Our Brother The Native

Francesco de Figueiredo

“Thoot and Claws”

(CD, Fat Cat, Wide, 2006)

Due hanno sedici anni, l’altro diciotto, ok, prima ho sentito il disco, poi ho saputo sta cosa qui. Psyco Folk ambientale con fortissima derivazione Animal Collective (sta su Fat Cat..), ben fatto davvero. Come è possibile arrivare in fase puberale ad una consapevolezza musicale del genere? Le ipotesi sono tre. La prima: il free-folk è diventato in America un fenomeno così allargato da entrare negli i-pod degli adolescenti tutto brufoli e baffetti. La cosa non stupirebbe più di tanto, perché per quanto etereo, rarefatto, lontano dai canoni, il nuovo folk contiene comunque segni e melodie leggibili, al punto che è diventato addirittura canale di condivisione erotica fra rumoristi-radicali e signorine-chic dei vernissage-culo-chic, quindi perché non roba da liceali. La seconda: i tre hanno cominciato a suonare da bambini, ossessionati e infervorati, voraci e capaci di rendersi contemporanei ai tempi in fretta e consapevolmente. Non si nasce imparati dicevano, e come il buon senso insegna per suonare “bene” ci vuole tempo, esperienza, cultura e consapevolezza, tutto si stratifica e si fa completo. La terza: in medio stat virtus. Quindi un pò di questo e un pò di quello. E forse è così, perché è evidente che se i gruppi neo-folk nascono come funghi a settembre deve significare che la cosa tira e funziona un pò ovunque. Dall’altra perché cercando notizie in giro leggo che i giovini del trio hanno cominciato a smanettare e strimpellare attorno ai sei-sette anni, fra i vari corsi musicali che il sistema scolastico americano (qualcosa lì funziona) sostiene e incentiva. Questo “Thoot and Claws” è eccellente, supera il senso di frustrazione, loro sò pischelli e stanno su Fat Cat, a volte capita, che ce voi fà...

(Francesco de Figueiredo)