Sondre Lerche & The Faces Down Quartet

Giordano Simoncini

“Duper Sessions”

(CD, Virgin / Emi, 2006)

Dobbiamo ancora star lì a ripetere che l’estremo Nord d’Europa ha dato il sangue alla migliore musica del nuovo secolo? Per l’ennesima volta? Ebbene: sì, è così, fidati. Il caro Sondre è l’ennesimo esempio spendibile: un pivello, uno sbarbatello, un tipino, un monello; con un talento imponderabile e rigorosamente nature. Two Way Monologue era già il disco definitivo, uno sberleffo per tutti quei dannati americani che una musica del genere arrivano a concepirla solo da anziani, se Dio li grazia. Il caro Sondre con il quartetto, oggi come oggi, sono faville. C’è la voce, c’è la personalità, c’è il piglio, c’è un senso della struttura impressionante, ci sono le dita che schioccano e prova a fermarle. Adam Green – siamo da quelle parti, un po’ più in là dallo stesso lato – non è nessuno. Ma mica solo lui!, da Costello in giù, e buttiamoci dentro pure un certo Buble (il quale a volte, ardisco macchiandomi la fedina indie, non è affatto spiacevole): tutti sotto i piedi del caro Sondre, che avrà pure fatto appena a tempo a dismettere i calzoni corti, però calpesta calpesta e calpesta.

(Giordano Simoncini)