RODNEY GRAHAM BY KIM GORDON

by Kim Gordon

Kim Gordon dei Sonic Youth probabilmente la conoscete tutti. Rodney Graham forse no. E’ uno di quei personaggi che nascono ogni morte di papa: un grande artista visivo e un fantastico musicista, oltre che una persona intelligente e curiosa. Abbiamo ritrovato un’intervista realizzata da Kim a Rodney quattro anni fa. Ne vengono fuori le passioni, le fragilità e gli interessi di entrambi.

Nel caso di Rodney Graham, il suono - che sia il rumore astratto di un proiettore anni ‘50 italiano, nel lavoro Rheinmetall/Victoria, o una canzone all’interno di un film, come in How I Became a Ramblin’Man - è ben più di una parte integrante del lavoro. Dal punto di vista contenutistico, ha lo stesso peso delle componenti visive. Anche se Graham non è di base a New York, il suo lavoro mi ricorda l’energia e gli interessi che a New York erano nell’aria durante i primi anni ‘80. Artisti visivi come Robert Longo e Richard Prince suonavano insieme a giovani compositori come Rhys Chatham e Glenn Branca. Non c’erano confini rispetto al formalismo nell’arte o comunque c’era una deliberata volontà di ignorare le barriere. Si discuteva delle performance nei club in contrapposizione a quelle negli spazi alternativi. Ma mentre gran parte di quegli artisti ha poi concentrato la propria carriera nel contesto delle arti visive, lasciandosi influenzare dalla musica in modo subliminale, Graham ha sempre mantenuto la questione aperta: Sono un musicista intrappolato nella mente di un artista o un artista intrappolato nel corpo di un musicista? La domanda è abbastanza irrilevante, ma ha prodotto molte cose interessanti.

Hai avuto occasione di vedere il tour di Neil Young?
No.

E’ fantastico. Gli show legati a Greendale sono come la folk art all’ennesima potenza. Immagino che non gli sia mai venuto in mente di lavorare in una galleria - lui funziona solo nelle arene. Quindi si è concentrato su quello. E’ stato davvero incredibile.
Penso che l’ultima volta che l’ho visto suonare era anni fa, con i Crazy Horse a Vancouver, quando voi (i Sonic Youth, ndt) aprivate il concerto. Anche voi siete stati grandi.

Grazie. Sì, Neil è un tipo molto interessante. Penso che ti piacerebbe il suo film, Greendale, il modo in cui utilizza la musica nel film. Ha coinvolto i suoi amici e la sua band. Era quasi come uno spettacolo scolastico. La ragazza con cui sua figlia va a scuola, che recita sempre in questi spettacoli, è infatti la ballerina principale. Userai la musica nella tua prossima mostra?
No, è solo un film. Fondamentalmente è una grande proiezione dal titolo Rheinmetall/Victoria 8. E’ un documentario su questa macchina da scrivere anni ‘30 che ho trovato in negozio di chincaglierie cinque o sei anni fa: Rheinmetall è il nome della fabbrica che produceva la macchina e Victoria 8 il nome del proiettore. E’ un Cinemeccanica, un proiettore italiano degli anni ‘50. Rheinmetall era anche una grossa industria che produceva armi per il Terzo Reich. All’inizio c’era questa macchina da scrivere prodotta meravigliosamente e disegnata in modo solido. Nessun tasto era mai stato usato. In qualche modo era arrivata a Vancouver. L’ho avuta sotto gli occhi per un po’ e poi ho pensato di farci qualcosa. Ho pensato di realizzare una sorta di film come quelli patinati che pubblicizzano automobili, usando solamente riprese statiche della macchina da scrivere. Ho lavorato con un direttore della fotografia e abbiamo fatto diverse riprese, come in un documentario, ma ognuna è statica. E’ girato in 35mm e proiettato con un proiettore vintage molto bello, forse anche troppo potente, preso da un cinema di media grandezza, in modo che quando lo espongo nel contesto di una galleria il film risulta più piccolo ma più luminoso, con la luce che si riflette sul proiettore stesso. Alla fine sono questi due oggetti che si confrontano l’uno con l’altro. Due tecnologie obsolete poste di fronte: la macchina da scrivere e il proiettore.

E’ interessante che hai fatto cenno agli spot commerciali delle automobili, anche io sono ossessionata dai modellini e dalle pubblicità delle macchine. Gran parte delle pubblicità stampate ha slogan piuttosto elaborati che richiamano il lifestyle delle celebrità, al punto che quasi non diresti che sono pubblicità. Molte volte mostrano solo immagini di persone - anche a me è capitato di essere in una di queste pubblicità qualche tempo fa, per la Lexus o qualcosa del genere. E hanno usato qualche slogan promozionale su di me. E’ stato veramente assurdo.
Tipo queste cose che suonano un po’ come “questa è la macchina che vorresti guidare”?

Mi pare di sì, ma non era neanche troppo quel genere di collegamento. E’ stata solo una cosa stranissima. Ma tu sai che le macchine in un certo senso rappresentano tutto. La pubblicità può essere del tipo “Qual è il tuo desiderio?” E questo ti porterà ad esaudirlo. Ho sempre pensato che rappresentano i paesaggi dei giorni nostri: vedi macchine parcheggiate vicino ai laghi e in movimento in mezzo alla natura. Ti dovrebbe piacere.
Mi sono allontanato dall’idea dello spot promozionale, perché avrei dovuto fare molte riprese in movimento, super sexy, mentre mi volevo concentrare sulla staticità. Alla fine, in questo particolare contesto ha funzionato, a mia sorpresa, perché di per sé il video è molto noioso - sono riprese molto lunghe, anche di 2 minuti, praticamente sono solo riprese ravvicinate dei tasti. Ma quando viene proiettato, l’immagine ha una luminosità molto forte, la grana sembra quasi in movimento. E’ affascinante in sé. Così ho capito che senza movimento funzionava meglio.

C’è la musica?
No, m’interessava solo il suono del proiettore, molto evidente e rumoroso. Appena ho cominciato a lavorare nello spazio di una galleria con i proiettori 35mm ho voluto che producessero una sorta di presenza scultorea del suono, quindi non ho usato nessuna colonna sonora che interferisse. Voglio fare ancora qualcosa con questi proiettori, perché li puoi avere a molto poco; i grandi cinema stanno diventando multisala, e usano proiettori più piccoli. Quindi questi oggetti stanno diventando obsoleti. Li puoi comprare ad un quarto del prezzo originario.

Sei tu in prima persona a fare le riprese e il montaggio dei tuoi film o hai una crew?
Ho una crew. E’ un po’ un’eccezione rispetto a quello che faccio di solito. Abitualmente recito come attore, quindi mi faccio dirigere da qualcun’altro. Mi piace. In questo caso ho co-diretto.

C’è un regista in particolare con cui ti piace lavorare?
Per gli ultimi lavori ho collaborato con Glen Winter, a Vancouver. Lui ha diretto Smallville, il serial televisivo. E’ stato il principale regista e anche il direttore della fotografia di quella serie. Ha diretto le ultime tre cose che ho fatto, tipo Rheinmetall. E’ molto bravo.

E per quanto riguarda il missaggio del suono?
Me ne occupo sempre io. In questo caso è stato molto semplice. Sto per realizzare un altro film dove ci sarà una registrazione di me che parlo con un megafono, facendo in modo che sovrasti il suono dei proiettori 35mm, attraverso cui sarà proiettato il film.

Mi piacciono molto le tue canzoni.
Oh, stavo per portarti il mio nuovo disco.

Magari, se potessi averlo anche per Thurston (Moore, dei Sonic Youth, ndt)... E’ un 10 pollici?
Te lo farò avere. In realtà è un doppio 12 pollici, autoprodotto, autodistribuito. Ho fatto anche un CD, un mix per la mia mostra all’Art Gallery in Ontario che poi si sposterà al Moca di Los Angeles.

E dentro c’è roba da colonna sonora?
No, sono tutte canzoni pop fatte con la band con cui lavoro da un paio d’anni.

C’è la tua voce nelle canzoni?
Sì. Il nuovo disco è diverso da Bedbug, è più cantautoriale. Più alla Neil Young, più chitarra rock anni ‘70.

Stavo guardando How I Became a Ramblin’ Man e so che non era tua intenzione, ma è come se il film fosse pensato per la canzone. Non come un video musicale però. Tuttavia, se lo guardi al di fuori del contesto installativo, diventa immediatamente un video musicale. Sembra il ragazzo sul cavallo della pubblicità Marlboro, che poi saresti tu, che cavalca attraverso un paesaggio da film western, montagne, ruscelli... Poi ti fermi, scendi da cavallo, tiri fuori la chitarra e cominci a cantare una canzone che parla dell’essere un “uomo errante”. E poi, una volta finita, torni a cavallo e scompari nel paesaggio.
In un certo senso, è una specie di video musicale. In quel periodo ero molto affascinato dall’idea di farne uno. Era il periodo in cui stavo provando a considerare il mio lato da cantautore come un progetto separato, e tentavo unicamente di scrivere canzoni. Feci un lavoro del genere in costume, Vexation Island. Pensavo poi di continuare con un western e in mente avevo anche i musicals di Gene Autry e Roy Rogers - in realtà non sono musical veri e propri, ma film che hanno all’interno degli elementi musicali. Li sto rivedendo e alcuni sono assolutamente fantastici, ad esempio un film chiamato Riders of the Whistling Pines. E’ un film di propaganda del DDT. L’hai mai visto?

Non credo.
E’ stato girato nel 1949. Gene Autry recita la parte di un ranger che deve bonificare una foresta con il DDT e i cittadini locali vanno alle armi perché il DDT sta uccidendo tutti gli animali, anche se in verità non è così. In realtà ad ucciderli è questa malvagia azienda di purificazione con un veleno diverso. La storia vuole solo dimostrare quanto il DDT sia eccezionale; lo trovo molto divertente. Il film ha dei piccoli interludi musicali, inseriti in modo del tutto arbitrario. Stavo ragionando su questo genere di film e ho pensato che li avrei citati, perché sono una specie di prototipo dei video musicali, anche se in nessun modo utilizzano le convenzioni della musica. Eh, vorrei tanto realizzare un video per almeno una delle mie canzoni, ma finora non è mai accaduto.

Mi è sempre piaciuto il modo in cui Godard usava la forma musicale nei suoi film.
E’ vero, all’improvviso è come se il suono si trasforma in canzone.

Odio i musical. O meglio, non li odio, semplicemente non sono il mio genere.
Sì, capisco. Non piacciono neanche a me. Cosa ne pensi di Kill Bill?

Non l’ho visto.
Ho appena comprato il primo volume in DVD. Sono rimasto molto colpito dall’utilizzo degli elementi musicali. All’inizio viene usata la versione di Bang Bang (My Babe Shot Me Down) di Nancy Sinatra, che è veramente eccezionale. E poi c’è una band giapponese, The Five, Six, Seven, Eights, in una lunga scena - penso che Tarantino sia molto bravo a giocare con la musica pop nei suoi film. E’ anche un maestro della narrazione. Tutta la cosa dello split-screen è semplicemente incredibile.

Ci sono un sacco di scrittori oggi, come Jonathan Letham e Dave Eggers, che ritraggono molto bene la psiche maschile. E’ come se ci fossero dei nuovi Cheever. E ho pensato che la canzone nel tuo film Phonokinetoscope sembra quasi letteraria. E’ molto Lee Hazlewood.
Beh, grazie - Lee Hazlewood è veramente fantastico. Il coro è preso dalla canzone Bike dei Pink Floyd: “You’re the kind of girl that fits in with my world.” E ho voluto citare Syd Barrett - e Albert Hofmann, naturalmente, per il tema della corsa in bicicletta. Ha una dinamica piuttosto rumorosa. Ma proprio perché non c’è un punto di sincronizzazione tra la canzone e il film, ho voluto creare qualcosa che dimostrasse, in termini di musica e video, che si può veramente mettere tutto insieme. Se riesci a rendere film e musica un tutt’uno, il punto di sincronizzazione non è così importante, può funzionare in diversi modi. Tanto che puoi pure attivare il film per mezzo del grammofono. Stavo infatti riflettendo sui primi esperimenti di sincronizzazione audio/video, quando facevano partire in contemporanea grammofono e proiettore.

Hai mai pensato di eseguire un accompagnamento musicale dal vivo dei film?
Sì, è divertente. Ho visto Lee Ranaldo (altro membro dei Sonic Youth, ndt) e Leah Singer farlo pochi giorni fa. Lei si occupava delle proiezioni e lui faceva un po’ di roba con la chitarra. Era molto bello. Ho provato a farlo. Ma non riesco proprio ad improvvisare. So bene che voi (Sonic Youth, ndt) siete molto bravi in queste cose.

Ma se avessi una canzone, potresti fare dei cicli di canzoni o qualcosa del genere.
Dovevo suonare al No Music, un festival noise organizzato da Ben Portis, proprio dopo l’11 Settembre. Voi avete suonato?

No, non siamo andati.
Io ero lì. Avevo una mostra che doveva inaugurare il 12 o il 13, ma poi ho finito per tornare a casa. Ben voleva che suonassi ed io ero un po’ riluttante all’idea, perché non so veramente improvvisare. Faccio delle jam session con gli amici, ma non l’ho mai fatto in pubblico. Voi invece quando suonate live siete totalmente liberi, senza struttura.

Beh, individualmente, lo facciamo. Però come gruppo non siamo molto bravi ad improvvisare, nel senso stretto della parola. Nelle canzoni ci sono alcune parti che in qualche modo sono aperte, ma per la maggior parte sono cose programmate. Ci sono momenti che ti permettono di essere spontaneo, ma quando abbiamo provato ad improvvisare del tutto insieme a qualcun altro è stato un disastro. Anche se, quando abbiamo suonato al tributo per Stan Brakhage all’Anthology Film Archives, è stato bello - avere un soggetto che determina quello che stai facendo fa una bella differenza.
Ho improvvisato una volta in galleria e sono rimasto amareggiato. Era per un lavoro chiamato Softcore, dove ho rifatto la parte di Jerry Garcia in Zabriskie Point di Antonioni, quando suona la chitarra durante la scena di sesso nel deserto. Ho messo in loop quella scena nel proiettore e ho suonato per tutta la durata del film, che è di 108 minuti. Ho suonato in maniera continuata, in una specie di monotonia costante. L’ho pensata come una cosa mentale più che semplicemente improvvisata. Ho letto in una rivista di chitarra che è utile fare pratica davanti alla televisione, cosa che faccio sempre. In quell’occasione mi sono seduto su una sedia comoda e ho guardato la scena famosa di quel famoso film. E’ stato come immergersi dentro Antonioni, Zabriskie Point. E’ stato un grande flop. Antonioni ricevette tantissimi soldi da Hollywood, e li ha investiti in questa scena. Jerry Garcia ha guadagnato abbastanza soldi per comprarsi una casa solo per questa scena, ed è la cosa che mi ha più affascinato. Antonioni lo ha fatto atterrare per quattro ore e lui si è semplicemente seduto su uno sgabello e ha improvvisato.

E’ un film che dovrei rivedere. Sono anni che non lo vedo.
C’è anche la fantastica scena, che è un po’ il prototipo del rapporto musica-video, quando la casa nel deserto, quell’incredibile casa modernista, esplode. La canzone dei Pink Floyd con l’esplosione in slow motion - è veramente nello spirito del video musicale moderno.

Quella, e la scena con gli Yardbirds che distruggono i loro strumenti mentre stanno suonando una canzone in una piccola festa in uno scantinato. E’ una dei miei momenti preferiti nel film.
Anche per me. E’ incredibile.

Ci sono dei compositori che ti piacciono?
Compositori?

Sì o qualche colonna sonora di film che ti piace in particolare..
No, non ho mai fatto uno studio al proposito. Vorrei aver analizzato meglio la musica dei film.

Cosa mi dici riguardo ai cantanti? Ci sono dei cantanti che ti piace ascoltare o che ti sono d’ispirazione?
Quando stavo lavorando al mio disco ho lasciato da parte le cose per un po’, solo perché tutti suonavano così bene e io in confronto suonavo così di merda. E’ qualcosa che mi capita spesso quando lavoro. E’ una crisi di sicurezza in me stesso. Così ho cominciato per davvero ad ascoltare solo cose altrui. Tendo a sentire roba vecchia per l’ispirazione nei testi, tipo Lee Hazlewood e il vecchio Dylan, credo sia vero che la roba vecchia è più interessante. I testi di Dylan del nuovo album sono eccezionali. Gli vengono veramente spontanei. Io ho grossi problemi quando scrivo i testi. Ho le idee per le canzoni, però senza testo, e così stanno ferme per un anno, finché non tiro fuori qualche stupida riga. Questa per me è la parte più difficile. Ho cominciato a scrivere canzoni con i testi solo sei o sette anni fa. Ho lavorato con questa band, UJ3RK5 (che si pronuncia “jerk”), con Jeff Wall, Ian Wallace e altri amici a Vancouver, ma non ho avuto nessun input riguardo ai testi. Ho lavorato molto sulla musica.

Penso che i tuoi testi siano fantastici.
Grazie. Non mi viene facile, questo è sicuro. Ammiro le persone a cui riesce in maniera naturale. A Stephen Malkmus viene molto facile.

E’ vero, ma per lui è anche un’insidia.
Pensi questo?

Dopo un po’, come fai ad avere un’incidenza reale? Non so.
Mi è piaciuto il suo ultimo album.

Anche a me. E’ sempre stato un cantautore spontaneo.
Ci sono alcuni testi molto belli nell’album solista di Thurston, Psychic Hearts.

Spero di avere un promo del nostro nuovo album. Ne porterò uno alla tua galleria. Sono molto eccitata. Penso che su questo album Thurston abbia dato davvero il meglio di sé per quanto riguarda la parte cantata, e anche io.
Non vedo l’ora di ascoltarlo.

Richard Prince ha realizzato la cover; useremo uno dei quadri della serie Nurse.
Non li conosco.

Sono ripresi da tascabili pulp, stampati e sopra dipinti sullo stile di De Kooning. I titoli sono tipo New England Nurse o Surfing Nurse. Il titolo del nostro album è Sonic Nurse. Io e Richard uscivamo spesso insieme nei primi anni ‘80, quindi è stato bello ritrovarsi. Ora non passiamo più tanto tempo insieme…
E’ curioso, stavo leggendo il tuo comunicato stampa ed erano riportate alcune tue frasi in cui dicevi di essere sempre più interessato alla musica, di essere orientato in questa direzione e di non sapere più se continuare a fare ancora l’artista visivo.

Sì. Non ricordo dove l’ho detto, ma è vero. La musica mi ha aiutato durante un brutto periodo. Ho sempre amato la musica ma di fatto l’ho lasciata per focalizzarmi sulla mia carriera d’artista. Non avevo soldi all’epoca - erano i primi anni ‘80 - e vendetti la mia chitarra. Una storia triste. Quando cominciai a guadagnare un po’ di soldi, mi rimisi a pensare di nuovo alla musica, visto che nel frattempo tempo non mi trovavo molto a mio agio con il lavoro d’artista. E’ stato molto bello tornare a suonare. Ho messo insieme un po’ di persone con cui collaboro ormai da un po’. Ma non ho mai trovato il modo di inserire la mia musica all’interno dei miei lavori tranne che in Phonokinetoscope e in Ramblin’Man. E poi suono troppo spesso in contesti artistici, credo. Ho suonato con la band a Toronto per una mostra che ho intitolato A Little Thought e c’è stata una recensione musicale che “distruggeva” il pubblico dell’arte. E’ comprensibile che un critico rock dica questo. Il contesto in effetti non era molto rock.

Almeno hai avuto una recensione.
Esattamente.

Gran parte delle persone che seguono il percorso opposto, i musicisti che fanno arte, non ricevono mai recensioni. Anche io mi sto avventurando in un altro lato di me stessa, perché mi sono ritrovata sempre più coinvolta nelle mostre. Mi è sempre piaciuto tenere separati arte e musica, ma ora mi trovo ad usare la musica come soggetto. In una mostra che ho fatto l’anno scorso a New York ho messo i testi dei Led Zeppelin su una superficie di legno in una macchia di metallo dorato. Il lavoro riguardava l’essere cresciuta a Los Angeles, l’architettura contrapposta alla natura e la nostalgia dell’adolescenza. L’anno scorso ho fatto due mostre a New York, ma è dura quando sei conosciuta per un altro genere di cose. Non volevo interessare alle persone solo in quanto Kim Gordon. D’altra parte però c’è una ragione per cui ai tempi ho voltato le spalle al mondo dell’arte in modo brusco, quindi devo stare attenta a come mi ci riavvicino.
Trovo che il mondo dell’arte sia in un certo modo esclusivo e, allo stesso tempo, poco aperto alle cose. Infatti vorrei portare la band in giro per un piccolo tour rivolto solo a persone che sono fan musicali. La maggior parte delle persone di cui apprezzo le opinioni sono musicisti, ovviamente.

Quando è uscito il tuo nuovo Cd?
Un paio di settimane fa. Il disco l’ho realizzato lo scorso Settembre. Ne ho stampate 1.000 copie, sono nel mio studio e le do alle persone. La Scratch Records di Vancouver mi ha aiutato con la distribuzione in Canada. Quindi lo sto facendo girare un po’. Il tour è difficile da realizzare. E’ troppo costoso portare le persone in viaggio. Ho fatto cose in solo ma non ci sto più dentro. Grava troppo sui miei nervi. E’ terrificante sedersi lì con una chitarra acustica, ma è gratificante. Hai come la sensazione di sentirti completamente nudo. Le prime volte ho fatto degli errori piuttosto grossi. La mia mente diventava totalmente bianca nel mezzo di una canzone e mi toccava ricominciare da capo. Una volta ho dovuto ripartire per tre volte. Sto provando ad allontanarmi dal progetto solista. La settimana prima della registrazione mi siedo, provo e mi agito.

Vorrei vederti usare di più la musica nel tuo lavoro. E’ una grande cosa, il modo in cui l’affronti alla lunga.
Ora ho una buona band con cui mi piace lavorare. E’ difficile organizzarsi con quattro persone. Voi suonate regolarmente?

No.
Vi ritrovate insieme solo quando state lavorando ad un progetto?

In parte è dovuto al fatto che ora non viviamo qui. E quindi già solo mettersi d’accordo sulle cose è difficile. E’ molto più semplice risolvere i problemi se ci si ritrova tutti in una stanza e si dice “Ok, decidiamo”. Piuttosto per esempio che inoltrare la cover a tutti, con ognuno che poi dice la sua. E’ una cosa che fa impazzire i graphic designer.
Vi ho visto, c’era Jim O’Rourke con voi. Tu cantavi senza suonare né la chitarra, né il basso, ma ballavi. Era bello.

Sì, è stato divertente. Jim ora è un membro dei Sonic Youth, almeno fino a quando non si stanca. Ma penso che si sia evoluto anche il modo di scrivere le canzoni. In un certo senso siamo arrivati ad un estremo nel tentativo di essere astratti e aperti con la struttura della canzone, ora stiamo tornando indietro. A Jim piace fare le leccatone, con la doppia voce, cose divertenti. Sul palco può essere davvero d’impatto, e su questo disco ancora di più.
Ho pensato che musicalmente era molto forte, e alla fine è quello che mi interessa.

Hai mai visto il lavoro di Cameron Jamie?
Lo conosco. Lavora con Mike Kelley?

Sì, ha fatto delle cose con lui. Ma ora vive a Parigi e ha fatto questo film, una sorta di documentario sul wrestling da cortile. L’ha mostrato con l’accompagnamento live dei Melvins. Non l’ho visto, ma sembra fantastico.
Posso immaginare, appropriatamente pesante. Vengono da Aberdeen.

A proposito, Aberdeen era un progetto interessante che hai fatto, quando andasti nella casa natale di Kurt Cobain per realizzare delle foto. E’ una delle città più deprimenti in cui sono stata, ma è molto indicativa di alcune parti della West Coast, tipo intorno a Crescent City, nel nord della California.
Sono entrato e uscito dalla città molto velocemente. In parte a causa del tempo, era una giornata molto uggiosa. Ad un certo punto il cielo si è aperto e ho potuto fare foto per due ore. Mi sono sentito un po’ come un voyeur, con tutte queste persone che mi guardavano da dietro le persiane. Era strano. Era un lavoro che parlava del mio tentativo di entrare nella musica provando a fare dei demo. A casa ho poi fatto delle registrazioni a quattro traccie delle canzoni, pensando a Kurt Cobain. E’ stata una presentazione lo-fi con diapositive e cassette audio.

Adoro lo slide show in I-Photo sul Powerbook. L’hai mai visto? Dissolve le immagini da solo e ha questo archivio di musica, roba tipo clavicembalo, che suona in loop all’infinito.
Mi piace lavorare con le diapositive e l’audio. Stavo pensando di fare un progetto a San Remo, che è un luogo di villeggiatura sulla riviera italiana, durante il loro festival musicale annuale. Stavo pensando di andare fuori stagione a fare registrazioni e scattare delle foto. L’idea è di mescolare il turismo con la registrazione lo-fi, una sorta di “rambling e recording”.

La cosa che trovo interessante della musica, senza voler essere pretenziosa, è che è come l’architettura. La porti con te; cambia il tuo umore. Trasforma qualsiasi ambiente in cui ti trovi e trasforma il tuo ambiente interno, la tua psiche. E’ una qualità così difficile da descrivere. Niente gli assomiglia. Posso pure andarmene da un negozio, se non sopporto la musica.
Posso anche spendere un sacco di soldi in shopping se la musica nel negozio è veramente bella. Mi è successo, quando mandavano qualche traccia sexy dei Roxy Music. Però non ho mai lasciato un negozio disgustato.

Di solito è la musica techno a farmi scappare.
Sì, in effetti la techno non è proprio il mio genere.

Le onde sonore quadrate. Non le reggo.


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L’intervista è stata pubblicata originariamente sulla rivista americana Bomb. La versione in lingua originale potete trovarla anche tra le nostre web exclusive o sul sito di Bomb (www.bombsite.com).
All the images - Courtesy of the artist and Lisson Gallery Copyright Rodney Graham, 2008

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