Book Maria Kapel

Francesco Ventrella

Xandra De Jongh, Maria Tuerlings, QS Serafijn et al.

(Pubbl. da Hotel Mariakapel, pp. 160)

Bianco, verde e rosa fluorescenti: la copertina del libro ha gli stessi colori della bandiera dell’Hotel Mariakapel, un’isola franca nel bel mezzo di Hoorn, un paesino a 20 minuti da Amsterdam. Nel 1996 il Sandberg Institute, il postgraduate department della Rietveld Academy di Amsterdam, stabilì qui alcuni alcuni atelier e delle aule, in un complesso monumentale che ha la sua attrattiva nella cappella di Santa Maria, una chiesa in stile nordico a navata unica fondata nel 1408, con delle vetrate enormi che affacciano su un giardino interno. Nel 2001 due ex studenti dell’accademia, Danielle van Zuijlen e Bart Lodewijks iniziarono a chiedere in giro cosa poter fare di questo spazio. Così, da un’iniziativa spontanea e totalmente collaborativa nasce Hotel Mariakapel, una residenza per artisti che ha fatto del rapporto con il contesto locale e il concetto di periferia dell’arte il suo punto di forza. La prima mostra dell’HMK si chiamava In the Hoorn of Glasgow, e venne sviluppata da una residenza a cui Danielle e Bart presero parte come artisti. Da questo primo ponte con la Scozia prende le mosse l’idea dell’Hotel, come progetto di mutua collaborazione con altri network europei. Il libro, rigorosamente in bianco e nero su carta riciclata, raccoglie la documentazione di tutte le mostre dal 2001, fino all’ultima, inaugurata lo scorso maggio. Nella navata della chiesa sono stati presentati progetti diversissimi: installazioni, video, teatro, danza, ma anche cene, concerti e il matrimonio di Danielle e Bart!... è bello scorrere le pagine e accorgersi di come lo spazio, sicuramente dominante e affascinante, abbia preso forme e significati diversi ogni volta. La pubblicazione, però, potrebbe essere un “canto del cigno”, in quanto la municipalità di Hoorn ha venduto la parte del complesso monastico in cui si trovano le stanze per gli artisti e il refettorio ad un privato che ne farà dei bellissimi loft. Storie risapute, anche qui a Roma... Ma ciò che resta, e che continua a girare anche grazie a questa pubblicazione, è l’attitudine nomadica dell’HMK (come dice scrive Pedro Bakker nel suo testo di apertura del catalogo. I network periferici, rispetto al mondo dell’arte mainstream, stanno dimostrando una cosa che avevamo perso di vista: l’arte contemporanea non sta solo nelle gallerie e nei musei, ma in mille iniziative locali, disseminate, senza nomi che si possano memorizzare, né courtesy d’artista, e in cui si mettono in moto altri mezzi di comunicazione che si rivolgono ad altri pubblici. Le residenze per artisti che continuano a crescere “come l’erba tra le lastre di pietra, senza un’apparente ragione” sono allora l’unico contesto in cui l’arte riesca ad elaborare delle nuove forme di pensiero, e le decine di progetti degli artisti in residenza a Hoorn lo dimostrano. Quando ho chiesto a Danielle come mai non avessero ospitato nessun artista italiano fino ad ora, lei mi ha risposto che li stanno ancora aspettando, perché, è cosa risaputa, “gli italiani sono sempre in ritardo!” (www.hotelmariakapel.nl)