Daughters

Francesco de Figueiredo

“Hell Songs”

(CD, Hydra Head / Goodfellas, 2006)

Ecco qui il secondo lavoro dei Daughters, che a differenza del primo “Canada Song” suona molto meno grind, fino a qui nulla di così spiazzante, si sa’ come vanno le cose. La cosa che colpisce però è che gli stilemi del genere sono comunque presenti, ma una volta triturati e ricomposti nelle modalità “post” più tecniche, assumono un aspetto meno inquietante, tuttavia poderoso, energico, brutale. Volendo si potrebbero chiamare in causa la Amphetamine Reptile, i Birthday Party, e con ingenuità anche i Dillinger Escape Plan del primo periodo. Ma comunque e in ogni caso non si riuscirebbe a trovare questa fruibilità, almeno non dovendo poi discutere sulla coerenza di tale semplicità di ascolto. “Hell Songs” può suonare orecchiabile anche ai non avezzi, è ‘indie’ anche non essendolo. Probabilmente i complici maggiori di questo sono la voce - non più disgregata in urla - e la produzione pulita, secchissima, puntuale. Rimane poi la fascinazione per i movimenti, le strutture scomposte, gli strepitii in acido delle chiatrre, i riff granitici, le ritmiche nervose. Questo disco fila liscio come l’olio, scorre giù che è una meraviglia, ventitre minuti che passano senza stordire. Poi però dopo gli elogi passiamo alle domande spinose: Ma ci voleva cosi poco? E soprattutto, ci dobbiamo preoccupare di uno sdoganamento paraculo? Arty? mmm...

(Francesco de Figueiredo)