Squarepusher

Valerio Mannucci

“Hello Everthing”

(CD, Warp - Self, 2006)

Prendete una rivista di musica o andate su internet e digitate autore e titolo di questo disco. Cercate fra le recensioni, troverete commenti più o meno positivi a seconda che a scrivere sia un amante dell’elettronica fusion, attratto dalla commistione fra strumenti elettronici e tradizionali, o un vecchio cultore del drill ‘n bass inglese, con nostalgia nei confronti della cupezza e della ruvidità del primo Squarepusher. Comunque sia, credo, non riuscirete a farvi un’idea chiara e plausibile di quello che è contenuto in Hello Everything. Forse perchè il problema non sono i recensori, quanto il piano di discussione. Bisogna cercare altrove. Forse nella stratificazione, o forse nello stile compositivo, certamente non nelle innovazioni tecniche e stilistiche che Tom Jenkinson (aka Squarepusher) adotta - vedi il tormentone del basso suonato a mano e l’inserimento di alcune tracce quasi del tutto ‘acustiche’. Piuttosto bisognerebbe guardare la traiettoria specifica che va dalla traccia numero tre, “Planetarium”, alla numero 8, “Welcome To Europe”. Una traiettoria degna di uno che sa come fare musica. Sono infatti entrambe attaccate ad uno strato metallico di drum ‘n bass, ma oltre l’apparenza si differenziano per spirito e per essenza musicale. Squarepusher usa una volta la reiterazione della melodia come riempimento non lineare delle ritmiche e un’altra volta invece gioca sulla melodia come elemento trascinante, fondante, non più reiterato, quasi romantico. Sulla stessa linea, ma proseguendo verso posizioni estreme, si arriva da una parte alla traccia 10, Modern Bass Guitar, e dall’altra alla traccia 3, Vacuum Garden: una decisamente di matrice anni novanta, l’altra vicina ad un riduzionismo scarno ed ermetico post 2000 d.c. E chi se ne frega dei discorsi sulle contaminazioni tra elettronica e jazz-fusion, che a sentire questo disco è l’ultima cosa che mi viene in mente.

(Valerio Mannucci)