L’ultimo uomo della terra

Lorenzo Micheli Gigotti

di Sideny Salkow e Ubaldo Ragona

(DVD, Ripley’s Home Video, 2005)

E chi se lo sarebbe immaginato che nel 1964, ben quattro anni prima della “Notte dei morti viventi” di Romero, il fenomeno “zombie” già si manifestava in Italia. Tratto dal romanzo “I Am a Legend” di Richard Matheson e interpretato, nel ruolo di protagonista, dal mitico Vincent Price (attore feticcio negli anni ‘60 degli horror di Roger Corman) “L’ultimo uomo della terra” racconta di uno scienziato sopravvissuto ad una pandemia che trasforma gli uomini in vampiri. Trascorsi tre anni dalla propagazione del morbo, lo scienziato (Price) crede di essere l’unico sopravvissuto al massacro. Trascorre monotonamente la sua esistenza: uccidendo vampiri e cercando un antidoto, nelle desolate ore diurne; barricandosi in casa al risveglio dei morti viventi, la notte. Finché un giorno, nel sotterrare il cadavere di un cane infetto, scopre la presenza di altri sopravvissuti... vi risparmio l’epilogo. Questo ignorato capolavoro dell’orrore in bianco e nero, realizzato a Roma (Eur) con un budget ridottissimo, non è solo un bel film, ma è uno dei primi film in cui lo scaduto archetipo del vampiro, protagonista unico dello scenario di paura, viene sostituito dall’inabile moltitudine zombi che, di lì a poco, diventerà modello principale dell’immaginario orrorifico. Anche se il nostro Price se ne va in giro armato di paletti in legno, aglio e specchi (retaggio d’inizio secolo) il panorama che va prefigurandosi è quello apocalittico da fine del mondo - siamo in piena guerra fredda - in cui l’angoscia per la sopravvivenza si trasforma in una guerra territoriale combattuta su due fronti: il giorno e la notte, la vita e la non morte. Chi si aspetta una suspense palpitante rimarrà deluso. Ma i tempi lenti dell’azione, le pose plastiche del volto e del corpo degli interpreti (specialmente quelle di Price), i toni pomposi della recitazione, sullo sfondo di una Roma deserta da scenario post nucleare, sono da antologia. La Ripley’s Home Video conferma l’attenta propensione nella selezione dei titoli e nella cura del prodotto che, in questo caso, gode di un ottimo editing e di una buona sezione extra: trailer; 2 interviste (a Dardano Sacchetti e a Pier Antonio Mencacci); versione italiana e americana a confronto; fascicoletto di 20 pagine sul film.

(Lorenzo Micheli Gigotti)