UNA GIORNATA PARTICOLARE

Pietronirorossi

Si sa che Roma nasconde piccoli e grandi tesori. L’archeologia continua a regalarcene frammenti, ma quelli a cui qui ci si riferisce appartengono ad un altro tipo di patrimonio: sono da ricercare in quel serbatoio di cultura, costume e in un certo senso spiritualità underground attraverso cui si compone il mosaico di tutte le grandi città del mondo, più o meno espressamente.

Tessere di vario spessore, dimensioni, forma e colori che tracciano le linee del disegno, formando una composizione decorativa che gioca con la trasgressione. Un’icona, questa, che a Roma si è sempre mossa nell’ombra. Troppo difficile superare l’incommensurabile potenza della Chiesa cristiana cattolica che pervade la città con il suo senso di colpa e di pena. Ma stavolta non ci sono pellegrinaggi ad espiazione della colpa. Piuttosto una ricerca del piacere e dei suoi confini. In un certo senso una forma di ritorno al paganesimo dell’antica Roma versione XXI secolo.
Che cosa rappresenta questo ritorno al piacere inteso nel senso pagano del termine? quali sono i luoghi deputati e chi ne sono i protagonisti?
Altro non è che una via di fuga dal sistema di regole che di default inquadra le nostre vite, un tentativo di deregolamentazione della norma attraverso l’introduzione di esperienze ai limiti del grottesco e dell’assurdo e, diciamolo, del decadente. Un reset empirico.
E la possibilità gli viene offerta da chi non sceglie di parteciparvi a latere, ma ne trae il suo stesso sostentamento. Un universo di personaggi felliniani che si divertono a giocare con le proprie trasgressioni sessuali esagerando con le dosi consigliate e le modalità d’uso ed invitando lo spettatore-attore a seguirlo nelle proprie perversioni alla ricerca di quel piacere estremo che va al di là di ogni immaginazione.

Il pubblico in platea per il quale i protagonisti della scena si esibiscono è gente comune ma che in certi momenti della vita, spinta da stimoli e desideri più o meno inconsci, irrefrenabili o anche solo per curiosità, sceglie di ‘indossare un altro vestito ’ realizzando così una temporanea appartenenza ad un universo ‘altro’ e accettando il carattere straordinario dell’esperienza, senza imbarazzo.
E’ proprio il caso di dire “cambiare vestito” perché degno di nota è l’abbigliamento preposto alla frequentazione di questi locali. Abbigliamento sadomaso, tacchi alti, museruole, collari, guinzagli, borchie, bustini, reggicalze, e tutto ciò che può essere frutto della fantasia perversa di un essere umano.

I luoghi di spettacolo e di incontro sono caratterizzati da ambienti completamente bui e cupi dove gli unici bagliori di luce sono le fiammelle delle candele disseminate qua e là, candele che per uso improprio diminuiscono di numero con l’andare avanti della serata.
Alla condivisione di piaceri sono deputate piccole stanze private chiamate ‘dark room’, dove ogni forma di consumo è principe.
Descriviamo meglio questi luoghi, anzi illustriamo una giornata tipo da trascorrere frequentandone qualcuno. Zona Porta Maggiore. Punto di partenza la Trattoria nei dintorni di Viale Manzoni. Un ristoro gastronomico da non perdere per nulla al mondo, dove si trova esattamente il contrario di ciò che ci si aspetta: la cucina eccelle e i clienti sembrano usciti dalle commedie dell’assurdo di Alfred Jarry. Personaggi in cerca d’autore che godono di un eros improbabile. Anziani transessuali che accettano corteggiamenti di extracomunitari ubriachi, vecchietti che si eccitano guardando tette di prostitute troppo in là con l’età per suscitare ancora pensieri sessuali.
E in questa babilonia il passante di turno si trova a condividere piaceri culinari tra lo stupore e l’incredulità. Il tutto condito con un arredamento che si definisce a stento tale. E un bagno che non avrebbe eguali neanche nel più trash dei racconti.

Dopo questa affascinante e intensa avventura una passeggiata distensiva è d’uopo per metabolizzare il pranzo. Destinazione è piazza Vittorio, sempre nel quartiere Esquilino, ricco di testimonianze della diversità (anche in virtù del suo carattere di agglomerato urbano multietnico) e che per tale motivo catalizza il resto della giornata. Ma la notte regala intense sorprese.

Non perdendo di vista il leitmotiv della nostra giornata infatti facciamo un salto notturno da Frutta e Verdura, uno storico locale dell’underground trash romano, dove ancora più forte e concreto è il concetto di mescolanza di generi. Periferia suburbana e cultura si incontrano in un ambiente che costituisce di per sè una rappresentazione teatrale. Fornisce una protezione a chi non riesce a trovare la propria collocazione sociale e rappresenta una fucina di idee per chi è alla ricerca di spettacolo.
Siamo nell’anticamera della vera trasgressione, del piacere che raggiunge il suo apice nel locale di piazza Re di Roma, il Gender, gestito da Klaus, personaggio eclettico molto conosciuto in questi ambienti. Il Gender è un locale approssimativo, molto piccolo e buio. Potrebbe essere definito segreto invece è molto frequentato da tutti coloro che sono alla ricerca di forti emozioni e di piacere estremo, in particolare da liberi professionisti annoiati dall’edonismo comune.
Un bancone da bar, un frigo da cucina, un palchetto per spettacoli. Sono spettacoli trans di esasperazione umana: corpi nudi usati come oggetti sui quali si interviene nei modi più disparati, ai limiti dell’inverosimile, lap dance di transessuali senza denti il cui fine dovrebbe essere l’ eccitazione sessuale ma finisce per essere soprattutto una perversione mentale di chi assiste. Chiude la descrizione una minuscola dark room a pagamento in cui il piacere arriva al suo stadio finale.
Ma al contrario del piacere la serata non è ancora arrivata all’ultimo stadio. Ci attende ancora l’Olimpia, una specie di albergo in zona tuscolana inoltrata, regno esclusivo del voyeurismo, in cui si accede solo attraverso conoscenze e passa parola, e sempre accompagnati da donne.
L’entrata è a pagamento. Si paga per essere passivi e per respirare sesso da ogni poro.
In un corridoio un susseguirsi di porte con oblò permettono di osservare in diretta ciò che succede nelle stanze. Azioni sessuali pesanti, scene da video porno, da cui si trae una forte carica erotica.
A livello di aggressività e violenza.
Il sub piacere dei luoghi precedenti, legato a condizioni estreme di sesso, si trasforma in piacere vero e proprio nel tempio della fisicità in cui grande è la tentazione di partecipare alla festa pagana che viene offerta. Tentazione che può divenire realtà previa una dose di coraggio e una sicurezza tali da accettare lo scambio sessuale tra partner.
Fresco è il ricordo di alcune scene dell’ultimo film di Kubrick ‘Eyes wide shut’, in cui il protagonista si trova catapultato in un’esperienza simile.
Nel nostro caso Tom Cruise sono persone che gravitano sempre attorno al mondo dello spettacolo, la cui partecipazione a questo tipo di danza rappresenta un mettersi a confronto e una terapia di liberazione sessuale in pubblico.

La nostra passeggiata archeologica nell’underground della trasgressione pubblica romana sta per terminare ma un altro club molto noto, uno dei primi in città, merita di essere nominato: il Degrado, il ‘nonno’ del Gender. E da mirabile antenato si comporta, ospitando situazioni già conosciute elevate al quadrato. Ma ne parleremo meglio la prossima volta.
Il fatto è che di queste rette parallele che corrono alla ricerca di una eccitazione erotica che nutre soprattutto la perversione mentale e poi, ma solo in secondo piano, quella fisica, sembra ce ne siano poche; in realtà sono solo celate sotto un’uniformità generale che rende tutto molto scontato e lineare. Senza chiamare in causa la morale. Chi non ha mai provato attrazione per l’idea, almeno una volta, scagli la prima pietra.

(01/4)