“Stefano Tamburini. Banana Meccanica”

Valerio Mannucci

a cura di Michele Mordente

(Libro, Coniglio Editore, 2006)

Parlerei, e controvoglia, dell’utilità di un’antologia (sempre che così possa essere definita) solo dopo averne comprovato l’impatto sul lungo termine. Quindi niente parole al vento. Niente cose tipo “quest’antologia servirà a comprendere meglio il genio e l’opera di Stefano Tamburini” (che tra l’altro il genio se lo vuoi capire non ti servono certo le antologie). Invece di giudicarla da editore o da critico, ne voglio parlare dalla tazza, di questa bellissima pubblicazione. O dal divano sformato sul quale mi appoggio quando sono stanco. E’ sui divani e sui cessi che si scriverà la storia – bella o brutta chissà - di certa editoria, quella di Stefano Tamburini e di tanti altri imbrattatori di carta. NERO compreso. Coniglio editore e Michele Mordente compresi. Sono vent’anni esatti che Stefano è morto e quello che ci ha lasciato sarebbe banale dire che è grande. Quindi dico che è troppo grande. Per poter essere sottovalutato o non celebrato. Banana Meccanica è una proprio una bella raccolta, i testi introduttivi si leggono con piacere, nessuna verità svelata (eccetto forse l’analisi di Branzaglia sul linguaggio grafico di S.Tamb.), ma una buona dose di carica per cominciare il viaggio, una specie di iniezione vitaminico-celebrativa che non nuoce affatto. E poi si parte con la sequenza inarrivabile di tavole, fumetti, schizzi, impianti grafici, copertine e contributi vari di Tamburini. Un viaggio che non dura solo una cacata o una dose di stanchezza, ovviamente. Vedere per credere per chi ancora non crede. Vedere per godere per chi già ci crede. Il lavoro di ricerca, selezione e composizione effettuato da Michele Mordente è davvero apprezzabile e per questo non possiamo che ringraziare. Che vi devo dire però, il fatto è che uno come Tamburini resiste per sua natura al concetto di antologia tanto è ricca e multiforme la sua attività. Seppur molto utile e ricca, una cosa del genere, non può bastare a capire a fondo il suo lavoro. Comunque chissenefrega - visto che ne vale la pena - compratelo. Stavolta lo dico anche se non lo dico mai - e non lo dico per fare un favore alla Coniglio Editore, che pure se lo meriterebbe. Ah, a questo punto già che ci state cercate anche ‘Muscles’ (1984). E magari anche Snake Agent e Rank Xerox e la mitica ed introvabile cassettina audio firmata Mongoly-Nazi...e i primi numeri di Cannibale e le recensioni che Tamburini firmava con la sigla Red Vinyle su Frigidaire e la storiella coll’uomo carciofo che si fa di Cynar, e tutte le cose che in questa raccolta purtroppo non potete trovare o troverete solo in parte.

(Valerio Mannucci)