goldiechiari. 100% No Genius

Francesco Ventrella

Testi di Letizia Ragaglia e Elaine Levy

(Elaine Levy Project, 2006, pp. 96, www.elainelevyproject.com)

Buon compleanno glodiechiari! Le due artiste italiane, infatti, festeggiano i primi dieci anni di collaborazione con una pubblicazione trilingue (inglese, francese e italiano), pubblicata in occasione della mostra Enjoy! a Bruxelles dalla Galleria della giovane Elaine Levy. Il progetto grafico di Alessandro “Scarful” Maida e goldiechiari non dà spazio solamente alla raccolta di quasi dieci anni di progetti, ma anche alla documentazione della produzione dei progetti stessi e a delle tavole in cui sono riprodotti i loro taccuini accanto a delle immagini ritagliate da enciclopedie di ornitologia, piuttosto che riviste di reportage: un po’ una scrivania incasinata a cui si cerca di dare ordine, un materiale visivo grezzo che tappezza le pareti dello studio di Eleonora e Sara. 100% No Genius è un libro d’artiste (al plurale!), ma anche una provocazione lanciata a partire dal titolo: l’artista non è un genio, ma la gente (e lo spettacolo) non vogliono rivelarlo. Non a caso, nel linguaggio comune, questo genius è declinato al maschile (sebbene gli aggettivi in inglese non abbiano genere). L’idea del libro, nato da uno “spirito ludico e giocoso”, assieme all’accattivante sito web (www.goldiechiari.com), contribuisce, così, alla ricostruzione di un lavoro che è stato presentato molto spesso all’estero. Sara Goldschmied ed Eleonora Chiari si sono conosciute all’interno di un collettivo femminista della facoltà di Sociologia di Roma alla fine degli anni Novanta. Le loro ricerche (e io ci metterei anche la tesi di laurea su Cindy Sherman) si sono orientate in parte verso una critica dei generi e dei ruoli codificati dai messaggi della comunicazione di massa, fino ad arrivare a scegliere l’ironia come mezzo di decostruzione (o distruzione) dei linguaggi visivi e degli abiti culturali. Letizia Ragaglia ed Elaine Levy, che hanno firmato i testi di questo libro tutto femminile senza genialità, ne parlano chiaramente, in maniera immediata, senza fronzoli, evidenziando l’importanza del lavoro in coppia, il senso della rinuncia e fusione dei cognomi paterni, le intenzioni politiche del gioco e le politiche del desiderio, senza scadere nel pornochic, mentre la loro scrittura cerca di instaurare una conversazione con chi sfoglia il libro, piuttosto che elargire giudizi critici. Lo scambio dei ruoli, dunque, funziona un po’ come “il passamontagna che può essere indossato da chiunque e chiunque, pertanto, può divenire goldiechiari”, come scrive Ragaglia. Io una volta l’ho indossato quel passamontagna, per iniziare una “lotta sommersa”.

(Francesco Ventrella)