Branca

Francesco de Figueiredo

“Indeterminate Activity of Resultant Masses”

(CD, Atavistic - Goodfellas, 2007)

Tutto comincia durante la presentazione di “Indeterminate Activity of Resultant Masses”, una composizione di Glenn Branca eseguita durante il New Music America Festival di Chicago, nel 1982. Fra il pubblico c’è anche John Cage, che successivamente, durante un’intervista con Wim Wertons, confessa di non gradire alcuni elementi delle sinfonie di Branca. Secondo Cage, infatti, in esse si può notare la volontà di instaurare nella musica un climax, pericolosamente wagneriano e rigido, che percepisce come una sorta di ritorno al medio evo, e che se comparato alle forme di struttura sociale avrebbe potuto somigliare ad un regime fascista, la discussione poi continuò su alcuni giornali specializzati. Di questa diatriba la Atavistic pubblica la registrazione della conversazione fra Cage e Wertons, e nel booklet due lettere pubblicate nel 1997 su MUSICWORKS Magazine, una di David Miller, e una di Branca in risposta ad essa, unico documento scritto riguardo la “Cage Controversy”. Non so a distanza di così tanto tempo quanto possa ancora interessare questo scambio di vedute, certo è che oltre a questi documenti nel disco c’è del materiale inedito del compositore che introdusse nella sinfonia contemporanea elementi inquieti, apocalittici e ossessivamente percussivi. La prima traccia è la controversa “Indeterminate Activity of resultant Masses” che agitò l’animo di Cage, un crescendo metodico e coordinato di movimenti fra dieci chitarre (tra cui Thurston Moore e Lee Ranaldo) e percussioni, poi la fatidica conversazione di Cage, infine la terza traccia, “Harmonic Series Chords”, eseguita nel 1989 dalla New York Chamber Sinfonia e diretta da Glen Cortese. Non penso di avere la stazza critica per poter partecipare a questo revival di discussione accademica. Ma sicuramente posso esprimere tutto il mio entusiasmo nel sentire queste due composizioni, o più in generale manifestare l’apprezzamento per un compositore che intuì la necessità moderna di inserire nuovi elementi all’interno della musica da camera, e che con l’incedere di movimenti elettrici ossessivi ed impetuosi, distorti e profondamente ritmici, seppe allinearsi a tutto ciò che di più interessante accadeva nel rock. Poi mi viene da pensare che tutto il mondo è paese, e che il taglia e cuci funziona proprio ovunque, ma non credo che questo abbia molto a che fare con la musica.

(Francesco de Figueiredo)