JAN SVANKMAJER

Lorenzo Micheli Gigotti

E la storia del pupazzo senza braccio e senza testa

Quando ascoltai la prima volta gli Autechre era il 1997 e mi trovavo nel bar chill out di un famigerato capannone alle porte di Roma. Ricordo che le mie orecchie, abituate ai loop della techno più ortodossa (…unica religione professata dentro quella fabbrica abbandonata…), rimasero estasiate da una traccia in cui ogni regolarità ritmica e melodica era compromessa per sempre. Tornai in possesso di me due giorni dopo e la prima cosa che feci fu acquistare “Artificial Intelligence” della Warp Records. Sono successe un bel po’ di cose sulla scena musicale elettro acustica o sperimentale che dir si voglia, ma l’importanza dei primi lavori di Aphex Twin, dei Mouse on Mars, degli Autechre, di Oval, Black Dog, Terre Thaemlitz, Boards of Canada rimane imponente sia nel campo dell’avanguardia sia in quello pop. Da Alva Noto a Timbaland, l’idea di creare tessiture ritmiche claudicanti, melodie minimali e avvolgenti ha un suo valore ormai di prassi. Oggi ci sono un milione di festival di musica sperimentale, o presunta tale, che per legittimarsi come avanguardia continuano a tirare fuori i soliti nomi: Stockhausen, la musique concrete, i futuristi. Meraviglie del marketing avanzato...
Sempre oggi, tutti sono profondamente scocciati se provo a dire che continuo ad ascoltare alcuni nomi, e addirittura si vorrebbe negare loro un valore di rottura semplicemente perché hanno avuto con gli anni una diffusione elevata. Il senso di straniamento che accompagnò l’ascolto di Richard D. James album era dovuto al fatto che nulla intorno suonava così. Non credo questo possa essere negato solo perché MTV usa i suoi brani come sigle…
Il perché molta musica attuale non suona nuova è dovuto a questo non volersi confrontare con tale periodo musicale, tentando invece di rincorrere suggestioni software sempre più raffinate ma povere di inventiva. In un’intervista letta anni fa (mamma mia sembro nonno nostalgia ), Sean Booth, parlando della tradizione musicale occidentale, dichiarava che per ottenere una forte innovazione, bisognava o aver assimilato abbastanza dal sistema in modo da riuscire a sovvertirlo dall’interno oppure esserne totalmente ignoranti: non ci sono possibilità per chi si trova nello spazio tra questi due punti, la situazione di tanta musica attuale è proprio questa. La diffusione e la conoscenza delle teorie musicali del Novecento ha raggiunto un’ampiezza tale da non consentire a chi compone musica elettronica oggi di essere l’unico a saperne. Ci ritroviamo tutti, musicisti e ascoltatori, in quello spazio di mezzo. Il musicista americano John Cage aveva profetizzato un modello compositivo in cui ogni evento sonoro era già musica, senza nessuna necessità di strutturarlo in parametri e rigide prassi. La sua teoria è stata forse recepita male o forse possedeva in nuce un piccolo difetto. Dall’esplosione dell’intelligence techno ad oggi i computer ci hanno messo a disposizione tutti gli strumenti che consentirebbero una facile realizzazione delle teorie “cageane”. Resta il fatto che per essere considerata musica, tale manipolazione va inserita in un contesto simbolico specifico prima di essere accettata come elemento significante di quest’ultimo. La qualità di una creazione musicale non dipende dal fatto che chi l’ha prodotta conosca o meno il solfeggio, sia guidato dal sacro fuoco dell’ispirazione oppure utilizzi il calcolo aleatorio come sistema per generare melodie casuali, non dipende nemmeno dall’utilizzo di software avanzati al posto di un Commodore 64, dall’appartenere o meno a questa o quella nuova ondata di musica colta, dal riuscire a sostenere una discussione da intellettuali da salotto come questa. Dipende dalla risposta emozionale che il musicista provoca nell’ascoltatore, dalla capacità o meno di suggerire associazioni e sensazioni nuove o comunque forti. Dipende dalla capacità che la musica ha in comune con il cinema, il teatro e l’arte in genere di far durare un’ora dieci minuti, dipende dal gusto di chi crea e dalla risposte di chi ascolta, nonostante tutto…

(01/5)