Labels Unlimited: ROUGH TRADE

Valerio Mannucci

Rob Young

(Libro / Catalogo, Black Dog Publishing, 2006)

L’autore di questa collana, Rob Young - critico, curatore e giornalista musicale inglese - si è proposto un’opera titanica. L’idea è quella di proporre, attraverso una serie di pubblicazioni monografiche, la storia di alcune delle più importanti etichette musicali indipendenti degli ultimi 30 anni circa. Questa seconda uscita è dedicata alla mitica Rough Trade e segue la precedente sulla Warp. Divisa in circa dodici capitoli/sezioni, è un campionario di immagini ed informazioni davvero incredibile. Il bello è che non si tratta né di un catalogo, nel senso stretto del termine, né di un libro, nel senso comune del termine. E’, di fatto, una monografia divisa in capitoli con una consequenzialità logica e storica piuttosto determinata (quasi fosse un libro), ma intramezzati da inserti d’epoca, documenti originali, approfondimenti, highlights e da una notevole quantità di immagini. A tutto questo si aggiunge lo stile critico e lettereario di Rob Young, uno dei più interessanti personaggi della ‘critica musicale’ inglese degli ultimi anni (tra l’altro Editor-at-Large della nota ed autorevolissima rivista ‘The Wire’). Di fatto non vuole essere un saggio quanto piuttosto una specie di film-documentario cartaceo. Al momento è disponibile solo nell’edizione inglese (molto bella) della Black Dog Publishing, ma anche i meno anglofoni secondo me non farebbero male a sfogliarlo. Una pubblicazione di valore prima e dopo ogni discorso sui contenuti che, comunque, sono di importanti per la comprensione di alcune dinamiche storiche e musicali relativamente recenti. Insomma, leggetelo così magari vi fate pure un’idea più chiara sul perché la Rough Trade - che vent’anni fa pubblicava gente come Arthur Russell, The Smiths, Scritti Politti e Robert Wyatt - oggi si ritrova tra le mani, come punte di diamante, Strokes, Libertines e Babyshambles.

(Valerio Mannucci)