APPLICAZIONI

Francesco Farabegoli

Il lavoro di Bruno Zamborlin

Anche la ricerca e lo sviluppo di applicazioni (al computer e dintorni) possono diventare arte, nel momento in cui a fruire di tali applicazioni è il compositore stesso. Ed anche quando un artista affida l’implementazione di una sua idea ad un programmatore, quel programmatore contribuisce artisticamente all’idea e all’opera stessa. Parliamo di musica, di installazioni, ambienti interattivi, video. Anche la didattica e l’educazione musicale nelle scuole subiscono questi trattamenti.
Bruno Zamborlin ha ventitre anni. Da qualche tempo la sua specializzazione accademica lo ha portato ad incontrare l’arte e a diventarne un supporto tecnico. Collabora a progetti didattici di Tempo Reale (www.centrotemporeale.it) e al contempo si è specializzato nel fornire un supporto tecnico per artisti e compositori volto a creare nuove applicazioni che amplino lo spettro delle possibilità espressive.
Un esempio concreto di questo lavoro, forse il più importante in Europa, credo sia rappresentato dalla Steim di Amsterdam, che si occupa di realizzare, dal punto di vista tecnico, ciò che un artista ha in mente e che non sarebbe capace di realizzare autonomamente. Parlo di software concepiti da zero per un particolare evento, o di sensori che interagiscono in real-time con il compositore durante una performance.
Il dialogo tra la concezione artistica di una proposta e la tecnologia per metterla in atto è di fatto il campo d’azione in cui figure come Bruno Zamborlin si muovono.
Il fatto è che spesso gli artisti non hanno le idee chiare, o comunque l’implementazione diventa parte fondamentale…le scelte tecniche si ripercuotono inevitabilmente sull’opera stessa. Steim è stata “assoldata” da artisti del calibro di Trent Reznor, per capirci.
È strano tuttavia entrare in sintonia con un concetto del genere, la creazione di uno strumento che viene dopo la creazione della musica. La concezione generale è che prima viene costruita la chitarra e poi viene fatta la musica. E non è il liutaio a fare arte. Da questo punto di vista il lavoro di Bruno Zamborlin si muove in antitesi alla tecnica artistica classica. La musica viene concepita a prescindere dai mezzi per produrla, che vengono creati ex-post.
Sì, è esatto. Ed è senz’altro più comodo per l’artista…
Da cui, supponiamo, il fatto che questo genere di impostazione sia principalmente legato alla contemporanea, agli approcci più sperimentali.
“È senz’altro legato alla ricerca e alla musica contemporanea, ma non solo. Nel forum di MaxMSP, uno degli ambienti di sviluppo più usati per questo genere di cose, scrive anche gente come Monolake, che non fa certo musica contemporanea.” Nel caso di Bruno, del resto, la contemporanea è solo uno dei campi di applicazione. Ho da poco finito la realizzazione delle musiche per un cortometraggio, un progetto nato quasi due anni fa. Le parti musicali sono state realizzate in funzione delle scene del video, di conseguenza i pezzi sono molto eterogenei e la strumentazione cambia pressochè in ogni traccia. Purtroppo la realizzazione del video sta richiedendo tempi più lunghi del previsto, ma le musiche ci piacciono tanto che indipendentemente dal corto ci piacerebbe comunque fare uscire un disco. La formazione che l’ha inciso comprende anche due chitarristi, una contrabbassista e un batterista. Io mi sono occupato dei field recordings e delle parti di elettronica, ma anche del montaggio finale e del mix. Ma soprattutto mi sono concentrato sul “come” far interagire gli altri strumenti tra loro, e su come l’improvvisazione più fluida e naturale possibile, tramite gli stessi mezzi di cui abbiamo parlato prima (MaxMSP in primis). La musica è molto eterogenea, come ho già detto: si spazia da qualcosa che potrebbe essere definito indie rock ad improvvisazioni che ricordano quasi Black Dice.
Oltre a questo una collaborazione a quattro mani con Marco Paltrinieri (ex To The Ansaphone). L’approccio di questo progetto (molto recente) è completamente antitetico, molto più metodico e calibrato rispetto alle nostre precedenti esperienze e decisamente più real-time. La composizione viene realizzata “a layer”, una serie di sovrapposizioni successive del materiale proveniente dalle field recordings e dalla chitarra preparata da Marco, il tutto gestito tramite MaxMSP.
Inoltre ho anche un terzo progetto con Massimo Simonini, direttore di Angelica, che dovrebbe esser pronto a breve: Massimo suona un theremin il cui segnale viene analizzato da un software (SPAWC, Signal Parser and Well-formed Composer) che ho creato per l’occasione. Si tratta di alcune serie numeriche i cui parametri sono funzione della frequenza e dell’intensità del suono proveniente dal theremin. Queste serie pilotano un campionatore esterno ed alcuni effetti che interagiscono in tempo reale con il theremin.
Ma da cosa nasce concretamente il bisogno di una collaborazione del genere? Come detto, dal bisogno di un artista. Ma inevitabilmente l’opera assume dimensioni e forme al di là delle aspettative dell’artista stesso. Molto spesso un artista non padroneggia, né gli interesserebbe farlo, le conoscenze tecniche per realizzare autonomamente ciò che gli viene in mente. Con il potenziamento dei calcolatori, oggi per un programmatore o comunque per una persona che abbia conoscenze informatiche è davvero possibile soddisfare in tempi ragionevoli la maggior parte dei progetti che fino a pochi anni fa erano accantonati come irrealizzabili o troppo dispendiosi. L’idea nasce dall’artista, questo è certo; poi però se ne parla, cerco di far capire i tempi che possono volerci e l’hardware che servirà per realizzarla. Spesso è proprio sviluppando e testando l’applicazione che nascono gli altri spunti… Un’idea è destinata a cambiare molte volte man mano che se ne progetta la messa in opera.
I progetti di Bruno non finiscono qui. Sta lavorando ad un progetto di intelligenza artificiale per cui non ha ancora trovato partners, ma che intende portare comunque avanti: costruire un algoritmo che tenti di rispondere “a modo” ad un musicista finchè sta improvvisando, ed in modo ogni volta diverso. La macchina potrebbe rispondere sia modulando il suono dello strumento del musicista stesso che generandone di nuovo, sia pilotando qualche sistema hardware o un generatore di partiture che si basa sull’ambiente circostante e che ogni volta risponde in maniera inedita. Oppure un puro e semplice semplice “bassista virtuale”, per esempio, che accompagni un chitarrista basandosi sulle note che sta facendo in quell’istante. Le potenzialità sono infinite.
Su www.brunozamborlin.com trovate i dettagli dei progetti fin ora implementati da Bruno.