Folk Archive. Contemporary Popular Art from the UK

Francesco Ventrella

di Jeremy Deller e Alan Kane

(Libro, Book Works)

A dicembre si potrebbe andare a Gratham a vedere la Danza delle spade, oppure ad Allendale nel Northumberland a seguire la Cerimonia del barile… Il libro che non chiude, ma rappresenta il giro di boa del progetto di Jeremy Deller sull’arte contemporanea popolare nel Regno Unito potrebbe essere una comoda agenda per gli estimatori di sagre e festival di provincia. Ancora, seguendo il saggio conclusivo di Jeremy Millar dal titolo “Poeti degli affari propri”, la questione di questa ricerca viene ricondotta alla polemica, tutta britannica, a proposito dei luoghi di presentazione, catalogazione e ricerca per l’arte folk. “Ma se un idraulico aggiusta i tubi e un muratore fa i muri, che vuol dire che un artista fa arte?” si chiede Millar parlando di arte e “saper fare”. Racconta, poi di quanto il professor Don Paterson si sia irritato di fronte a tutti quelli che definivano poesie quegli scritti in memoria della principessa Diana “Gli artisti per hobby … non credo che debbano esibire alla Tate Britain”, pare che abbia detto. Chissà cosa ha pensato, quando e se ha saputo che “Introduction to Folk Artchive” è stato inserito in una mostra collettiva dal titolo “Intelligence” nel 2000 allestita proprio alla Tate Britain. Ciò che unisce i lavori raccolti in questo libro è che “sono tutti fatti da individui che non si considerano principalmente degli artisti” e che celebrano la creatività briitannica. L’avverbio “principalmente” gioca un ruolo non poco importante in questo caso… “Folk Archive” è innanzitutto una ricerca (www.folkarchive.co.uk), un grande archivio dell’arte popolare in continua costruzione. Ma in un certo senso è anche un progetto di critica istituzionale, nei termini entro i quali si rivolge e critica le cosiddette community based art practices (come negare che il Campionato mondiale di smorfie di Egremont in Cumbria non lo sia?), senza presupporre alcuna idea di comunità, cosa che invece quei progetti, e gli obblighi dei grants e dei finanziamenti pubblici possono fare. Ciò che costruisce una comunità è, a livello più basso, la capacità di saper scambiare e condividere delle storie (leggende, racconti, miti, abitudini quotidiane…). “Folk Archive” è solo una grande Odissea di questi racconti che sbeffeggia l’idea di artista socialmente impegnato, recuperando metodologicamente quel ruolo dell’artista etnografo di Hal Foster (1996): in questo caso il progetto è svuotato dall’operosità statistica di “Homes for America” di Dan Graham (1966-67) o dello sforzo melanconico di fotografare ogni essere vivente di Douglas Huebler (anni Settanta). Jeremy Deller, con l’aiuto Alan Kane (storico e sociologo), continua la sua indagine storica e lavora sulle strategie per dare visibilità a ciò che le dinamiche di inclusione ed esclusione della Storia possono obliterare: le responsabilità della polizia nella “Battaglia di Orgreave” del 1984 (2001) nella storia della politica tatcheriana e ora la questione della non arte, dell’arte popolare, della pittura della domenica nella storia dei Musei, in un paese che ha fatto del museo il testo delle grandi narrazioni nazionali.

(Francesco Ventrella)