Joanna Newsom

Francesco Farabegoli

“Ys”

(CD, Drag City / Wide, 2006)

Joanna Newsom, arpista giovanissima e fascinosa che a vent’anni se ne uscì con un disco ai limiti del capolavoro fatto di innocenza sbarazzina e di voci schizzate da bambina (roba che l’ha messa nella non invidiabile posizione di alfiere del folk post-Banhart), è cresciuta. YS, il disco più atteso dell’anno a sentire qualcuno, suona come una versione AOR iperarrangiata di The Milk-Eyed Mender, stracarica di archi e benedetta dall’operato di gente tipo Steve Albini, Jim O’Rourke, financo Smog e Van Dyke Parks. Composto di cinque pezzi dalla durata spropositata estremamente pretenziosi e di sfuggente impatto prog, si libera completamente della leggerezza del tocco e della delicatezza delle canzoni (più o meno) improvvisate che facevano suonare alla grande il disco precedente. Tutto quel che rimane è una Only Skin, una specie di pretenziosa Stairway to Heaven del weird folk lunga quindici minuti… abbastanza per fare gasare i fan del “post rock” alla GSYBE o i talebani dell’evoluzione ad ogni costo, una razza che sta invadendo il mondo e prendendosi tutto a nostro scapito. E infatti lo stesso YS non è salutato come capolavoro assoluto da tutti gli organi specializzati del settore? Tappiamoci le orecchie, finchè siamo in tempo.

(Francesco Farabegoli)