FOUND FOOTAGE

Piero Pala

Taglia e cuci negli audiovisivi

Chi ha dimestichezza e familiarità con le proiezioni di cinema e talvolta sciaguratamente si imbatte in una programmazione di film indipendenti (che sovente sono fuori concorso nei festival cinematografici) avrà probabilmente notato con una certa insistenza la terminologia Found Footage (pellicola trovata).

Termine di derivazione surrealista che ha un antecedente nel l’object trouvé con il quale si designano i film realizzati attraverso del materiale preesistente di diversa provenienza, sia in pellicola sia in video, principalmente di fiction ma anche materiali di documentazione varia rielaborati seguendo differenti tecniche e presupposti formali per raggiungere i più disparati obiettivi artistici. Il cineasta si appropria dei lavori audiovisivi altrui modificandone il loro originario statuto e la logica formale giustapponendo i differenti o meno film/documenti recuperati.

L’autore avrà cura di scegliere accuratamente i fotogrammi, una sequenza specifica o l’intero materiale filmico per riscrivere e ricreare ex-novo un senso, un inaspettato significato e per fornire una ulteriore chiave di lettura al materiale cinematografico preesistente. Pratica ecologica quindi di prelevamento e recupero, strategia economica e anche strumento dichiaratamente critico se non in alcuni casi politico.

Se si escludono i film di compilazione di Adrian Brunel, Esfir Schub, Henri Storck, Trois Chants sur Lenin di Dziga Vertov, e Le cinema au service de l’Histoire di Germaine Dulac l’artista che inaugurò il filone del F.F. e che condivise alcuni atteggiamenti dei surrealisti fu Joseph Cornell.
Cornell a partire da East of Borneo (1931) aveva realizzato un nuovo film Rose Hobart (1936-39) in cui attraverso un rimontaggio singolare “ha eliminato gran parte del contesto narrativo dell’originale per concentrarsi sui gesti e sulle azioni di Rose Hobart (la star del film originale)”(Paul Adams Sitney “L‘avanguardia cinematografica americana“ pubblicato in New American Cinema a cura di Adriano Aprà in occasione del catalogo del 4° Festival Internazionale di Cinema Giovani).
Il Lettrismo partendo da un radicalismo poetico, deve il suo nome alla volontà di distruggere la frase a vantaggio della lettera, ha sovvertito le strutture fonetiche,sintattiche e semantiche della lingua. Uno dei principi essenziali consiste, nella decomposizione degli elementi, per liberare i materiali dal loro flusso, rendendoli indipendenti dalle loro funzioni espressive e cercando altrove una loro potenzialità.
Trasposto al cinema questo programma destruttura il naturalismo dei cinema rendendo il suono autonomo dal rapporto con l‘immagine decomponendo l‘insieme degli elementi visuali che subiscono un trattamento secondario rispetto all’uso strategico della colonna sonora (costituita spesso da poemi lettristi, dichiarazioni di natura politica, frasi di circostanza…) e comunque riveste un’importanza l’impiego di differenti testi, che riproducevano i volantini programmatici dei lettristi, utilizzati nei film come didascalie.
Isidore Isou e Maurice Lemaî tre (rispettivamente il fondatore e il più attivo e stretto collaboratore) hanno sviluppato, in seguito anche su ipotesi divergenti tra loro, un corpus di lavori (Traité de bave et d’èternité (1951) e Amos (1953) di Isou, Le Film est déjà commencé? (1951) Le soulèvement de la jeunesse, Mai 68 (1968) e The Song og Rio Jim (1978) Caméra ! Moteur ! Action ! Coupez ! (1979) di Lemaî tre) dove l’uso della discrepanza del cisellamento e del riciclaggio preludono alla nascita di tante pratiche alternative (comportamentali ed artistiche) che si andranno ad opporre negli anni 60’ alle culture dominanti.
Sempre da Oltralpe due fratelli italiani, Silvio e Vittorio Loffredo, tra il 1952 e il ‘62 realizzarono in 8mm la serie di film-collage denominata Le Court Bouillon.

La serie è costituita da differenti materiali (spot pubblicitari, film soft-core, disegni animati) acquistati al mercato delle pulci.
Bruce Conner fu tra i primi a riconoscere nella tecnica del F.F la valenza di strumento per la critica della società americana e la gran parte della sua opera è costituita da estratti e materiali di sotto generi massmediatici, spot pubblicitari televisivi, cinegiornali e film di serie B.
A Movie (1958) combina estratti televisivi (che documentano cataclismi, esplosioni ) con spezzoni di film mainstream che il polivalente artista californiano ha montato con la tecnica del collage.
Raphael Montanez Ortiz artista messicano (che aderì al progetto DIAS aka Destruction in Art Symposium, Londra 1966) si è da subito distinto con Cowboy and Indian Film (1958) per la rivincita esistenziale dei Nativi sul genere Western, il film è praticamente montato arbitrariamente dall’originale Winchester 73 di Anthone Mann. Dopo aver sovvertito e rovesciato lo statuto di artefatto, del genere americano per eccellenza, Ortiz realizza Newsreel (1958) riciclando e fratturando delle notizie provenienti dai telegiornali (indelebile la sequenza in cui il Papa benedice un fungo atomico).

Le premesse con cui ha agito Ortiz sono principalmente ritualistiche oltre che di natura politica; infatti per la realizzazione di questi lavori dapprima tagliò le pellicole originali con il tomahawk (ascia di guerra), poi mise i frammenti in una busta medica e la scosse durante l’esecuzione di un tipico canto da guerra della sua etnia Yaqui, ed infine quando il diavolo fu cacciato tirò fuori in modo aleatorio i suddetti frammenti unendoli senza rispettarne la loro integrità audiovisiva e coerenza narrativa.

Un film apripista di molte avventure filmiche nasce dalla collaborazione di Gianfranco Barruchello e Alberto Grifi: La Verifica Incerta 1964-65 è un lavoro esemplare di F.F. acclamato dall’Intellighenzia avant-garde.
Un straordinario filmmaker che si è contraddistinto con questa pratica di riciclaggio è Ken Jacobs: il suo Tom Tom the piper’s son (1969-71) è un lavoro sul supporto cinematografico, un film sulla grana, sul farfallio, sul fotogramma, sull’emulsione fotochimica, che Jacobs ha elaborato dall’omonimo ed originale film girato da Billy Bitzer nel 1905.
Il viennese Martin Arnold ha costruito una stampante ottica, per analizzare il movimento e l’azione reale, principalmente di film prodotti ad Hollywood, con l’intento di rivelare i cliché e le implicazioni (sessuali, aggressive…) sotterranee che divengono invisibili nella semplice simulazione del movimento reale.
Arnold realizza Piece Touchée (1989) Passage a l’acte (1993) Alone. Life Wastes Andy Hardy (1998) decostruendo l’integrità di alcuni inconsistenti film hollywoodiani ed in cui la ripetizione, l’irregolarità, l’esitazione di alcune inquadrature o piani spingono il cineasta ad affermare “ Le mie ripetitive trasformazioni incidono sul testo filmico di base come il virus HIV incide sul sistema immunitario del corpo”.
Anche Home Stories (1991) di Matthias Muller passa in rassegna i cliché delle star di Hollywood mentre You Can’t Keep A Good Snake Down (2000) di Moira Tierney e Masha Godovannaya ha un cast che comprende tra glia altri Maria Montez e Jackie Chan: quest’ultimo film ha scatenato l’humus pagano del capoluogo partenopeo alla scorsa edizione del Indipenent Film Show suscitando un orgia collettiva di complicità e di entusiasmo generale tra il pubblico. Composto prevalentemente da film non conclusi e depositati al Anthology Film Archive di N.Y., Et le Cochon Fut Né (And the Pig Was Born)(2000) di Jiulis Ziz affronta una sintesi poetica del XX sec. Le metafore visive dispiegate sottintendono un urgenza vigile e critica memore di un impegno sociale ed in questo film quello che passa davanti ai nostri occhi è un flusso di frammenti estrapolati dal loro contesto e montati per analogia o contrasto al fine di riconsiderare la memoria visiva del cinema il migliore strumento poetico dei giorni odierni.
Un cinema a sua volta progenitrice di pensiero, che rifiuta di intrattenere e distrarre l’individuo e implacabile affonda la sua critica nell’orizzonte culturale dominante, e quello praticato da Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi i quali arrivano a riscrivere la sintassi dei trofei di guerra, di viaggio e d’igiene corporale, documentati da Luca Comerio, unico operatore del regime fascista, e apre lo scottante dibattito sull’entropia delle società moderne, sul naufragio della realtà fisica e dell’impegno etico dai valori umani. Questa singolare coppia di artisti, negli anni ‘80 acquisisce la collezione di Comerio, che conteneva tra gli altri reperti cinematografici i lavori dell’operatore Paolo Granata, l’operatore per l’Italia settentrionale dell’Istituto Luce fascista, che girò alcuni documenti di carattere propagandistico su differenti temi che andavano a celebrare le attività e operazioni perseguite dal regime fascista in tutta la penisola italiana e in gran parte delle colonie o degli avamposti extranazionali a cui mirò questa dittatura. Altri film o video che furono composti a partire da materiale preesistente sono quelli realizzati da Len Lye, Guy Debord, Wolf Vostell, René Viénet, Gianni Emilio Simonetti, Cécile Fontaine, Jurgen Reble, Gustaf Deutsch, Peter Tscherkassky, Thomas Draschan, dai gruppi Schmelzdahin e Metamkine, …..e naturalmente anche da Stan Brakhage.
Maurice Lemaî tre, Raphael Montanez Ortiz, Ken Jacobs, Martin Arnold, Matthias Muller, Jurgen Reble, Len Lye, Peter Tscherkassky sono distribuiti da: artemistudio@yahoo.it

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