Gamescenes. Art in the Age of Videogames

Lorenzo Micheli Gigotti

a cura di Matteo Bittanti - Domenico Quaranta

(Libro, Johan & Levi Editore, 2006 - eng/ita)

Fa fatica lo stesso Bittanti (co-curatore del volume), nell’introduzione, a dare definizione e nome al contenuto di Gamescenes. Dopo un dettagliato inventario di negazioni (Gamescenes non riguarda i videogame come arte... non si occupa di arte come gioco... né di game art... o Art Games) veniamo traghettati, con le dovute disamine, al nocciolo della questione: Gamescenes si occupa di Game Art; traducibile in italiano come arte videoludica, ovvero l’insieme di “artefatti (analogici o digitali che siano, n.d.r.) nei quali i giochi digitali hanno svolto un ruolo cruciale nella creazione, produzione e/o esibizione dell’artefatto stesso”. Insomma, come scrive Miltos Manetas (uno dei padri fondatori della Game Art) “un artista videoludico non è colui che crea il videogioco ma qualcuno che lo copia. Al pari di un pittore, non è colui che mangia un pezzo di pane, ma colui che lo rappresenta su una tela”. In sostanza, passando in rassegna le opere di oltre trenta artisti internazionali (per ogni artista: sezione iconografica, testo critico e biografia), alcuni noti (Jon Haddock, Cory Arcangel, Totto Renna) altri totalmente sconosciuti, vengono enumerati i differenti archetipi di questa nuova arte (dico io). Le nostalgiche raffigurazioni vintage della pixel art, le elaborazioni astratte dei codici sorgenti, le foto realistiche di videogiocatori durante i LAN Party, i bug di sistema, gli atti performativi in piattaforme multyplayer, come la semplice fotografia di ambienti digitali, sono solo alcune (nel volume ce ne sono molte di più) delle pratiche artistiche maturate in questi ultimi decenni in ambito videoludico. A detta del co-curatore Quaranta, la scommessa di questo libro è l’aver scelto di verificare nell’arte contemporanea gli effetti dell’avvento di una nuova estetica prodotta dai nuovi media. Quello che non mi torna è la secca definizione di una nuova arte (Game Art) per mezzo di arbitrarie determinazioni teoriche che provocano selezioni costrette e un tantino forzate. In sostanza, mi aspettavo un bella raccolta di immagini, autori, testi e leggende del vasto mondo del Videogame commerciale e non solo. Aspettative deluse. Comunque... nonostante il contenuto soffra un po’ la veste cartacea, considero Gamescenes un volume curioso, capace di approfondire alcune importanti questioni legate all’impatto dei videogiochi sulla contemporaneità e sull’arte. E in conclusione, vorrei aggiungere che a me Bittanti sta molto simpatico, e a tutti consiglio di leggere “Gli strumenti del videogiocare”, edito da costa&nolan, un testo seminale sulla videoludologia e sul ruolo che i videogiochi occupano nella nostra cultura. A cura di Matteo Bittanti, per l’appunto.

(Lorenzo Micheli Gigotti)