DICIASSETTE INDIZI ALFABETICI SU LOST

Giordano Simoncini & Francesco M.Russo

Lost lo conosce anche chi non lo segue. E se non lo segue può essere per mancanza di mezzi, incoscienza, indisposizione o senso di superiorità. Chi non lo conosce e non lo segue, per altro verso, probabilmente non sta molto addentro il proprio Mondo: gli sfugge la Rete, gli sfuggono gli amici, gli è sfuggita una campagna promozionale particolarmente invasiva. Chi invece lo conosce e lo segue, lo identifica già con un serial, e sa che, in buona sostanza, si tratta di un come-mai-gratuito manipolo di sopravvissuti ad un disastro aereo, in balia di chissà quale destino su di un’isola brulicante di stranezze e bizzarrie. E però, essendocene quattro, di categorie, c’è anche chi lo conosce e lo segue attentamente. È quest’ultima la categoria eletta, capace di intendere quanto Lost non sia il solito scacciapensieri per quegli scemi di americani, bensì qualcosa di più raffinato, un bug nel Sistema della Sempre Più Becera Industria Culturale.

Ciò posto, gli indizi che seguono sono senz’altro diretti a tutti. Anche perché Lost non lo si può diciamocosì fotografare, un click e via, neppure qualora lo si segua attentamente. E sono indizi perché a Lost, semmai, ci si avvicina; ma nel mentre che lo si fa lui muta, e ciò che pareva saldo viene nuovamente smarrito. Ed allora, magari, si ripensa il pensato; per poi perdersi di nuovo, a metà dell’ opera. Indizi, dunque, per capirci qualcosa, per ricomporre frammenti o concludere un percorso – e che una conclusione coincida con la Fine, non è mai scontato.
Madonna. Madonna vergine, protettrice, mediatrice. Madonna mariana, madre sorella. Mesoamericana, giungla, campesinos; ed africana, narcotrafficanti. Ispanica, galera, canotta. Apparire alla Madonna. Farsela apparire. In prima battuta Charlie la nasconde. Quasi un’edicola, quasi un credente. Madonna eroina, per chi crede e per i tossici. Sull’Isola giunge dal cielo; molte volte in statua, molte altre in dosi. Si contiene contenuta dall’Isola. C’è chi lo accetta e non se ne cura. Charlie invece, fu rocker, è il diniego di questa e quell’eroina ad un tempo, nel tempo della morte degli Eroi, buttandole tutte a mare. Difatti, Dio perdona tutti.

Botola. L’Uomo di Scienza e l’Uomo di Fede si contendono la leadership. Per Jack è sufficiente conservare le abilità tecniche essenziali alla sopravvivenza. Per Locke il naufragio è un Nuovo Inizio. Una dimensione mitica, fase evolutiva che emancipa l’uomo dall’animalità della pura sussistenza, diventa necessaria. Tale scopo verrà assolto dalla misteriosa botola che Locke scopre nella giungla, e alla quale si dedica al punto di trascurare lo sgozzamento dei cinghiali. L’apertura della botola condurrà infatti al recupero del comportamento religioso, al cospetto di una techne mai così immanente.

Golding. Lost à Signore delle Mosche. Anche troppo facile; anche no. Tanto che Sawyer in persona ci ride sopra. Non è nella natura la ferinità dei sopravvissuti, ma nei loro trascorsi. Ogni protagonista è il proprio passato, ciascun passato è la testa impalata e maleodorante del proprio possessore. Tutto procede all’inverso: prima della cooperazione c’è stata la diffidenza, dopo di questa la paura. Sawyer teme Sayid, Henry Ana Lucia, Charlie Eko, Eko Yemmi, etc. Non c’è un Signore delle Mosche, lo sono tutti; la signorìa la fa l’esistenza di ognuno. Crescere, avere un passato, sono le cose più orribili nel novero di tutto ciò che pertiene all’ umanità. La violenza è solo un attributo del diventar altro. Diventar altro è la condanna di chiunque ha un presente ed il Terrore del prossimo suo. È la logica che nega la bontà ai dispersi, a noialtri.

Anarchia. L’anarco-socialismo proudhoniano ispira la vita collettiva dell’ Isola. Gli elementi antinomici che scaturiscono dall’agire sociale dei naufraghi cercano un equilibrio. Per Proudhon la competizione era una forza propulsiva. Siamo pur sempre in una produzione USA.
Harvey. Hurley assona guardacaso con Harvey, enorme coniglio immaginario dell’omonimo classico con James Stewart. Ma il link è a chiasmo. È Hurley ad avere un amico immaginario, magari anche Libby lo è. L’amico di Hurley, l’“amante” di Hurley, sono pertanto tracce. Portano all’opzione exit che cortocircuiterebbe l’intero script, all’arma-di-fine-di-mondo, alla Mente. Spauracchio dell’umanità. Il Pubblico di Lost è anch’esso umanità, assieme al resto.

Orgasmo. Chi tromba muore. Come in “Venerdì 13”. Nell’Isola un accoppiamento non può che configurarsi come una disgregante “cospirazione tra pochi” (cfr. Nicola Palumbo).

Capitalismo. Nell’Isola di Proudhon il persistere di dinamiche di mercato non può essere che foriero di laceranti tensioni. A riproporre tali logiche è dunque Sawyer, villaine indiscusso dell’Isola, che fa rivivere il capitalismo attraverso tutti i suoi stadi di sviluppo: dalla marxiana accumulazione originaria a un fordismo (Ford è, appunto, il vero nome di Sawyer) che in ultimo, per resistere al proprio ineluttabile superamento dialettico, è costretto ad appoggiarsi sul monopolio della violenza.

Errore di navigazione. Come europei di minchiate ne abbiamo fatte. Però mai così grandi come quel dannato errore di navigazione. Ed ora, ovunque, l’errore si ripete, propellendosi da sè: Starbucks in Tibet, J.LO From Da Block nei caffè viennesi. Quel che è peggio è che, ad un viennese, di Jenny importa. Così come di Lost a noi. Pertanto, sul fatto che ai World Series americani partecipino solo squadre americane, pur essendo “World”, nulla quaestio. Ogni statunitense è a casa sua nel Mondo.Tutti gli altri, abitando il Mondo, sono americani. Viaggiare non esiste più: qualsivoglia rotta collega gli USA con gli USA. Dove cade un aereo che cade? “Lost” è un lemma che andava bene prima della globalizzazione. Jin e Sun vogliono quindi parlare americano, per comunicare: d’altra parte è l’unica. Ma comunicare, in americano, è iperonimo di sparare. Per l’ennesima volta, la fine del Mondo.

Weapons. L’Uomo non accetta la propria limitatezza di fronte all’inconoscibile. Di fronte all’Altro. Nessun futuro per un fordismo disarmato.
Trequarti. Jack sgrana gli occhi e atteggia il capo a trequarti. Potrebbe essere perché gli hanno detto che il profilo gli rende merito più del frontale. Ciò non toglie che a quell’angolazione volga ogni telescopio. Alla Scienza manca oggi il quadro generale, ma essa non vuole averne bisogno. Fa caso ai dettagli, che sono nelle cose in mezzo, che sono dietro al battiscopa della realtà. Jack guarda a trequarti perché non regge lo sguardo alla Verità; il fatto che poi quella testa storta ti faccia venire voglia di fargli una faccia di schiaffi, segnaliamolo a latere.

Locke. Non è casuale (NULLA sull’ Isola è casuale) l’omonimia tra John Locke e il celebre filosofo inglese. Solo la legge naturale può fondare la convivenza tra uomini liberi, e la prospettiva di una rifondazione della società in senso giusnaturalista gli fa vivere il naufragio come un’occasione di palingenesi. Fede come argine alle tentazioni di nichilismo etico.

Rousseau. Pochi hanno capito che il Contratto roussoviano non è uno. Ve n’è un altro a monte, lasciato implicito, che riguarda la condivisione del metodo con cui si giungerà poi al Contratto. Ciò significa che il presunto autoritarismo di Rousseau è solo un’interpretazione tagliata con l’accetta. Chi non cede al Contratto vota coi piedi. Stessa cosa fa la francese omonima, lupa solitaria senza più Romoli. Questo è il perché della sua mancata integrazione.

Spelling. La Tori Spelling di Lost è Sharon. Giacchè Lost prende le distanze da ogni stereotipo produttivo Spelling, finisce che, volenti o nolenti, si tratta di una cosa nuova. E chi se lo aspettava, Sharon, mentre il buio ti fa sua, dichiarazione d’intenti, manifesto, avanguardia? Lost non è scadente quanto il suo contesto. Scriverci un articolo intorno ci sta tutto.

Droga. Non ho mai potuto sopportare che Dawson fosse più felice di me. Una mia coetanea non ha mai sopportato che gli Spectra fossero più facoltosi di lei. Che un impiegato possa invidiare la vita di alcuni disperati reduci, per l’avere quest’ultima più ritmo della propria, lo si tollera a stento; ma tant’è. Eppure non è la curiosità a fare il successo di un serial. C’entra invece la vita: se assomiglia così tanto alla televisione, o se la televisione assomiglia ad arte ad essa, l’unica differenza superstite è che l’una è più interessante dell’altra. Chi guarda Lost e dice “pensa se succedesse a me” annulla ogni distinzione, aziona lo scambio che svia il divertimento alla dipendenza. La vera droga è carezzare l’illusione che Sawyer baci Kate per conto nostro.

Politically Correct. Purtroppo la composizione razziale del collettivo naufrago non si emancipa granchè dalle tipizzazioni e dai rigidi criteri di proporzionalità consolidatisi nell’Industria Culturale a stelle e strisce. Un nero sconsiderato e cialtrone, ma in fondo di buon cuore, come Michael, è quindi controbilanciato da un’ amabile momma (sposata, per giunta, con un caucasico) e da un elemento enigmatico ed affascinante come Mr. Eko. Stereotipata anche la chica-poliziotto Ana Lucia. Come molti ispanici del cinema americano, è una potenziale bianca di serie B, svantaggiata dalla sua pigmentazione e meritevole di indulgenza anche quando compie azioni violente. Bush, nel frattempo, ha in cantiere un muro ai confini con il Messico, memore dei più recenti ritrovati dell’edilizia popolare sionista. L’iracheno Sayid, tutto sommato uno dei personaggi più positivi, è invece la “questione della colpa” post – Enduring Freedom. Più interessante notare come l’America, metabolizzato il confronto con il mondo arabo, abbia spostato ancora più ad Est le frontiere dell’Alterità. Il sudcoreano Jin è l’unico in tutta l’Isola a non sapere l’americano, e l’adeguamento glottologico di sua moglie Sun costituisce per lui un fattore di crisi. Va da sé che la nazione di provenienza della coppia è stata scelta per esclusione. E le due etnie europee preferite dai cineasti USA, ovvero gli italiani e gli irlandesi? I primi avranno un loro rappresentante solo nella terza serie, i secondi trovano un ideale surrogato identitario in Kate, che, come tutte le irlandesi dell’entertainment americano, è: a) Gnocca, b) Propensa al crimine, c) Con trascorsi familiari travagliatissimi dietro le spalle. Del resto, sull’Isola sono in pochi a non avere trascorsi familiari travagliatissimi.

Nuvola. Nuvola, radice latina nub-, cresce nello stesso campo semantico del matrimonio. Un vestito da sposa è bianco come una nuvola; così i confetti. I fiocchi sull’antenna delle Uno. La purezza che si posa algida finanche su ciò che non la merita. Ma la nuvola di Lost è nera. Cosa essa faccia a chi, al di là di ogni spoiler possibile, è tutto già implicito nella sua natura. La figura della nuvola si presta ad ogni interpretazione: il male che l’Uomo fa all’ecosistema, ovvero anche il male che l’ecosistema ha proprio, senza che l’Uomo in modalità ambientalista se ne avveda, leggasi salvare il nemico. Una nuvola nera è lo spirito tribale grossolanamente inteso dall’antropologia wasp. Una nuvola nera è come l’Africa nera che resta fumosa, come la fine di ogni singolo dannato della terra che non ci sforziamo di considerare. È bene e male. Qualsiasi espediente adopereranno per spiegarcela sarà una delusione.

Zattera. È plausibile lasciare l’Isola con una zattera? Oppure, caduto il velo di Maya postindustriale, gli eccessi di prometeismo appariranno, finalmente, in tutta la loro vanità? L’occhio del Pubblico diventa, per un attimo, l’occhio di Dio.

(01/6)