Il gusto dell’anguria

Lorenzo Micheli Gigotti

di Tsai Ming-Liang

(DVD) Bim Distribuzione

Un film dalle grandi aspettative purtroppo totalmente deluse. Ai tempi della sua uscita e della conseguente premiazione al Festival di Berlino, “The Wayward Cloud”, titolo originale del film, sembrava essere, nell’era della consacrazione del cinema taiwanese, una pellicola imprevedibile ed esilarante. Probabilmente con il senno di poi, disillusi e delusi dall’inflazione di un certo cinema orientale da turbe psichiche, ci appare diversamente. Ad essere sincero, c’era anche da aspettarselo. A partire dalla storia: a Taipei la penuria d’acqua viene superata con l’abbondanza delle angurie; una donna, bella e indulgente, si innamora di un uomo che è, a sua insaputa, un attore porno; i due si sfiorano senza fare sesso finché lei non lo scopre, in atto, su un set porno. Alcuni si chiedevano se dalle platee del festival ci sarebbe stato un distributore disposto a portarlo in Italia. E in effetti c’è arrivato. Ma alle stranezze ingiustificate del noto Tsai Ming-Liang, che si lusinga in un retorico cifrario artistico e in provocazioni hard, la mia attenzione ha risposto con irritazione mista ad ilarità. Sarà dovuto anche all’elementarità del dvd - che non include capitoli - associata ad una partita avariata di copie in nolleggio da block-busta e ai tempi estenuanti di alcune scene del film, che mi risulta difficile esprimere un giudizio positivo. E’ vero anche che alcune trovate sono brillanti: gli spezzoni di musical pop ironico e patinato all’orientale (dove lui appare sotto forma di glande tra ballerine travestite da tette), e alcune allegoriche scene di sesso (dove lui masturba la metà di un anguria trasformata in vagina di lei); ma nel complesso il film è esasperante e inconcludente. Così visto che l’acqua manca e si sente, ho sentito il bisogno di alzarmi spesso per bere. Senza nessun tipo di ripercussione sulla comprensione della trama ma piuttosto godendo per il cambio d’aria. Questo è il giudizio di uno scettico, forse qualcun altro lo considererà geniale. Del resto il confine è assai sottile. In conclusione ci sarebbe da interrogarsi sui riconoscimenti festivalieri. Ma non ve n’è lo spazio.

(Lorenzo Micheli Gigotti)