REMOTE.

Lorenzo Micheli Gigotti

A un passo dal sogno

Ho scoperto REMOTE per caso, all’INDIPENDENTE FILM SHOW, curiosando, come ormai faccio spesso, negli angoli e sulle mensole dei luoghi che frequento, alla ricerca di primizie editoriali. Ed è cosa assai rara, specialmente in Italia, trovarsi in mano un dvd magazine gratuito come questo. Dentro REMOTE c’è di tutto. Tutto quello che ha a che fare con la musica e il video. Predominante è la presenza del videoclip, alcuni dei quali prodotti da note etichette come Mute e Ninja Tune. Ma a rendere REMOTE un progetto editoriale innovativo è lo smaliziato avvicendamento di promo musicali (elettronica, post-rock, hip-hop, punk, new-new wave ecc.), cortometraggi, animazioni digitali e video d’artista. Finalmente anche il movie (filologicamente sarebbe più esatto dire l’immagine in movimento) si scrolla di dosso la correlatività con l’aspetto musicale. Perché se spesso si è soliti denunciare la componente visiva non all’altezza di quella sonora, in REMOTE sembra le cose siano esattamente l’opposto. Infatti ad impressionare è la grande padronanza tecnica e formale che soggiace nella ricca, e anche generica, produzione video proposta. Con questo non guardo alle raffinate produzioni da etichetta o ad artisti quotati come Plastikman, kid 606, The Liars, to rococo rot, Soft Pink Truth, The Streets, ma anche ai lavori realizzati da soggetti totalmente sconosciuti. La selezione di REMOTE, quindi, è variegata e trasversale. A realtà già affermate, nelle quali l’utilizzo del video sembra ancora condizionato da esigenze promozionali, si alternano produzioni low-budget, più audaci e sperimentali, frutto di una genuina prerogativa artistica. Formalmente avrete a che fare con ogni tipo di registrazione video. Non riesco a trovare, fatta esclusione di lavori folli ed originali difficilmente descrivibili, una categoria visiva non presente in Remote. Una volta avviato il ‘play all’ non vi sorprenderà passare dal patinato ghiaccio al super8 underground newyorkese, dalle animazioni futuriste warpiane al corto trash demenziale, dal video performativo al collage digitale, dal documentario al video d’artista. A questo aggiungete una notevole difformità nel confezionamento delle varie uscite, caratteristica stimolante e tipica di progetti appena nati. Remoti, appartati e fuori mano sono i video contenuti nelle selezioni dei primi quattro numeri del magazine. Fuori dai palinsesti generalisti o semplicemente relegati in settori di nicchia, la gran parte dei video proposti sono accostati, spesso con stridente ma eccitante approssimazione, a video di tendenza “indipendente” che avreste già potuto vedere in rarissime apparizioni televisive notturne. E’ un progetto americano, molto ben congegnato produttivamente (il biglietto non lo paghi…basta che guardi), non eccessivamente avangarde che ha tutta l’aria di essere frutto di una prerogativa estetica poco pipparola. In barba al ‘politically correct’ intellettuale, REMOTE guarda alle cose belle e le offre gratuitamente alla gente. Siamo ad un passo dal sogno: vicini a quella tanto agognata proliferazione di dispositivi alternativi di diffusione culturale che iniziano a sdoganare l’audiovisivo, come qualsiasi altra produzione culturale, anche la più sconosciuta, dai contesti gerarchici ed economici, dalle occasioni festivaliere, dai vernissage e dalle esecuzioni live. L’unico costo sono le pubblicità, oltretutto poche e pertinenti, disseminate nella line-up. Ma può bastare un avvertimento o un minimo di attenzione per essere consumatori consapevoli.

In Italia si sa poco o nulla del progetto REMOTE e delle persone che lo hanno ideato. Mi piacerebbe conoscere qualcosa di voi. Da chi è composto lo staff di REMOTE, chi sono e cosa fanno?

Remote è stato ideato da tre persone. Ted, Kevin e Jason. Ted vive a Londra ed è un direttore artistico freelance. Kevin è un curatore freelance e un organizzatore di feste, Jason lavora per un magazine di moda e vivono entrambi a New York.

Perché avete scelto di distribuire REMOTE gratuitamente?

Per prima cosa abbiamo voluto creare Remote perché volevamo introdurre la gente al contesto artistico legato alla musica in cui siamo calati. Abbiamo pensato: perché non vendere pubblicità e così fare pagare i dvd alle grandi compagnie. Stiamo pensando nel prossimo futuro di fare degli abbonamenti. Per avere maggiori informazioni su questo vi rimando al nostro sito: www.remoteondvd.com

Mi sembra di aver capito che la gran parte del materiale video inserito nelle diverse uscite di REMOTE provenga principalmente da New York, Londra e Berlino. A cosa è dovuta realmente questa scelta?

Noi non raccogliamo o scegliamo i contenuti in base alla location. Più che altro cerchiamo quello che ci interessa. Quando abbiamo iniziato a produrre REMOTE Jason viveva a Los Angeles, Ted era Londra e Kevin a Berlino. Troviamo molto più stimolante mettere insieme lavori che provengono da ogni parte del mondo piuttosto che stare a guardare verso una sola area specifica.

In Italia un dvd generalmente costa 30 euro, e solo da pochi anni si vedono in giro free magazine o prodotti editoriali a distribuzione gratuita. Con questo non intendo dire che in italia non si siano prodotte fanzine…ma che la diffusione gratuita a largo consumo, che si spinge al di là dei contesti settoriali, ha preso piede da circa un decennio. Fatto sta che oggi in Italia trovare in giro un dvd gratuito con inserti culturali di qualità e senza fini di lucro sarebbe qualcosa di straordinario e di inimmaginabile. In cosa consiste il progetto REMOTE? Come riuscite a sostenerlo finanziariamente?

Noi vendiamo pubblicità sul dvd per coprire i costi di produzione e abbiamo iniziato a lavorare ad un programma settimanale per una nuova stazione televisiva. Ci sono stati pochi altri esempi di dvd gratuiti simili a REMOTE, ma credo che presto la formula del DVD magazine gratuito o a basso costo diventerà molto comune. I costi di produzione ormai sono diventati molto meno costosi della carta. E questo chiaramente rende più facile una produzione di questo tipo. Comunque solo oggi inizia ad incuriosire questa idea.

Quale credi sia la realtà del Free Press o della produzione a distribuzione gratuita a New York o a Londra e Berlino? Hai dei titoli da consigliarci?

Ci sono free magazine in ogni posto a New York e molti di questi sono delle cacate totali. Ci saranno, solo nel mio quartiere, almeno quattro free magazine. A me tra questi piace molto un free magazine che si chiama Frank 151 in formato tascabile che si occupa di hip hop, art e stili urbani (www.frank151.com). Anche The Royal (www.theroyalmagazine.com)è un free magazine trimestrale niente male con un gran design.

Quale è il vostro criterio di selezione? La sostanziosa proposta di contenuti editati in ogni numero è molto varia. Al di là del discorso estetico, anch’esso molto diversificato, si ha l’impressione di avere a che fare con un prodotto attento all’interesse di massa quanto alla nicchia. E’ un bel connubio che soddisfa chiunque. Una scelta che non limita il suo bacino d’utenza…

Noi tre che facciamo REMOTE abbiamo gusti molto diversi che sono spesso in conflitto tra loro. Spesso accade che uno di noi ama follemente un pezzo che l’altro odia. Penso comunque che questo sia il bello del nostro progetto. Ci saranno molte cose che possono interessare una persona e a me fa sempre molto piacere ascoltare pareri discordanti sui contenuti di REMOTE. Noi cerchiamo di confondere, di mischiare una cosa dentro l’altra affinché una cosa abbia più senso vicina ad un’altra. Forse mostrare qualcosa che è più in vista accanto a qualcosa che è meno convenzionale. Anche avere stili differenti che si susseguono.
Non ci sono molti modi per arrivare a del materiale video. Uno di questi è andare agli eventi per incontrare gente e per vedere le novità nel campo delle arti visive. Abbiamo selezionato video poi riutilizzati dopo averli visti in piccoli negozi, inaugurazioni o in eventi simili. Un’altra modalità è quella di ricevere i video direttamente nella cassetta delle poste. Molte persone ormai conoscono REMOTE e ci inviano i loro video. Questo è grandioso. E’ così eccitante ritrovarsi un pacco nella posta inviato da uno sconosciuto e farsi trasportare dai suoi contenuti. Di solito evitiamo di frequentare luoghi in cui possiamo trovare compilation lavorate che potremmo usare. Preferiamo fare una nostra propria selezione.

Si dice che il videoclip sia nato come esigenza promozionale delle case discografiche. Oggi si ha l’impressione che i linguaggi audiovisivi, venuti fuori dalle tendenze sonore degli ultimi cinquanta anni, si siano emancipati e sdoganati dalla necessità promozionale acquistando una propria motivazione artistica. Cosa ne pensi?

Noi siamo cresciuti con MTV e amiamo i video musicali. Pensiamo che questi siano diventati una forma d’arte sorprendente. Oltretutto oggi, che quasi chiunque ha la possibilità di produrre un video con il suo computer di casa, assistiamo a visioni folli. Mai come in questi anni si è vissuto un periodo così eccitante per il video.

Credi che iniziative come REMOTE possano destabilizzare il controllo univoco e gerarchico dei dispositivi mediatici di massa, come televisione e radio?

Dio, lo spero. Sono terrorizzato all’idea che con l’arrivo del streaming dei video e con il fatto che tutti possono avere una tv, tutto possa rimanere uguale. La gente sembra non voler credere alla verità sul mondo ma preferisce seguire ciò che più semplicemente le viene proposto.

Trovo fantastica l’opportunità che offrite al pubblico di visionare lavori di artisti esordienti che producono animazioni, video arte e corti. Che tipo di reazione suscitate sui giovani artisti? E’ un’impresa possibile sdoganare la video arte dal contesto ‘arte contemporanea e accostarla ad espressioni più ‘pop’?

Siamo orgogliosi di poter offrire la possibilità ai giovani artisti esordienti di allargare la loro audience e di offrire loro contesti molto più ampi con i quali confrontarsi. E’ meravigliosa l’idea di poter portare la video arte al di fuori delle gallerie e proporla gratuitamente per le strade e nei locali della città. Oltretutto questo offre una chance allo spettatore di osservare qualcosa che non ha mai visto prima.

Che rapporto intercorre tra voi e le etichette musicali che producono gli album e i video musicali? REMOTE è per caso considerato da questi soggetti un veicolo di diffusione e divulgazione commerciale?

Certo, le etichette coinvolte nel progetto ci concedono i loro video perché sanno che la gente, vedendo i promo video comprerà le registrazioni delle band. A me certamente, lavorando al dvd, è capitato di conoscere e familiarizzare con molte formazioni musicali.

Quale credi siano i pregi di REMOTE?

L’intera e vasta gamma dei contenuti e la lunghezza – REMOTE va sempre, come minimo, dal 1’ e 45’’ alle 3’ e 30’’. Un altro pregio è l’enorme soddisfazione personale che abbiamo nel sapere che REMOTE è considerato uno dei free magazine favoriti e che la gente lo guarda con i propri amici o lo vede al bar.

Quali sono le difficoltà cui andate in contro nel produrre REMOTE on dvd?

Il denaro. Trovare la pubblicità per il DVD. Nessuno di noi parla o pensa come un venditore e raccogliere i soldi per produrlo è molto difficile. Un altro problema è, a volte, dover trattare con i galleristi che non vogliono che i video degli artisti che trattano siano su un dvd gratuito.