The Blood Brothers

Giordano Simoncini

“Young Machetes”

(CD, V2, 2006)

Bah, Crimes sì che è stato un disco, lo abbiamo consumato. Questo Machetes qui, invece, sono sbadigli e voglia di un Sarfattiano “rappel à l’ordre”. Diciamocelo: a chi fa della propria musica un inserto di Glamour (la rivista), può accadere tanto di stregare l’universo mondo mediante una fascinazione che, quando la si azzecca, è per l’appunto sinestetica – giacchè la sola musica non basta più a nessuno –, quanto anche, ahimè, di irritare malamente e talvolta in via definitiva. L’intero insieme del post-punk transnazionale degli ultimi tempi è poi particolarmente falcidiato da quest’ultimo, gravissimo morbo. Ragion per cui, quali sono le critiche da fare a Young Machetes: a) che non va bene al pubblico screamo che ci capisce, dal momento che ha perso tutto in impeto e si crogiola in una medietà di toni che vorrebbe essere dotta ed invece è scassapalle; b) che non va bene al pubblico indie più aperto, perché sulla mensola della cameretta non gli si riesce a trovare una collocazione logica, rimane in giro per casa come un qualsiasi Landing On Water di Neil Young, che non lo si ascolta mai ma è un peccato buttarlo perché fa discografia. Le tracce sono troppo lunghe e capziosamente articolate; il songwriting pecca di composizionismo; l’ esito è che quelle stesse urla da primati, ad ogni modo drasticamente disciplinate, non trasmettono più l’inquietudine ed il brivido di un tempo. Ergo, chiusura, tornerò con gioia ai premiati fratelli solo quando si degneranno di spogliarsi di ogni arty-corteccia acquisita, per riscoprirsi gli animali disturbati ed assatanati che erano da principio.

(Giordano Simoncini)