Crystal Castle

Valerio Mannucci

(Vinile EP, Merok records, 2006)

Questo EP, se si sottraggono i 3/4 delle tracce, è veramente esaltante. L’ho trovato per caso, dopo averlo sentito mentre mi aggiravo fra gli scaffali di un negozio di dischi inglese. Niente di strano o di particolare, semplice musica elettronica, ma con qualcosa di stranamente bello. Chiedo alla commessa che roba sia e lei mi risponde facendomi vedere un 7 pollici con la faccia di Madonna con un occhio nero. La copertina mi interessa poco, gli chiedo una copia del disco e lei mi dice che ha solo quella che sta girando sotto la testina. Ci rimango un po’ male, perché me lo dice come per farmi capire che non può darmela. Anche se non è nel mio modo di fare insisto e chiedo di vendermi quell’unica copia. Per qualche istante mi sento un talent scout. Di fronte alla mia squallida esaltazione la commessa lo toglie dal giradischi, ci soffia sopra e me lo porge. Dice che è roba autoctona, non mi ricordo di quale zona di Londra. Tornato a casa lo metto sul giradischi e dagli altoparlanti sento suoni in stile electro-rock indipendente o alternativamente di elettronica cantata in modo sporco. Non capisco, sposto il cursore da 33 a 45 giri, niente. Sposto la puntina, giro il disco e alla fine, poco prima del suicidio, trovo la traccia benedetta. E’ l’ultima del secondo lato. Sembra quasi graffiarmi i timpani, si trascina, sale e poi mi lascia andare. Bella, non c’è che dire. Certo, quel giorno nel negozietto mi è sembrata una musica del cielo, e forse vivo di rendita grazie a quella strana forma di estasi, ma posso comunqe dirvi che, se questo disco per 3/4 è un po’ inutile, per il resto è qualcosa da sentire nel vero senso della parola.

(Valerio Mannucci)