Harald Szeemann. Il pensatore selvaggio

Luca Lo Pinto

Lucrezia De Domizio Durini

(Saggio; Silvana Editoriale - 2006)

Se all’estero, dopo la sua recente scomparsa, l’attività di Szeemann è stata analizzata da diversi libri, in Italia all’analisi si è preferito un omaggio-ricordo intriso di quella retorica che il curatore svizzero avrebbe odiato. Il libro infatti non è stato scritto da un curatore, nè da un critico, ma da un’amica/collezionista, che vuole fare la critica. L’attività espositiva e critica di Szeemann offre infiniti spunti di riflessione che la Durini (già portavoce del pensiero beuysiano in Italia come accennato tra le 26 righe di biografia sulla quarta di copertina!) non sembra saper accogliere, puntando alla pubblicazione di foto o lettere private nemmeno curiose. L’unica nota positiva sono gli scritti di Szeemann tradotti in italiano. In particolare molto divertente il diaro quasi quotidiano legato alla realizzazione della sua mostra più celebre, “When attitudes become forms”, che, forse meglio di ogni altra cosa, dà l’idea della frenesia e della curiosità intellettuale del rimpianto curatore.

(Luca Lo Pinto)