Baby Dee

Francesco de Figueiredo

“Live in Turin”

(CD, Precordings. 2005)

L’anno scorso è accaduto che il misconosciuto Antony, con i suoi Johnsons, ricevesse una attenzione mediatica tale da farlo diventare una sorta di icona chic-pop. E recensendo il suo “I Am A Bird Now”, ne avevo lodato la sua capacità incredibile di toccare le corde dell’emotività in modo diretto e struggente. Baby Dee è stato in un certo senso suo precursore, nonché punto di riferimento e amico di Antony, ma anche altro rappresentante di quella estetica musicale e performativa transgender che caratterizza entrambi. I punti di connessione sono quindi molti, ma probabilmente l’elemento che separa il linguaggio musicale dei due è che Antony, pur mantenendo un approccio classicheggiante, strumentale e non elettrificato, guarda alla sua musica dando un’attenzione particolare all’esigenza di contemporaneità. Baby Dee al contrario cura poco questo aspetto, relegando la sua cantautorialità a strumenti come l’arpa, il pianoforte e la fisarmonica. Questo live è stato registrato ottimamente da Marco Palmieri il primo novembre del 2004, al Cafè Procope di Torino, ed è composto da nove tracce fatte di voce, pianoforte e attorno un ambiente acustico intimo che esprime al meglio la sua essenzialità introspettiva. Cantando sulle armonie del piano Baby Dee racconta storie di amore, identità, famiglia, dolore e gioia, spesso accompagnate da una dissacrante ironia che spezza e ricompone. Se avete avuto modo di apprezzare Antony non potete perdervi questo disco live, una panoramica esaustiva sull’universo di un’artista unico che dalle difficoltà di una identità ermafrodita è riuscito a costruire un linguaggio emotivo privo di sovrastrutture, diretto, onesto, come piace a noi.

(Francesco de Figueiredo)