espansivo, si tratta del passaggio al reale di tutto ciò che un tempo, dal reale, esulava. Saremmo dunque – per Baudrillard – nel tempo della Realtà Integrale. Questo perché da un lato c’è la tecnica (di Heidegger, ancor più di Severino), che, non essendo più serva di nessuna umanità, ripropone se stessa come proprio fine, realizzando tutto per il solo fatto che il farlo sia possibile; e dall’altro lato, invece, c’è la “solita” realtà virtuale ConLeMaiuscole di Baudrillard, quella che realizza il non-reale residuale, l’immaginazione, la metafora, il senso, la scrittura, le proiezioni individuali. Tecnica e realtà virtuale stanno insieme a rendere impossibile l’evento, a posporlo all’informazione dell’evento; e l’arte, che un tempo era ictu oculi trascendente, è oggi “contemporanea solo a se stessa”, stando con la realtà in equazione perfetta, tanto, ovviamente, nelle forme di ready-made, quanto in quelle di performance – intesa come mixaggio di registri che è anche la multimedializzazione della materia artistica. Posto che dalla Realtà Integrale sia opportuno ritagliarsi ambiti di salvezza (sul come c’è censura, dal momento che Baudrillard riconosce l’inesistenza del tempo e dell’individualità e ciononostante consente agli uomini un margine d’ azione, fosse soltanto speculativa), viene dunque individuata, mediante rari e funambolici psicologismi, un’ arma di resistenza in-audita: la reversibilità del reale, la Dualità. In ogni violenza c’è quella che faccio e quella che mi infliggo; in ogni conflitto una complicità, in ogni processo di consenso ed equilibrio un segreto antagonismo. Il “patto di lucidità” sarebbe dunque la consapevolezza della Realtà Integrale e la determinazione a volerne erodere parti per darsi spazio, aria e vita. Il lucido che agisce farà dunque ogni cosa in modo tale che quel qualcosa ciò sia: “l’allegoria di qualche cosa, una sfida a qualcuno, mettere in gioco il caso e procurare vertigine”. Un percorso di salvezza in fin dei conti estetico, tracciato da uno che ci mette un istante, verso metà libro, a far brillare in un solo boato ogni teoria estetica in quanto “buffonata”. Insomma: il testo, se non si è capito, è esuberante. Sarà miele per tutti i dotti palati che amano scorticarsi su contraddizioni altrove già da tempo composte.

(Giordano Simoncini)