SWOON

Carola Bonfili

Era lì, attaccato sulla colonna di un portone, il disegno di Swoon.
Sembrava parte della struttura, sembrava fosse lì da cent’anni.
Ho saputo che da poco hanno ripulito il palazzo e l’hanno tolto, ma ai tempi gli feci una foto.
In seguito, per sapere chi fosse l’autore del disegno, ho mandato l’immagine ad alcuni ragazzi inglesi che raccolgono materiale su pezzi fatti per la strada, nella zona Est di Londra. (www.invisiblemadevisible.co.uk)
Mi hanno scritto che era di una ragazza di New York, Swoon.
Generalmente le riproduzioni seriali che si trovano sui muri, come gli stencils, gli stickers o i disegni su supporti cartacei o adesivi, hanno caratteristiche comuni; stilisticamente sono industriali come il procedimento con cui vengono realizzati. I disegni di Swoon invece trattengono il tratto e la genuinità del lavoro manuale e i suoi soggetti, per lo più ripresi da foto di parenti o di gente comune, anche quando sono sintetizzati con semplici riduzioni fisionomiche, mantengono una forte carica espressiva simile a quella della strada, tirata e veloce. E si fondono con quello che trovano intorno.
Come le sue ninfette incollate, che non hanno tempo, stropicciate come i vestiti che indossano, per loro stessa natura sono destinate a logorarsi, a diventare una sequenza confusa di carta impressa sul muro.
La serie di foto “Decay”, per esempio, è la documentazione di alcuni lavori che ormai hanno poco a che vedere con gli originali: consumati dalle circostanze, in parte strappati e mischiati con il resto, trattengono per l’ultima volta quella che è la memoria del pezzo.
Ma una sorta di decadimento e un’ amarezza di fondo sono già nel disegno integro, nello stile per esempio, strutturato per sovrapposizioni, con i contorni aperti, il tratto nervoso e lontano dalla plasticità; ma anche nei soggetti che si mostrano quasi diffidenti, apparentemente distratti, sfuggenti.
E rivelano con chiarezza le capacità della tecnica con la quale sono realizzati: le sue sono xilografie e incisioni su linoleum, stampate in più copie, e l’unicità di ognuna è data delle forme prese una volta messa su una struttura diversa, dall’attenzione ricevuta da altri, per esempio da qualcuno che le ha fatto un disegno accanto o che magari ha provato a staccarlo per portarselo a casa.
Di conseguenza Swoon non cerca di cristallizzare questi disegni, si limita a documentarli o a fotografarne le naturali conseguenze; loro rimangono lì su su muri e colonne, in modo che tutti possano vederli.
E solo questo è già un merito.

(01/4)