TITOLO: SENZA TITOLO

Luca Lo Pinto

Il quattrocentesimo passaggio televisivo di “Una poltrona per due” da quando esisto. Il continuo squillare del mio telefonino (c’è l’offerta TIM: 500 sms e 500 minuti gratis). L’orribile canzone di BAND AID 20 che Mtv trasmette 18 ore su 24 per fartela entrare in testa prima che il natale finisca. Le due persone a cui avevo chiesto un’intervista che non mi hanno risposto in tempo.
Ecco. Il combinarsi di tutti questi fattori ha fatto si che il pomeriggio del 25 dicembre mi trovassi a pensare un articolo per la rivista a due giorni dalla chiusura del giornale.
Questo lungo intro dovrebbe aiutarmi a guadagnare del tempo per pensare al soggetto di questo articolo, ma…ancora non l’ho trovato. Sfido chiunque a trovare l’ispirazione. Immerso nelle colline toscane, dove l’idea più stimolante potrebbe essere trovare la location per il prossimo servizio fotografico di Vivienne Westwood, oggettivamente mi sta venendo difficile, alle 19.43, davanti al gioco finale di Passaparola, trovare un fottutissimo argomento interessante e originale. Lo so, in questo sono molto pignolo.
Per esempio. Avrei degli artisti che vorrei intervistare. Uno di questi è Andre Cadere, artista concettuale francese, che, fino alla sua prematura scomparsa, usava girare per il mondo con un bastone di legno colorato. Allora ho pensato ad un’intervista con la consapevolezza della sua morte ovvero di pensare solo delle domande. Un’intervista fatta di domande e non di risposte. Se inizialmente l’idea non mi sembrava male, alla fine forse potrebbe apparire un po’ troppo concettualoide. Quindi bocciato.
O forse solo rimandato.
Mi stimolava scrivere su un regista. Ma questa volta serve un articolo prettamente di arte quindi non posso. Comunque sarebbe stato un pezzo su Samuel Fuller, uno dei miei registi americani preferiti. “The naked kiss” ha uno degli inizi più geniali della storia del cinema. Ma come detto prima non si può...
Avevo pensato ad un articolo molto aggressivo contro il trend di arte pubblica, public art, site-spefic o come preferite chiamarla. Dopo esserci subiti conferenze, libri, mostre e ogni tipo di manifestazione al riguardo a livello internazionale, il fenomeno arriva anche in Italia. Con la differenza che la maggior parte delle mostre sono ridicole, le conferenze inutili...Forse sarebbe più interessante pensarlo come dialogo con una persona che la pensa esattamente al contrario. Qui è un problema di tempo. Mandare e-mail, pensare delle domande..Impossibile. E già ripensandoci ora, dopo un minuto e 15 secondi o, se volete, una riga dopo, lo trovo un po’ noioso.
A febbraio verrà Vito Acconci a Roma. Se Hannibal (Vito sembra troppo presa per il culo, anche se Hannibal, il suo soprannome, non scherza..) nei due giorni di soggiorno nella capitale trovasse un’oretta di tempo da dedicarmi sarei la persona più felice e preoccupata del mondo. Felice perché mi troverei ad intervistare uno degli artisti che più stimo a livello generale. E’ uno dei pochissimi artisti che dagli anni ’60 a oggi non solo è riuscito a cambiare, ma perfino ad anticipare alcune tematiche ora molto in voga nel mondo dell’arte. Preoccupato perché fare una semplice intervista, pur interessante e godibile, personalmente non mi interessa. Aggiungere la mia ad una lista infinita neanche. Devo trovare l’idea giusta, il modo adatto per renderla unica o almeno particolare. Forse ho in mente qualcosa. Ma non ve lo dico adesso perché non vi voglio togliere il gusto della sorpresa.
Appena tornato a Roma, coinvolto dall’atmosfera natalizia mi sono immerso in una di quelle azioni che, in qualsiasi altro periodo, giorno, ora dell’anno non faresti mai. Ma è natale per l’appunto. E di conseguenza ho dedicato l’intero pomeriggio di lunedì 27 dicembre al riordino della mia libreria. Il come concepire la sistemazione dei propri libri riflette fedelmente il carattere di una persona. Nel mio caso è un mix di razionalità e sconnessione. Se, infatti, decido di partire con la classica divisone tematica (arte, musica, filosofia..) di sapore positivista, ben presto cambio idea. Non so perché ma mi attirava concepire una classificazione geografica. Soluzione affascinante ma piena di insidie. Dopo un inizio promettente i miei buoni propositi vengono frenati dalla riscoperta di due piccoli gioielli.
“Secrets” è un libretto che documenta un lavoro di Douglas Huebler pensato in occasione della mostra “Software” Jewish Museum, NYC, Sep 16-Nov.8, 1970. I visitatori della mostra erano invitati a partecipare alla trasposizione di informazioni da un luogo all’altro seguendo la presente procedura:
1. Scrivere su un foglio di carta un autentico segreto personale mai rivelato prima. Naturalmente senza firmarlo.
2. Inserire il foglio in un box apposito. Completare lo scambio del tuo segreto con quello di un’altra persona richiedendo la fotocopia del foglio della persona precedente.

Nel libro sono riportati fedelmente 1800 “segreti”. Come accade spesso in queste situazioni, la maggior parte dei pensieri sono concentrati sulla sessualità…una valvola di sfogo per ossessioni, morbosità assopite nella nostra quotidianità. Lontano da qualsiasi interpretazione critica mi sono immerso nella lettura:
I live for love. Do you? – I’m 31, not 28 – Richard Nixon IS SECRETELY An EUNOCH – I am god – I know I am a greater artist than those exhibiting here. Remember the name. I hope I will be able to have an exhibit here soon. Sophie Newman 9/22/70 – On Oct 10, 1970 i drpped 2 gms of LSD into the water supplì of NYC – Douglas Huebler has often seemed to me to be a failed poet a failed painter a failed concept “and yet” – i’m staying in new york illegally – i killed a cat at 4 – if one can save 500 Vietnamese by killing 499 Americans it should be done.
L’ingordigia con la quale ho divorato “Secrets” mi ha indotto ad un naturale confronto con la mia seconda riscoperta. “Progetto per un Amleto politico” di Vincenzo Agnetti. 1973.
Due artisti testimoni validi ed esemplari di un tipo di ricerca in voga in quegli anni e così sentitamente vicina grazie al recupero attuale di molte di quelle strategie e di pensieri. Due facce di una stessa medaglia. Entrambe ardite. Con la differenza che i segreti di Huebler possono essere apprezzati anche ad un livello di puro piacere o divertimento. Lascia aperti più spiragli. Agnetti, al contrario, è più radicale. Mette meno filtri. E’ forse meno “artista” e/o artistico. “Se uno di noi usa un linguaggio una disciplina qualsiasi per fare arte presto si troverà costretto ad azzerare, cioè riportare al punto di partenza, la disciplina stessa. Sarà quello il momento di strumentalizzare la disciplina usata fino a cancellarne la struttura…”. Tautologie all’interno di una tautologia più generale. Annullare per ricomporre e di nuovo annullare..
Squilla il citofono. Mi aspettano sotto. Richiudo i libri. Lascio incompleto il mio riordino.
Un po’ come questo stesso articolo. Un viaggio fatto di partenze senza arrivi. Di idee abbozzate e non perseguite a fondo. Ma penso che in questa incompletezza risieda, almeno per questo testo, il suo più profondo e diretto significato.

Creato: sabato 25 dicembre 2004 19.50 Siena
Finito: mercoledì 29 dicembre 2004 19.10 Positano

Luca Lo Pinto