(CONNECTING) THE WORLD IS ALL THAT IS BEING COMMUNICATED

Leandro Pisano

Comunicazione, commutazione di flussi di informazioni tra individui ed entità altre. Esplorazione delle possibilità creative offerte dai nuovi contesti ambientali nell’epoca delle reti. Una babele di informazioni, codici e media nella quale ipotizzare percorsi, letture e visioni attraverso la manipolazione di suoni, informazioni web, videogiochi, realtà virtuale. Ecosistemi di dati, micro/macro mondi e reti politiche, economiche, fisiche, urbane. Yukiko Shikata è tra le figure di maggiore rilevanza nell’ambito della critica estetica legata ai nuovi media in ambito internazionale. Già impegnata in importanti progetti presso il Mori Art Museum di Tokyo ed il Canon ARTLAB, attualmente è curatrice all’NTT InterCommunication Center di Tokyo ed ha lavorato, tra gli altri, con Rafael Lozano-Hemmer, Christian Moeller e Mischa Kuball. Ha curato “Connecting Worlds”, evento che ha recentemente segnato la riapertura delle attività dell’NTT InterCommunication Center.

Qual’è il significato del termine “connessione” nell’universo contemporaneo? Quale la relazione tra il concetto di connessione e i diversi media?

Y: Specialmente da qualche anno, i fenomeni che stanno avvenendo nell’ambito del web e delle tecnologie di rete stanno aprendo nuovi scenari che permettono alle persone di avere rapporti e connessioni con i dati in maniere differenti. Il sistema connette le persone ed è talvolta connesso con la memoria e le esperienze delle persone stesse. Questo è un aspetto da tenere debitamente in considerazione e su di esso si deve riflettere. Ci si connette non solo utilizzando internet, ma per esempio anche la telefonia cellulare: dappertutto, dovunque siamo, siamo parte di una connessione wireless ad ogni tipo di informazione. E’ un aspetto che ormai riguarda l’identità degli individui. Riflettere su questo significa cercare anche di capire gli effetti della connessione: forse significa isolamento, forse perdere il senso reale delle cose, forse essere ossessionati dalla necessità di essere connessi.
La connessione avviene tra persone, tra persone e macchine, tra persone e dati, tra persone e vari tipi di oggetti: ci sono diversi tipi di connessione, dunque, che definiscono le informazioni e la nostra identità. Si può essere connessi in maniera attiva ed in maniera passiva, intenzionalmente o non: può essere divertente, ma anche spaventoso. E’ il nostro mondo e dobbiamo affrontare questo nuovo rapporto complesso che riguarda gli individui, la connessione e l’identità.

Pensi che sia possible ancora parlare di nuovi media, o forse i nuovi media non sono più tali?

Y: Non mi piace definire i media come nuovi o vecchi. E’ una separazione che non appartiene a questo concetto. Spesso si tende a separare ciò che sembra nuovo da ciò che viene percepito come consueto, ma tutto ciò può a volte essere fuorviante. Io credo che, nella fattispecie, le arti legate ai media possono essere interpretate come un’attitudine, un approccio. Pertanto, in questo senso dobbiamo pensare ad ogni medium come una sfera a sé stante. Non ha senso definirlo come nuovo o vecchio. La fotografia, il cinema, internet: ogni medium va letto ed interpretato con un proprio significato, anche se si evolvono le modalità di fruizione.
Si può pensare alla fotografia ed alle sue nuove possibilità di fruizione, per esempio attraverso i telefoni cellulari, ma la consapevolezza della specificità di ogni singolo medium deve rimanere in ogni caso un punto fermo. L’artista, invece, ha la libertà completa di servirsi dei media e combinarli tra loro come meglio crede. Ma questo è un altro discorso.
Il Giappone è probabilmente il paese a maggior tasso di tecnologizzazione nel mondo. Cosa pensi dell’impatto sociale delle tecnologie sulla vita di ogni giorno, sulle persone ed i loro rapporti?

Y: In Giappone abbiamo un vero e proprio sistema basato sulle tecnologie e sugli oggetti tecnologici. E’ una vera e propria mania, una malattia tecnologica. Le persone attendono con impazienza di possedere le primizie tecnologiche, amano tutto ciò che di minuscolo la tecnologia produce. Certo, tutto ciò non può non innescare una serie di riflessioni che coinvolgono la sfera socio-politica.
Da noi non c’è una distinzione netta tra i concetti di soggettività e oggettività, come avviene in Europa. Le persone tendono ad alterare questa distinzione, considerando per esempio il proprio telefono cellulare come una sorta di parte di se stessi necessaria per essere costantemente connessi al mondo esterno e per avere rapporti con gli altri. La tecnologia consuma ed assorbe le persone, a partire dai dispositivi piccoli e portatili.

Quali sono gli artisti e le tendenze che segui con più interesse nel panorama contemporaneo, nell’ambito dell’esplorazione estetica dei nuovi media?

Y: Dovrei nominare sicuramente, prima di tutti, gli Exonemo. Lavoro con Kensuke Sembo e Yae Akaiwa dal 1999. Mi piace molto il loro modo di espandere continuamente la ricerca estetica, l’idea di combinare diversi e sempre nuovi elementi. L’universo della comunicazione diventa oggetto di ricerca estetica nella loro personale visione, scevra di tutto ciò che è materiale.

Quali sono stati i progetti legati alle arti tecnologiche che pensi abbiano avuto grande influenza e che valga la pena ricordare come momenti fondanti dell’estetica contemporanea dei nuovi media?

Y: Vanno ricordati anzitutto alcuni progetti concernenti la ricerca robotica, soprattutto quella sviluppata in Germania, che si fondano su un approccio socio-politico interessante. Si tratta di esperimenti nel campo della ricerca, che però assumono importanza particolare intersecandosi con progetti interattivi pubblici, basati sulla creazione di un sistema per l’interazione delle persone tra di loro, in una città o attraverso la creazione di un ambiente esterno, dove ognuno è libero di scoprire un nuovo modo di interagire con gli altri. Questo tipo di progetti apre alle persone la possibilità di creare una nuova memoria, nuove esperienze. Credo che questo sia un aspetto molto importante. Voglio citare a tal proposito una serie di progetti presentati al DEAF di Rotterdam, al quale ho partecipato a partire dal 1995, che testimoniano della capacità di ricerca estetica sviluppata nell’ambito di realtà indipendenti, ma di notevole spessore.

Cosa pensi delle nuove tendenze legate ad arti e tecnologie in Giappone? Mi riferisco in particolare agli sviluppi legati alle piattaforme alternative rispetto al pc ed alle interfacce come telefoni cellulari, dreamcast, playstation, ecc.

Y: Credo sia molto interessante quello che hanno cominciato a fare artisti come Exonemo o Sine Wave Orchestra, capaci di incontrarsi, confrontarsi e creare un modo nuovo ed aperto di utilizzare diversi dispositivi elettronici, per esempio durante eventi live. Ma ci sono anche altre community di artisti software che lavorano in tal senso e che organizzano a Tokyo attività live certamente interessanti. C’è gran fermento e credo si possa parlare di una vera e propria scena emergente, composta da artisti ma anche studenti.

L’NTT InterCommunicationCenter di Tokyo è stato costretto a spostare la propria area per le mostre in un edificio molto più piccolo all’interno del Tokyo Opera City building, perdendo anche metà del proprio budget. Qual’è il tuo pensiero in merito? Hai un’idea degli sviluppi futuri concernenti le attività dell’ICC?

Y: L’ICC ha riaperto i battenti da qualche mese, per la precisione a giugno. Dopo la ripresa delle attività, abbiamo concordato un piano con i responsabili del NTT East (società giapponese che opera principalmente nel settore delle telecomunicazioni ndr), che sponsorizza le attività dell’ICC. Per fortuna le cose non dovrebbero cambiare molto rispetto al passato e dovremmo conservare un buon budget per sviluppare progetti ed attività. Dal 1997, quando l’ICC ha aperto, abbiamo supportato la produzione estetica legata all’alta tecnologia e alle arti interattive. Vogliamo continuare in questo tipo di discorso, stimolando e favorendo le produzioni, perché le arti legate ai media sono presenti oggi più che mai nella la vita di ogni giorno. Ognuno può farlo. Chi ha nuove idee, ha la possibilità concreta di produrre qualcosa di interessante, guardando a quello che è stato fatto in passato ed incontrando persone che possono costituire riferimento e stimolo. Vogliamo rappresentare uno spazio dove la gente può divertirsi, studiare ed incontrarsi.