REDS

Rudi Borsella

Strike the blues

Qualcuno dovrebbe fare un monumento alle micro etichette discografiche, come la tedesca Mad Butcher, che dal limbo riesumano vecchi dischi,antichi nastri finiti in soffitta e registrazioni live-bootleg perse nell’oblio di bands più o meno oscure e regalano a noi, avidi ascoltatori, nuovi piaceri e lontani ricordi. In questo caso si tratta di una favolosa performance dei REDSKINS al Papillon di Londra nel 1985.
I Redskins sono stati una delle meteore (comete!!!!) più luminose che abbiano attraversato il panorama musicale inglese degli anni ‘80 e che ha illuminato molti cuori anche nel belpaese, complice la spiccata identità politica della band. L’embrione dei Reds nasce a York, all’alba del decennio, col nome di NO SVASTIKAS (tanto per chiarire da subito la personalità del gruppo) dalla comune passione per il Soul, il R&B di Chris Dean (chitarra e voce) e Martin Heves ( basso), due giovani militanti del Social Worker Party (combattiva formazione extra-parlamentare britannica). Nel ’82 si trasferiscono a Londra ed è con l’entrata in formazione di Nick King (batteria) che adottano il nuovo nome di “Pellerossa”.Sin da subito iniziano ad infiammare i palchi inglesi con una esplosiva miscela di Northern-soul, energia punk e Karl Marx. Chris Dean nel frattempo aveva iniziato a collaborare come giornalista al New Musical Express, ed era entrato in contatto con la scena musicale londinese politicamente impegnata,da Paul Weller a Billy Bragg, dai Three Jhons a Robert Wyatt, con i quali condividerà da lì a poco palchi e collaborazioni. L’uscita dei primi micidiali singoli,”Lev Bronestein”,”Lean on me”,”Keep on keepin’on” e ”Bring it down”, saliti repentinamente nelle classifiche indipendenti, li impone subito come nuovi alfieri di quel combat-rock che andava alla ricerca di nuove e più credibili bandiere. La loro è una militanza che sfugge,sia la romantica ingenuità che era stata dei Clash , che il laburismo dei Jam, eroi discendenti dell’epoca punk che avevano ispirato gli stessi Redskins, per un più diretto impegno sociale.Le battaglie che i minatori inglesi stavano combattendo per la difesa del loro posto di lavoro, nella metà degli ’80, contro l’offensiva dei tagli del sinistro governo presieduto da Margaret Thatcer, li vedono in prima linea nell’organizzazione di concerti benefit a sostegno, condividendo il palco con portavoce sindacali in un alternarsi di canzoni e comizi. Partecipano alle campagne antirazziste, ma negano il loro appoggio a favore dei laburisti nelle campagne elettorali di quegli anni, in contrasto con le loro basi programmatiche che i Redskins giudicano troppo moderate. I loro testi sono veri e propri manifesti di ispirazione trotskjista che trovano il giusto compimento nella registrazione del loro album di debutto che arriva nel 1986, pubblicato per la London Records. ”Neither Washington nor Moscow” è il documento definitivo delle posizioni politiche della band, che contemplano una nuova via, per un socialismo avulso dal modello sovietico, considerato oscurantista e repressivo, ed ancor più dal cannibalismo capitalista americano, come viene esplicato molto chiaramente sin dal titolo. Ma è soprattutto la musica che colpisce, effervescente Nouthern soul, anfetamina punk e tanto groove sparato e passionale, con i fiati a completare il tutto,nella migliore tradizione R&B. E’ difficile stilare una classifica di merito tra i pezzi dell’album, ogni brano ha la statura di un piccolo classico, dall’athem ”Kick over the statues” al rock’a’billy di “Go get organized”,sino alla conclusiva e scoppiettante “The return of the modern soul classic”. I Redskins ridefiniscono il concetto di soul bianco, monopolizzato sino ad allora da tanti stucchevoli Paul Young qualsiasi, in una musica fresca, energica, che restituisce più fedelmente il feeling della tradizione nera. Oltre ad una vivida scrittura ,un altro elemento di fascino è la voce di Chris Dean , carismatico leader della band, che fluttua tra la raucedine di Joe Strummer e i brillanti colori delle voci nere stile Motown. Un disco che fa pensare, assolutamente da ballare, bellissimo e unico; e che rimarrà tale, visto che la band, dopo solamente un altro singolo (”It came be done”) e un tour europeo che li porterà anche in Italia, si scioglie l’anno seguente, lasciandoci con l’amaro in bocca e una piccola, grande leggenda da ricordare. Ora la Mad Butcher Records, con questa nuova uscita, ci dà l’occasione di riascoltare i Redskins nella loro dimensione più congeniale, “on stage”, con tutti i loro hits sparati al doppio della velocità, in un’ottima registrazione che ci restituisce l’esatto climax dei loro travolgenti concerti - manifesto.…
P.S. Dopo anni di silenzio sembra che il capo pellerossa sia tornato in pista come Chris Dean and the Crystallites, ad un John Peel Show di novembre…THE REDS STRIKE AGAIN!!!

(01/2)