The Whitest Boy Alive

Francesco de Figueiredo

“Dreams”

(CD, Sleeping Star, Goodfellas, 2006)

Con l’arrivo dell’estate si apre indiscutibilmente la gara musical popolare più ambita, è arrivato il tempo dei tormentoni, e le radio cominciano a infettare le frequenze con singoli più o meno caramellati, speranzose di provocare una pandemia da cui è difficile fuggire, che agisce sull’inconscio degli individui lobotomizzati dal caldo e dai culi al vento, che non resistono all’impeto della semplicità e della facile associazione ricordo-breve/canzone-facile. E fra i fabbricatori degli indie-tormentoni c’è Erlend Øye, uno che di certo conosce i parametri entro cui muoversi per potersi aggiudicare un buon posizionamento nella top ten delle canzonette, che con i Kings of Convenience ha dimostrato di saper coniugare intimismo, semplicità e melodia, e oggi, con la sua nuova banda The Whitest Boy Alive ci riprova. La Sleeping Star, nuova etichetta romana si presenta al pubblico con il loro disco d’esordio “Dreams”, una decina di tracce che più estate non si può, pop leggero ed emotivo, dinamico, intelligente e orecchiabile al contempo. Quindi io mi sentirei di dirvi che i presupposti ci sono, e se le candidature sono alle porte, il quartetto si iscrive al concorso, forte di un disco pieno di slanci gioiosi, innamorati e naif al punto giusto. Radiolina, birra e panzetta, mi sdraio sotto l’ombrellone, sentiamo chi la spunta…

(Francesco de Figueiredo)