Cerith Wyn Evans - Bubble Peddler

Luca Lo Pinto

AA.VV.

(Kunsthaus Graz - 2007)

Pubblicato in occasione della personale dell’artista alla Kunsthaus di Graz (dove già aveva realizzato un’appariscente installazione sulla superficie del museo concepito da quel vecchio genio di Peter Cook), “Bubble Peddler” è un bel catalogo, oltre che per l’elegante vesta grafica, soprattutto perchè presenta delle interpretazioni sul lavoro di Cerith da prospettive diverse quali il cinema, l’architettura, la teoria della percezione. Jan Verwoert (una delle migliori penne in circolazione per quanto riguarda l’arte contemporanea) è forse quello che riesce a farci entrare meglio nella metodologia di lavoro di Cerith Wyn Evans: un lavoro complesso fatto di citazioni su citazioni, una vera e propria bambola russa. Il lungo scritto di Adam Budak compie un percorso a tappe analizzando diverse opere dell’artista gallese per arrivare a quelle esposte nella mostra come l’enorme scritta al neon “Coloured chinese lanterns......” e la “Dream Machine”, installazione realizzata a partire dal prototipo di Brion Gysin (scrittore e artista molto vicino a Bourroughs) e Ian Sommerville e presentata su un tatami giapponese. La conversazione tra Obrist, Wyn Evans e il regista e poeta Robbe Grillet è un’occasione sprecata, volutamente troppa criptica (metà in tedesco e metà in inglese) che sembra quasi non voler comunicare. Navigando tra i testi e le immagini, chi ama il lavoro di quest’artista ritroverà tutte le sue passioni e i suoi interessi: il cinema, la poesia, la filosofia, la letteratura. Non so perchè ma tra tutto il materiale presente nel catalogo, l’immagine che mi ha colpito di più è una foto di Cerith davanti ad un cartellone che pubblicizza un tributo giapponese a Brian Jones. Fantastico!

(Luca Lo Pinto)