UNA DONNA

Valerio Mannucci

Lui dice che Madonna, Veronica Luoise Ciccone, non è solo un’icona. E io sono d’accordo, ma quando gli chiedo perché, risponde che Madonna ha fatto molto anche a livello artistico e musicale. Non so bene dove voglia arrivare. Gli chiedo di essere più chiaro. Dice che ci sono due sostanziali aspetti che dovremmo tenere in considerazione, il primo riguarda la musica, il secondo tutto il resto. Dice che le cose più importanti quando si parla di Madonna sono: gli uomini, le donne, MTV, il sesso, l’arte, le foto che si è fatta fare, la performance agli MTV Video Music Awards del 1984, il cinema, il bacio con Britney Spears nel 2003. Grazie a queste cose, sostiene, la vicenda di Madonna disegna l’evoluzione del rapporto fra musica e televisione e fra musica dal vivo e video musicali. Non so che importanza possa avere un discorso del genere, quindi chiedo oltre. Mi spiega che prima di tutto c’è la musica, ma che di questo preferirebbe non palarne. Resta in silenzio poi estrae un foglio e leggendolo mi dice che la Ciccone ha venduto più di 280 miloni di dischi. Nessuna altra donna ha mai venduto tanto. Ma non mi sembra che sia questo il punto fondamentale.
Dice che se i musicisti di una volta, quando salivano sul palco, lavoravano su due dimensioni, con Madonna se n’è aggiunta una terza. Prima si saliva sul palco per fare due cose: la canzone e l’atto teatrale di eseguire una canzone. Mi fa l’esempio di Jim Morrison che cantava la canzone e al tempo stesso si aggrappava al microfono. Chiedo allora quale sia questa terza dimensione di Madonna. Mi risponde dicendo che devo pensare alla televisione. Madonna, aggiunge, è stata la prima a fare musica con la televisione.
Cambia poi improvvisamente discorso e mi dice di pensare alla sua vita privata. Mi dice che per capire Madonna devo farne un mito. Poi mi chiede se conosco quello che ha fatto Madonna prima che fosse Madonna. Gli dico che tutto quello che so è legato alla sua attività di solista. Cita un po’ di gruppi che la Ciccone ha fondato. Non mi dicono niente: “Breakfast Club”, “Modern Dance”, “Emmenon”, “The Millionaires”, “Emmy’s & The Emmies”
Mi racconta del mito di una ragazzina che viveva a New York in grosse difficoltà economiche, che faceva tutti i tipi di lavoro. Mi dice che Madonna non era però una sprovveduta ma anzi una donna attenta: che oltre all’attività strettamente musicale studiava anche danza moderna con Martha Graham ed eseguiva performance con alcune compagnie. Sottolinea che questo è un aspetto importante ma che è solo quando inizia a scrivere e produrre brani dance che il mondo discografico si accorge di lei. Poi, dopo un attimo di pausa, dice che c’è di mezzo MTV, che la nascita di Madonna musicale coincide stranamente con la nascita di MTV.
Continua dicendo che Madonna all’inizio della sua carriera, nei primi anni ottanta, era distribuita dalla Warner Bros, la quale, nello stesso periodo, controllava in buona misura MTV. E aggiunge che nel 1984 la sua performance agli MTV Video Music Awards ha segnato una tappa fondamentale nella storia dei “live” musicali. Gli chiedo perché e lui, prima di rispondermi, fa un sospiro.
Dice che la questione della grandezza di Madonna è tutta qui. Tutta nel rapporto con la televisione. Messa così, la questione mi spaventa un po’.
Prima di tutto, dice, devo tenere conto che ci sono state delle epoche storiche ben precise: la prima era quella in cui si suonava e basta. Non esistevano i concetti di esecuzione, riproduzione, registrazione. Tutto era legato al fatto che la musica si poteva ascoltare solo mentre qualcuno la eseguiva. Mi dice di pensare alle tribù o alla musica popolare. Poi, dice, c’è stata una seconda fase, in cui fece la comparsa una seconda componente, la registrazione. La musica si era liberata dalla necessità di essere eseguita per poter essere ascoltata. Però, sottolinea, si registrava ancora per il puro bisogno di documentare. Dopo questa fase ne è seguita un’altra, in cui la registrazione ha preso il sopravvento. Si suonava in studio per registrare, e si suonava dal vivo per promuovere il disco registrato. Mi dice che questa è la fase storicamente più radicata, quella che ancora oggi continua a dettare legge. Però, aggiunge, c’è pure una quarta fase che è in atto proprio oggi. E’ la fase quattro, sostiene, quella in cui tutti questi aspetti (esecuzione, registrazione, composizione, riproduzione) sono pensati al contrario, da dietro, come se fossero cose da utilizzare per uno scopo, per esempio, televisivo.
La cosa mi è chiara, ma siamo ritornati alla televisione, senza grandi risposte. Lui capisce la mia perplessità e aggiunge che in questa quarta fase si è sempre cercato di far sembrare i video musicali una specie di live registrato e non quello che realmente sono, ossia dei brevi filmati con la colonna sonora.
Mi guarda con fare attendista come se aspettasse una mia domanda, ma io resto in silenzio. Riattacca dicendo che in gran parte dei video, soprattutto nella cultura pop e rock, c’è una continua ricerca di espedienti volti a questo scopo. Che in ogni video è possibile rintracciare il richiamo a stereotipi che attestino l’autenticità di una performance musicale. Mi fa l’esempio della presenza diretta dei musicisti che fingono in playback di suonare uno strumento o quello del lyp-synch (il playback vocale, le labbra in sincro con l’audio) o ancora di quello del pubblico finto. Capisco cosa vuole intendere, chiedo però cosa c’entra Madonna.
Risponde ora in modo lapidario: Madonna non ha mai avuto voglia né bisogno di simulare la sua autenticità musicale. Se prima la preoccupazione di quasi tutti i musicisti era quella di rivendicare l’autenticità della performance musicale eseguita per un programma televisivo, con lei tutto questo è diventato superfluo. Sostiene che l’autenticità significante per Madonna non era quella del palco ma quella “televisiva”.
Gli chiedo se in pratica intende dire che Madonna è solo un personaggio televisivo. Lui mi sorride, come se fosse d’accordo solo a metà. Mi corregge dicendo che intendeva dire che Madonna è molto di più, ma che non ha mai tentato di fingere di essere semplicemente una musicista ripresa dalle telecamere. Insiste sul fatto che il pop televisivo, anche quello di oggi, non è altro che uno show di personaggi televisivi che eseguono due atti oltre a quello di essere personaggi tv: l’atto di cantare una canzone e l’atto di dimostrare di cantarla. Poi continua dicendo che ci sono stati pure dei tentativi di recupero dell’autenticità musicale da parte della stessa televisione, e fa l’esempio di MTV Unplugged. Ma nonostante tutto, dice lui, da Madonna in poi viaggiamo in questa tripla dimensione. La cosa mi sembra filare, in fondo mi convinco che ha ragione.
Resto un po’ in silenzio, cerco di ricollegare il tutto. Lui ripete che nel corso degli anni c’è stato uno slittamento di alcune dinamiche mediatiche e musicali, che Madonna si è trovata per tanti motivi a questo crocevia e si è saputa muovere meglio di altri.
Vorrei capire come abbia fatto a fare questo. Mi risponde che quello agli MTV Video Music Awards del 1984 alla Concert City Hall di New York è stato uno dei primi casi, sicuramente il più eclatante, di una performance dal vivo in lip-synch (in playback, come si dice da noi) pensata per un evento televisivo (in diretta) di tali dimensioni. Il primo caso in cui si doveva allo stesso tempo far apparire la canzone registrata come un live e pensare il live come un futuro video. Sottolinea che è stata questa la mossa più intelligente di MTV e di Madonna, che se ne è fatta artefice. Poi mi chiede se ricordo quel video. Io ricordo la scena di Madonna vestita da sposa che esce dalla torta gigante e improvvisa uno strip. Insiste nel dirmi che quello è l’aspetto folkloristico e letterale del tutto. Che la sua vera grandezza è la straordinaria capacità di essere televisiva e musicale allo stesso tempo senza essere “televisiva in quanto musicale”. Stento a seguire il discorso e lui chiarisce il concetto spiegandomi che la performance di Madonna è diventata un video proprio perché era già un video dal vivo e non in quanto musicalmente significante. Sostiene che la capacità di interpretare il medium da parte di Madonna è pari a quella di pochissimi altri artisti a livello mondiale.
Forse non ha più voglia di andare avanti, rimane in silenzio. Aggiunge solo che per riuscire bene in questo atto di mutazione storica anche l’immagine ha svolto un ruolo importante.
Appena comincia a parlare dell’aspetto mediatico mi tiro un po’ indietro e lui se ne accorge. Mi fa segno di rilassarmi, perché anche lei non ne ha mai fatto segreto. Fa l’esempio dell’album fotografico “Sex”, o del disco “Erotica”, di fatto due forme di auto-esposizione. Capisce che è proprio questo tipo di discorsi che mi aspettavo e corregge il tiro ricordandomi che lui è il primo a non considerare Madonna una semplice icona vivente.
Scivolo via, quasi che non volessi sentire più nulla, ma lui incalza con la questione delle donne. Dice che Madonna, oltre ad essere una donna sexy e materna, era pure lesbica; e il ‘pure’ starebbe a dire che è bisex, penso io. Non mi stupirei se dicesse che è bisex per non scontentare nessuno del suo pubblico.
Vorrei chiedergli perchè mi sta dicendo tutto questo, mi risponde che deve andare via.

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