Tav. I perché del No.

Giordano Simoncini

Virginio Bettini

(Libro, Utet Libreria, Euro 9,00)

Pochi mesi fa ero lì a Torino che mi commuovevo per il marciare braccio a braccio coi valligiani avvinazzati in occasione della manifestazione nazionale contro l’Alta Velocità in Val di Susa. Una bella manifestazione, una forte partecipazione collettiva. Poi sono tornato al di sotto della linea gotica, mentre lì, nella città signora di fiumi e d’abeti si preparavano tutti quanti per le Olimpiadi invernali – dopodichè i nostri atleti hanno portato alto il nome del paese, c’è stata la cerimonia di chiusura, hanno sbaraccato tutto, rimesso nel garage Fiat e Coca Cola in eccedenza e delle vicende TAV non s’è saputo più molto. E non che non ne siano successe, sia chiaro!, basti pensare a tutta la polemica in merito all’inclusione dell’“opera pubblica” nel programma dell’Unione, ai battibecchi tra i diessini da un lato e le persone intelligenti dall’altro, al tenue ribollire sociale che pure è andato avanti, sotto quelle amabili forme del bivacco, del convivio, del dibattito. Ciononostante, i media nazionali paiono essersi spostati sull’opzione “zero copertura”: miracoli della diplomazia del Chiampa, che se tu che leggi sei torinese, ti faccio la stessa domanda di Beppe Grillo, vale a dire “come cazzo hai fatto a votarlo”. Pertanto, nel frattempo che si sta qui ad aspettare un nuovo governo, il quale diverrà a breve il nuovo propugnatore dell’“importanza assoluta” della Torino – Lione, riaccendendo in tal modo la miccia della protesta, sull’argomento Alta Velocità ci si può comunque mantenere in caldo leggendo questo “Tav. I perché del No”. Non si tratta del solito libercolo agitatore ed insurrezionalista, bensì di un reportage tecnico redatto con scienza e coscienza da Virginio Bettini, docente universitario di analisi e valutazione ambientale e membro dell’International Association for Impact Assessment ( = uno che ne sa). Alla deriva tra la marea di grafici, mappe, statistiche e perizie contenute, chi leggerà avrà modo di capire come stanno davvero le cose con quella dannata linea, e – magari – si farà anche gli anticorpi per resistere all’indottrinamento dei ministeriali “paladini del progresso” a venire, ovvero anche a tutti coloro i quali continuano a sostenere, da sinistra, che l’Italia abbia davvero bisogno di quel treno, in barba alle ottuse esigenze locali di un branco di contadini invorniti. Ecco perché si deve leggere questo libro!, perché invece l’Alta Velocità non si deve fare e sarà düra.

(Giordano Simoncini)