The Eternals

Francesco de Figueiredo

“Heavy International”

(CD, Aesthetics - Wide, 2007)

Dub e post-core fugaziano, ma anche ska, funky, post-rock, new wave e trip hop di manifattura inglese, roba che a immaginarlo si potrebbe inorridire. Gli Eternals invece sono capaci di giocare con questi generi di riferimento stravolgendoli, impastandoli in un magma unico e stridente, decisamente lontano da quel crossover che ci ammorbò tutti per una lunga decade. Questo terzo lavoro, edito dalla Aesthetics, prosegue il gioco dei segni con un incedere e una abilità che è propria del trio di Chicago, una perenne ibridazione multiculturale, che quasi verrebbe da pensare ai Clash e alla loro anima, bianca e nera al contempo. “Heavy International” mi cattura per la sua vorace frenesia di movimenti e sezioni jam dilatate, soluzioni oblique, linee di basso circolari e un drumming ossessivo a bassa fedeltà, accompagnato da voci in falsetto, ironiche e teatrali, che recitano liriche surreali e politicizzate. E qui compaiono le mie prime resistenze, se questo disco mi ammalia per le scritture strumentali dall’altra mi logora per il timbro vocale perennemente ironico e mongoloide. Ovviamente tengo a precisare che la mia è un resistenza personale, ma dopo venti minuti i nervi cominciano a saltare, e si apre una gara di resistenza fra il piacere della sezione strumentale e l’insofferenza per quelle ‘vocine’ petulanti. Non so con il tempo chi avrà la meglio sull’altra, anche se ricordo con certezza che un sasso nella scarpa - per quanto comoda - può farti passare la voglia di passeggiare.

(Francesco de Figueiredo)