L'INTIMA PERCEZIONE DIVENTA CONCRETA

Francesco de Figueiredo

L’atto di percepire svolge in ogni individuo una funzione determinante, perchè se interpretato come una protesi della coscienza può diventare il punto di mediazione fra il dentro e il fuori, rappresentare il riscatto della propria volontà sull’ordine costituito. Il fatto che la percezione giochi ad armi pari con la realtà, bella o brutta che essa sia, mi da la possibilità di disegnare al mio interno un territorio anarchico, e questo mi rende più forte, libero. Perché è dentro questo processo che spesso si compiono rivoluzioni intime, è in questo varco di frontiera che si può decidere di destituire il potere della cultura nel suo senso più ampio e coercitivo, superando l’inevitabile funzione di controllo che quotidianamente svolge. Francesco D’Orazio e Giulio di Mauro hanno reso concreta la loro percezione di una sensibilità comune, hanno definito una interpretazione singolare ed intima della musica e dell’arte: Post Romantic Empire e Precordings, ovvero le due braccia di un unicum, alla cui base si può individuare una sensibilità attenta e sperimentatrice, libera ed interpretativa.

Impero post romantico, credo che il primo passo sia inevitabilmente quello di presentare una vostra lettura di un concetto cosi ampio, una traccia delle motivazioni e degli obiettivi che il progetto si pone.

Post Romantic Empire è un punto di vista, dal quale però si può godere di un panorama molto vasto e per certi versi nuovo. E’ un progetto nato più di due anni fa con l’obiettivo primario di creare un libro, una galleria di ritratti fotografici di artisti che consideriamo icone dell’eredità romantica e una serie di scritti e contributi autobiografici in grado di evocare l’estetica postromantica. Oggi PRE si muove tra produzioni discografiche, organizzazione di eventi e produzioni editoriali; ed è ormai un gruppo di lavoro internazionale e in continua crescita, fatto di persone che provengono dalle scene più diverse.
L’impero è una metafora che descrive la penetrazione, il radicamento e la trasformazione nella cultura contemporanea di temi e motivi romantici come prodotti di una cultura delle emozioni. L’obiettivo di PRE è svelare questo impero proponendo una nuova interpretazione del concetto di postromanticismo. Con il termine “postromantico” non vogliamo fare riferimento al concetto utilizzato dalla critica per definire il tardo e post romanticismo; vogliamo invece mettere in luce e connettere le declinazioni, le trasformazioni e le distorsioni della cultura romantica nelle società post industriali: frammenti di immaginario ed esperienze artistiche basate su una re-interpretazione della sensibilità romantica nel contesto contemporaneo che producono qualcosa di affascinante e molto diverso dal romanticismo di partenza.
In questo senso non esiste una musica postromantica, né un genere musicale postromantico. Esistono però artisti postromantici, esistono esperienze estetiche che non possiamo definire meglio se non come “postromantiche”. C’è poi una scena postromantica che emerge da un percorso anarchico tra frammenti eterogenei, dalle connessioni che disegniamo tra artisti, storie personali, estetiche, stili, immagini, suoni. Ma questa scena è qualcosa che emerge e non qualcosa di definito a priori che viene lentamente svelato. Per questo la definizione migliore che possiamo dare di Post Romantic Empire è quella di un percorso emotivo attraverso frammenti di cultura. In effetti ci muoviamo in modo assolutamente personale e arbitrario, seguendo l’istinto e la passione senza porci limiti di genere, di scena musicale, di sottocultura. Abbiamo cominciato a pensare a PRE quando ci siamo resi conto che in molti casi artisti diversi e pubblici diversi vivevano stati emotivi simili ma non ben identificabili. Sentivamo che c’erano aspetti in comune ma avevamo bisogno di un’idea, di una parola che potesse esprimerli e che li connettesse trasformandoli in qualcosa di più grande che avesse senso, qualcosa che unisse David Bowie e Douglas Pierce, Aphex Twin e Current 93, Pixies e Clock DVA, Madredeus e Dead Can Dance. L’idea di “postromantico” era esattamente questo: una chiave interpretativa per una sensibilità che solo in alcuni casi emerge chiaramente mentre nella maggior parte dei casi vive sepolta sotto la superficie dei segni.


PRE e Precordings definiscono un estetica particolare e fondamentale; quali sono le figure artistiche ed intellettuali che hanno influenzato e influenzano il progetto?

francis scott fitzgerald, marc almond, jorg buttgereit, peter saville, david tibet, alexander mcqueen, frank miller, jean rollin, nico, william wordsworth, neil gaiman, barbara steele, dave mckean, colin campbell, brett easton ellis, anton corbijn, caspar david friedrich, etienne gaspard robertson e mickey rourke…


In Italia, durante gli ultimi dieci anni, l’elettronica è riuscita a ritagliarsi uno spazio di fruizione estremamente ampio, investimenti ingenti e una forte risposta di un pubblico spesso anche poco consapevole; al contempo sembra essersi creata una sorta di disattenzione nei confronti della musica strumentale avant e performativa. Sbaglio a dire che nel vostro progetto si rintraccia la volontà di creare una maggiore attenzione intorno ad essa? Magari anche tramite l’avvicinamento di questi due mondi spesso inspiegabilmente lontani fra loro?

Non so quanto siano stati ingenti gli investimenti sull’elettronica. Sono d’accordo sul fatto che in alcuni casi il pubblico sia poco consapevole, ma questo è più un problema di contesto e di come quello italiano nello specifico abbia inglobato elementi provenienti da contesti diversi senza fare prima il percorso che è stato fatto altrove per arrivare a quelle forme espressive. E comunque mi pare che nell’elettronica e nel djismo si sia diffusa una concezione forte della performance che ha smontato il clichè antiperformativo che spesso accompagnava quei live.
La distinzione tra musica elettronica e musica strumentale performativa ci sembra comunque limitante e poco utile in termini conoscitivi. Quello che ci interessa sono gli stili espressivi ed è a partire da quelli che facciamo le nostre scelte. Questo fa sì che in alcuni casi, quando individuiamo una corrispondenza di stili o anche solo un rapporto contraddittorio e stridente tra estetiche diverse, mettiamo insieme artisti che provengono dall’elettronica e dalla musica strumentale classica, ma si tratta di una specie di effetto collaterale, non di una politica precisa.


Quali sono queste corrispondenze che trovate di volta in volta fra gli artisti che hanno collaborato con voi? Avete mai pensato di rendere chiare queste relazioni? Magari accompagnando alle vostre produzioni un testo…

Ci stai forse chiedendo di rivelare l’ingrediente segreto di postromantic!? A proposito del testo, PRE è nato come progetto editoriale: il libro è stato il punto di partenza e rimane il nostro punto di arrivo. Vogliamo però che l’idea di postromantico cresca per sedimentazioni e stratificazioni, che si evolva senza limiti concettuali di alcuni tipo. Vogliamo che PRE sia a sua volta un progetto di ricerca su cos’è il romanticismo oggi, un tipo di ricerca che usa la realtà come laboratorio sperimentale. Le definizioni sono utili, ma non se ci rendono pigri e inibiscono connessioni originali in grado di creare nuovo senso. Per questo preferiamo provocare e stimolare e non definire.


Precordings sembra assomigliare ad un braccio operativo, l’atto pratico di un approccio trasversale e interpretativo: un’etichetta a basso profilo di produzione che si pone in modo estremamente particolare sia nei confronti delle facili interpretazione dei generi musicali sia nei confronti del mercato delle etichette. Quali sono i parametri attraverso cui definite il vostro campo d’azione?

L’obiettivo di Precordings è promuovere e far vivere le emozioni di cui tratta il concept PRE, materializzare quell’immaginario attraverso una serie di esperienze e oggetti che condividono un’estetica simile. Precordings è costituita in parte da PRE ed in parte da musicisti vicini al progetto: Fabrizio Modonese Palumbo (dai Larsen, Blind Cave Salamander, Deathtripper), e Jonny B (dagli Inner Glory). Le scelte di Precordings sono assolutamente personali e arbitrarie, ma non casuali: la produzione per il momento si è concentrata su concept album dedicati ad icone dell’impero post romantico, e i singoli progetti sono stati liberamente sviluppati dai musicisti coinvolti, che sono in gran parte quelli presi in considerazione da PRE.
Precordings nasce come etichetta a basso profilo di produzione. Le prime uscite hanno richiesto una lunga gestazione, tuttavia siamo riusciti oggi a definire un programma di uscite superiore ai dieci dischi all’anno per i prossimi due anni. Il nostro campo d’azione viene costantemente ridefinito dagli artisti e dalle nuove connessioni che scopriamo ogni giorno. L’azione di Precordings si svolgerà per il momento soprattutto nel campo delle sperimentazioni industrial e ambient (Palumbo-Beauchamp, Amal Gamal, Kamilsky + Exene Cervenka, DBPIT, OVO, Gullinkambi, Der Feuerkreiner, 4th sign of Apocalipse…); una grande attenzione sarà data anche alle voci più interessanti del neofolk (Current 93, Backworld, Tony Wakeford, Sieben, Allerseelen…) ed alle derivazioni più particolari del rock (Amber Asylum, Larsen, Dresden Dolls, Inferno, Spiritual Front, Barbez…); inoltre prevediamo di sviluppare in futuro una linea di produzione dedicata alla musica classica contemporanea.


La musica classica contemporanea è un settore complesso che difficilmente ha ricevuto una fruizione ampia ed esterna al campo della ricerca. Quale profilo vorreste dare a questa linea? Avete già un progetto in mente?

Al momento manca un progetto delineato: non prevediamo infatti che questa linea si attivi prima di un anno. L’intento è connettere scene musicali diverse producendo lavori ibridi ideati da artisti di formazione non classica ma eseguiti da musicisti provenienti dal mondo della classica.
Al principio sognavamo Antony che cantava Debussy, o qualcosa di simile ma abbiamo capito che nella classica ci sono parametri diversi da rispettare, soprattutto riguardo all’esecuzione e all’incisione, e bisogna quindi concepire diversamente tutto il processo, dall’ideazione alla produzione. Da qui la volontà di produrre opere di matrice e sensibilità classica scritte però da artisti underground. Precordings è rimasta molto colpita dal disco di musica da camera di Christian Reiner (Bar La Muerte), dalle ultime produzioni dei Caprice (Prikosvenie), ed è alla ricerca di giovani artisti che lavorano in quest’ambito.


Osservare una concept label come Precordings mi porta in mente una visione artigianale della produzione artistica, una gestione intima, attenta e estremamente personale, una necessità consapevole di mantenere uno spazio racchiuso attorno alle proprie produzioni…

Durante una delle tante riunioni telefoniche in cui cerchiamo di inquadrare idee e prodotti irrazionali in uno schema razionale, Fabrizio Modonese Palumbo ha dato una definizione della musica di cui ci interessiamo: ‘musica personale’. La musica di Precordings è ‘personale’ in due sensi: è musica sfuggente e ibrida che il linguaggio dei generi non riesce a definire bene, ma è anche musica intimamente legata alla sensibilità del produttore stesso. Precordings produce i dischi secondo una logica che ha molto a che fare con PRE: l’intima e consapevole necessità di esprimere le proprie emozioni attraverso la musica, e diffonderle. Il produttore è mosso dalle stesse esigenze dell’artista. Il modo con cui David Tibet definisce i Current 93 racconta meglio di ogni altra definizione il nostro lavoro nell’etichetta:”I Current 93 sono io che sussurro, parlo e urlo a me stesso nello specchio”.


Grazie per il tempo che ci avete dedicato, quali saranno i prossimi passi di PRE e PREcordings?

In questo momento stiamo lavorando su Berlin Night I; sarà il primo di una serie di happening dedicati a rappresentare il mood di alcuni luoghi fondamentali per l’immaginario romantico contemporaneo. Stiamo lavorando poi su alcuni eventi PRE all’estero, a Lisbona, Londra, Berlino e New York, ma non abbiamo ancora definito delle date precise... Proseguono in background la lavorazione del libro e gli altri progetti tra cui PostromanticVideo, un’incursione nell’arte dei visuals per la musica con un lavoro basato su artwork e illusioni ottiche tratte dagli spettacoli pre-cinematografici del XVII e XVIII secolo.
Per quanto riguarda Precordings sono previsti per l’immediato futuro: Orchestra Noir (Tony Wakeford), Baby Dee, un concept album dedicato a Leni Riefenstahl (con DBPIT, Der Feuerkreiner, OVO, Trio Diaghilev) e l’ultimo disco di Backworld (con David Tibet e Isobel Campbell). Sono in cantiere lavori di: Hafler Trio /primo disco di una trilogia), Current 93, Orchestra Noir, un concept album dedicato a Johnny Cash (con, tra gli altri, Amber Asylum, Larsen, Dresden Dolls), l’esordio di Blind Cave Salamander (F. M. Palumbo, Paul Beauchamp e Julia Kent), Gullinkambi e altri. Grazie a te e a chi è arrivato a leggere fino a qui.

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