UOMINI E JET

Originalmente scritto da Vladimir Zeorgiev. Traduz

Romanzo a puntate.

Presentiamo qui il terzo episodio dell’avventurosa saga per grandi e piccini che vede come protagonista Wolfengard Nasum StarTac 50, paladino della ghiaia. Nelle puntate precedenti lo vediamo partire a bordo del suo Jet alla volta di un’avventura alla ricerca di un tesoro. Unica guida, una mappa ritrovata sulla schiena del figlio sordo, muto e imbecille, a sua volta ritrovato in una locanda. Poi succedono delle altre cose, che adesso non le riscrivo perchè ieri ho fatto un pò baldoria, eh, e mi fanno male i ginocchi. Ma voi, moderni e temerari lettori, se ardite visitare il sito Internet di questo periodico potrete scaricare tutte le puntate precedenti. Si! Anche se adesso siete alla Toilette, perchè tanto ci avete tutti quei bibì e bobò Wireless, e non dite di no!

Il Jet veleggiava alla cappa ormai da parecchie ore, la rotta impostata verso un generico punto a Ovest. La destinazione in questo momento era l’ultima cose che poteva preoccupare Wolfengard Nasum StarTac 50. Accigliato, tenendo d’occhio i movimenti della ciurma, fece mentalmente un elenco delle cosa da risolvere se si voleva aver salva la vita. Innanzitutto, i viveri cominciavano a scarseggiare in maniera davvero preoccupante. La riserva, che era costituita da un pacchetto di Crackers, era ormai a metà: due Crackers erano rimasti, uno dei quali sbriciolato per metà. Una ciurma di diciotto uomini, seppur valorosi, esperti e non privi del senso dell’umorismo, non avrebbe potuto resistere a lungo in quelle condizioni. Avendo erroneamente sparato i carrelli di atterraggio contro la polizia, anche la speranza di effettuare un atterraggio morbido diventava qualcosa di molto remoto. Se proprio bisognava abbandonarsi ad una speranza, la più ragionevole era quella di incrociare un Jet di passaggio e di abbordarlo. Meglio ancora un volo di linea, con tutti quei deliziosi vassoietti colmi di squisito cibo precotto. Assaltare un Jet in volo era di per sé una un’operazione difficile, ma non impossibile; rimaneva il fatto che per trovarne uno in quei cieli è necessaria una grossa dose di fortuna. E dato che la fortuna aiuta chi è paziente, l’unica soluzione era aspettare finchè non si fosse avvistato qualche mezzo volante.
Ma c’era un’altra cosa, un problema che Wolfengard Nasum StarTac 50 stava osservando passeggiare tra la ciurma. Un problema chiamato complotto, che in quel momento veniva impersonato da Hartman Rogers. La questione andava risolta immediatamente, e andava presa di petto. E Wolfengard Nasum StarTac 50, che non conosceva altra maniera di affrontare i problemi, parlò:
“Sento un odore sgradevole qui. Odore di complotto”
Hartman Rogers non sembrò affatto colpito. Infatti Hartman Rogers con ogni probabilità non aveva sentito per niente: Wolfengard Nasum StarTac 50 si era sbagliato ed aveva parlato ad un altro invece che a lui. L’altro, che portava il nome di Goffrid Spranga 2, si adirò:
“Tutte sciocchezze! Calunnie!”, replicò dandosi fuoco alla caviglia con un accendino Bic, “Le cose non sono andate come credete voi! Sono andate altrimenti. Voi avete capito il falso! Pettegolezzi! Fui costretto a difendermi quella volta, ecco! Fu lei che mi saltò addosso e tentò di graffiarmi. Mi strappò l’intera faccia, riducendomi così come mi vedete ora. Ve lo ricordate?” Nessuno sapeva di cosa stesse parlando.
“Fa parte dell’istinto di sopravvivenza proteggere la propria vita, e ognuno ha il diritto, spero, di difendere anche la propria faccia. Sono solo una vittima delle circostanze, ma nessuno capisce, e non interessa a nessuno!”
Pronunciò il tutto guardando Wolfengard Nasum StarTac 50 dritto negli occhi, dopodichè esplose in mille pezzi. La deflagrazione lasciò il posto al silenzio dell’intera ciurma, e dopo alcuni istanti il silenzio lasciò il posto ad un sommesso sibìlo. Wolfengard Nasum StarTac 50 si irrigidì. Conosceva troppo bene quel suono, lo aveva già udito in un paio di occasioni, ed entrambi erano stati episodi molto spiacevoli. Quella sorta di macabro fischiettìo proveniva infatti da una falla apertasi nello scafo, a causa di una scheggia scagliatasi dall’esplosione di Goffrid Spranga 2. Il suo corpo, in seguito ad una malattia contratta nelle terre selvagge del Veneto Occidentale, era interamente costituito da schegge di ogni foggia e misura. La ciurma, vedendo l’espressione dipintasi sul volto di Wolfengard Nasum StarTac 50, capì al volo: l’avevano già vista in un paio di occasioni, ed entrambi erano stati episodi molto spiacevoli. Tutti si misero all’azione: alcuni proposero di cantare canzoni, e Dirk Peters provò a risolvere il problema coltivando funghi e licheni. Non servì a nulla. La falla cominciava lentamente e inesorabilmente ad allargarsi, assumendo l’aspetto di un macabro sorriso. Paradossalmente l’unico che sembrava conoscere una soluzione era AVHSKDGPROR, il figlio di Wolfengard Nasum StarTac 50, il quale però, essendo sordo, muto e cieco, non venne udito da nessuno. Tentò di comunicare con l’unico sistema che conosceva, scrivendosi in Braille sulla faccia, e pestando forte con le dita. Tentò di fare l’equivalente di urlare, schiacciando le dita sulla faccia ancora più forte. Si era già rotto tutte le falangi quando Wolfengard Nasum StarTac 50 capì: lo afferrò repentinamente e lo scaraventò contro la falla. La schiena di AVHSKDGPROR aderì perfettamente al foro, bloccando l’infiltrazione d’aria. Tutti diedero un sospiro si sollievo e si accesero delle sigarette e dei pappagalli.
La situazione di emergenza aveva temporaneamente riformato la coesione di gruppo che Hartman Rogers stava cercando di distruggere con i suoi sordidi complotti. E’ naturale che nel momento di emergenza, di minaccia alla vita, prevalga l’istinto di sopravvivenza: un istinto che porta inevitabilmente all’unione e alla collaborazione. E’ l’istinto più antico per definizione, l’energia primordiale che prima ancora dell’esistenza dell’uomo ha aggregato le cellule che poi collaborando hanno costruito ciò che è vivente, la spinta che ha unito esseri viventi in gruppi o branchi per sfidare e vincere la morte che avrebbe invece prevalso sul singolo. E’ una forza misteriosa, è l’essenza stessa della vita e dell’evoluzione, vista in contrapposizione alla distruzione e a ciò che non è vivente1. E gli effetti di questa forza non si limitano certo all’aggregazione: creano funzioni, strutture, quella differenziazione compensativa che dà luogo alla meravigliosa composizione armonica della natura, quello che nel suo manifestarsi è universalmente e univocamente identificato con il più puro concetto di Bellezza.
Ma una volta realizzatasi questa condizione, capita che un’altra forza prenda il sopravvento, spingendo nella direzione opposta: è la lotta per il potere, l’impeto verso la prevalsa e sopraffazione.
Non vi è un momento determinato in cui questa forza comincia ad agire, e non esiste un punto preciso dal quale essa scaturisce. Anzi, normalmente questa forza tende a scatenarsi nel luogo e nel tempo meno adatti, quando meno ce lo si aspetti. Quale vantaggio poteva ricavare Hartman Rogers, in questo momento, nell’organizzare un ammutinamento? Quale scopo c’era nel prendere il controllo di un Jet alla deriva, senza viveri, senza una meta certa?
Ma è proprio questa la vera natura della lotta per il potere, e Wolfengard Nasum StarTac 50 ne era ben consapevole in quel momento. Hartman Rogers, invece, no: era in preda ad essa, agiva secondo quell’istinto, inebriato dalla sua potenza. E fu l’istinto a prevalere sulla consapevolezza. Assorto in queste elucubrazioni filosofiche, Wolfengard Nasum StarTac 50 non si accorse della spranga di ghisa che si dirigeva con grande velocità verso la sua faccia. Dietro la spranga, gli occhi iniettati di sangue di Hartman Rogers. E dietro di lui, l’intera ciurma, gonfia di Rhum, visibilmente divertita dall’originale alternativa che veniva offerta alla solita, noiosa, lotta per la sopravvivenza.