VIDEOVOLTE

Lorenzo Micheli Gigotti

Intervista a Carola Spadoni

Non sempre si riesce ad avere un’idea chiara sulle cose, ma se vi devo dire la verità questa circostanza può essere anche eccitante. Il cinema di Carola Spadoni ha questa qualità. E’ metamorfico, adattabile ad ogni tipo di fruizione, non ha nulla di definito e non è conclusivo. Il suo lavoro è orientato in molte direzioni. Una forma libera di immagini in movimento che destrutturano i luoghi comuni, che non lasciano risposte, che si muovono repentinamente, con abbondanza e facilità senza mai trovare luogo e tempo. Il suo sguardo dissacrante non va dritto sulle cose ma ondeggia sui margini dell’orizzonte visivo e quello che prende lo avvolge e lo trascina in un moto volubile che non dà sollievo piuttosto cruccio. Si può dire di lei che è una “antropologa visiva”, “un’attenta osservatrice del flusso marginale della contemporaneità”, “una giovane regista” o “un’artista”. Lei si definisce una filmmaker. Più semplicemente una persona che ha che fare con tutte le infinite sfaccettature dell’immagine in movimento. E a me sta bene presentarla così. Questa che segue è una breve chiaccherata e una piccola introduzione. Un modo leggero, un volteggio in parola per conoscere una giovane artista romana.

Cosa ti ha portato, e in che modo sei arrivata, a fare cinema?
La voglia di ascoltare i pensieri di qualcuno proiettati su un grande schermo in una grande sala buia. Vedere due tre quattro persone che fanno sesso su un grande schermo in una grande sala buia. Piangere stando seduti immobili ad occhi aperti in una grande sala buia. Assistere alla rivoluzione proiettata in una grande sala buia. Cosa c’è di meglio del cinema?

Quali sono i punti chiave della tua ricerca artistica passata e futura?
Tipi solitari, ragazze ribelli, folli avventure, draghi e aristogatti, storie “impossibili”, personaggi che riscattano se stessi da contesti di repressione e/o frustrazione. Sperimentare la narrazione cinematografica, raccogliere storie, osservare persone per farne dei personaggi, concedersi il lusso di fare lunghe passeggiate in giorni lavorativi, il cielo, ricordare di farmi l’occhiolino da sola per non prendersi mai troppo sul serio...

Due tuoi film (Al confine tra il Missouri e la Garbatella - Giravolte) sono fortemente legate alla figura di Victor Cavallo, scomparso nel 2000 e noto come attore e autore teatrale romano. Che importanza ha avuto questo grande personaggio nella tua carriera?
Victor è stato e continua ad essere il mio Muso ispiratore. Una persona che ho frequentato crescendo, parte della famiglia allargata fatta di amici complici e compagni di strada di mia madre e di mio padre. Autentico nell’essere poeta, attore, performer, autore, poeta russo merdaskaja, stalker etc. etc. ed anche unico nella dolcezza dei modi nella leggerezza del pensiero nell’assenza di volgarità d’animo. E grande prestigiatore di parole. Ci manca.

Oggi assistiamo ad uno straripamento dei generi e dei contesti creativi. Specialmente per quanto concerne l’immagine in movimento. E’ molto facile che un prodotto destinato alle sale cinematografiche finisca in una mostra o in una galleria. Tu cosa ne pensi al riguardo?
Si sono aperti canali interessanti per film e video che esulano da facili categorizzazioni, più o meno sperimentali, che attivamente alzano la temperatura della narrazione e spesso pedinano le rimozioni di massa contemporanee. Però attenzione, siamo già nella fase dove i più sprovveduti, i contabili ed i ligi esegeti distinguono inesorabilmente, brandendo l’accetta cromata di American Psycho, tra artisti che lavorano in pellicola, artisti che fanno film e video, videoarte, filmmakers che sperimentano, artfilms etc. etc. confezionando mostre biennali e testi sottovuoto.

Che cos’e’ un mockumentary?
Un falso documentario, una pretesa, una presa in giro in forma di verità oggettiva. Uno dei migliori esempi è This is Spinal Tap e più di recente Incident at Loch Ness.

Come ti sembra il cinema italiano oggi?
A parte alcune gemme visionarie sembra che si punti ancora molto sulle ricette dell’ “affresco reale in dialetto” e del “reale ombelicale dischiuso”, un cinema verosimigliante, per le piccole emozioni o le grandi frustrazioni e spesso molto molto serio. La realtà nel cinema è da rendere comunque interessante, non basta registrarla con occhio clinico.
Quali strade sono percorribili nel nostro paese per riuscire a produrre cinema mantenendo anche la propria “indipendenza” d’autore?
Rimpinzare di manicaretti e coccole agenti e produttori per fare il prossimo film comunque sia, oppure fare, comunque sia, il narcisista status quo produttivo italiano, il film che si vuole fare...by any means necessary, co-prodotto, autoprodotto, in Hi8, a passo uno...cercare di non mollare finchè poi non è distribuito.

Biografia
Nata a Roma dopo il liceo si trasferisce a New York dove studia cinema al Brooklyn College e lavora poi come assistente operatore in numerose produzioni indipendenti nordamericane. Tra il ‘92 e il ’97 è direttore della fotografia per alcuni cortometraggi. Dal 1992 ha diretto un film, tre documentary, sette cortometraggi e due videoclip, a New York e a Roma. Dal ‘93 ha partecipato a numerosi festival internazionali, rassegne di cinema e video, mostre in gallerie d’arte. Nel ’96 fonda a New York, Open Cine, un’associazione culturale che organizza proiezioni gratuite in spazi pubblici di film classici e b-movie italiani. Dal ’97 al ’98 collabora come freelance per “il manifesto” e la rivista mensile “The ndipendente Film & Video”. Nel 2001 il suo lungometraggio ‘Giravolte’ è in competizione al festival di Torino Cinema Giovani e nel 2002 viene presentato all’International Forum of New York della 52a Berlinale. Dal 2002 al 2003 è docente del corso di Regia allo IED Comunicazione di Roma. Nel 2003, come vincitrice del Premio Giovane Arte Italiana espone alla 50a Biennale d’Arte di Venezia l’opera Dio è Morto. Nel 2004 inaugura la prima mostra personale alla galleria AlaPlage di Tolosa: “Carola Spadoni: film & video works”. A settembre del 2004 presenta al festival di Enzimi il mockumentary ‘Enzimi cosa?’.

Filmografia
Enzimi Cosa? Mockumentary (2004)
Dio è Morto – Mise en espace di cinema (2003)
La periferia è morta – documentario (2003)
Radio Punto Zero – audio cd (2002)
Amplificazioni: Memoria – installazione audiovideo (2002)
Giravolte – lungometraggio (2001)
Arthur Penn: the work – documentario (2001)
Symphonies of memories – music video (2001)
D.D.T – music video (1999)
Al confine tra il missouri e la garbatella – videofilm (1997)
Neighbors – corto (1996)
Untitled – corto (1995)
On the way…by night – corto (1993)
Smile shy slide – corto (1993)
Love & Life – documentario (1992)
Make Believe Aconin – corto (1992)

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