Japanther

Francesco de Figueiredo

“Wolfenswan”

(CD, Plan-it-x, 2005)

Ricordo bene una mini carovana che si voleva organizzare per andare a vedere i Japanther a Genova qualche mese addietro, in tutta onestà non li conoscevo affatto, anche perché a noi europei, specie se di nazionalità italiana (e probabilmente pigri), può succedere di rimanere all’oscuro di fenomeni largamente condivisi negli Stati Uniti. Comunque, successivamente ho avuto modo di ascoltarli, e di vederli sul DVD “Dump the Body in Rikki Lake”. Jan vanek e Mat Reilly sono il duo che probabilmente può tener testa al vigore del successo che tempo fà ebbero i Lightning Bolt, senza ombra di dubbio. Il set è semplice: batteria, mangia cassette, basso, Casio SK-1 e due voci, filtrate da un paio di cornette telefoniche. Ora di per sé si potrebbe pensare che è il solito duo che circola nell’underground statunitense, ma l’elemento che li distingue è che i Japanther sono si figli dei nostri tempi, ma senza essere macchietta di nessuno. E il fattore più personale è che i due newyorkesi hanno capacità di sintesi pop ineccepibile, riescono ad amalgamare punk, new wave, surf, drone, ambient, hip hop e molto altro, in una soluzione low-fi che però non soffre di latenza e debolezza. Le performance dei Japanther sono un coacervo di energia, una condivisione con il pubblico di onesto entusiasmo e gioia. E questo essere giocosi si riscontra anche nei loro dischi, di cui probabilmente questo “Wolfenswan” è il più completo, maturo. Rimediatelo, ascoltatelo, poche parole, e che si perdoni il ritardo colossale con cui ognuno ne è venuto a conoscenza.

(Francesco de Figueiredo)