PRESENTING CURATORS...(Part 1)

by Ilaria Gianni & Filipa Ramos

Jens Hoffmann, Chuz Martinez e Patrick Charpenel

Se la Storia è relativa, allora meglio farne più di una. Si è scelta una sequenza di anni chiave, 1967 - 1977 - 1987 - 1997 - 2007, e poi si è chiesto ad alcuni tra i più interessanti curatori in circolazione di indicare, per ciascuno di quegli anni, l’opera d’arte che ritenevano più influente. Non per farne una hit-parade, ma per vedere quante e quali Storie dell’arte si possono fare in due pagine e in sole due puntate.

Jens Hoffmann, 1974, San José, Costa Rica. Direttore CCA Wattis Institute of Contemporary Arts, San Francisco.

YESTERDAY, TODAY, TOMORROW
Today Series, la serie monumentale su cui On Kawara lavora da oltre quarant’anni, è più d’ogni altra cosa una documentazione temporale. Quando sono stato invitato da NERO a selezionare alcuni lavori iconici del passato e soprattutto a riflettere su opere realizzate negli anni 1967, ’77, ’87, ‘97 e 2007, considerati chiave dalle curatrici dell’articolo, non sono riuscito a vincere la tentazione di fare ciò che mi sembrava più ovvio: proporre i Date Paintings di On Kawara per ogni anno, lasciando la selezione finale dell’opera esatta, per quanto concerne lo specifico giorno e mese, all’artista stesso. Nonostante ogni quadro contenga sottili differenze, i lavori non hanno subito radicali trasformazioni nell’aspetto nel corso delle quattro decadi in cui sono stati realizzati. I Date Paintings rappresentano un continuum nella perenne evoluzione di un mondo profondamente influenzato, negli ultimi quarant’anni, dal periodo da cui questa serie prende origine. L’artista cominciò a lavorare ai suoi Date Paintings nel 1966 (il suo scopo è di terminare solo all’ora della sua morte) e da quel momento ne ha dipinti oltre duemila, seguendo un sistema uniforme e severo per la loro esecuzione. Ha stabilito otto misure specifiche per i suoi quadri orizzontali, usa solo due caratteri tipografici (Gill Sans e Futura) per le date (tutte applicate a mano) e usa solo un particolare set di colori (grigio, bianco, blu e rosso) combinando ogni tonalità il giorno stesso della realizzazione dell’opera, in modo tale che ogni lavoro possieda un senso d’individualità. Un’altra variazione tra i quadri consiste nel modo in cui l’artista dipinge le date sulla superficie dei lavori, attenendosi alle diverse modalità di scrittura e d’ordine di mese, giorno, anno, dei paesi in cui si trova al momento della realizzazione dell’opera. La data del giorno in cui il lavoro è realizzato, funziona anche come titolo del pezzo. Capita che quest’ultimo sia a volte seguito da un sottotitolo che può riferirsi ad un’esperienza personale, a un evento di dominio pubblico, può essere un commento, o può semplicemente alludere al giorno della settimana corrispondente alla data (per esempio: lunedì, martedì, mercoledì e così via). Ogni quadro non esiste per sé, ma appartiene ad un’entità più grande. Viene infatti accompagnato da un contenitore di cartone in cui l’artista inserisce un articolo tratto da un quotidiano locale pubblicato lo stesso giorno dell’opera.
È impossibile capire il criterio di scelta dei giorni individuati da On Kawara per realizzare i suoi quadri. Quando osserviamo i lavori specifici che l’artista ha scelto per questo articolo, le date possono soggettivamente avere o no un significato per noi, tuttavia per On Kawara rappresentano uno specifico ed esatto momento della propria vita. In Today’s Series, memoria collettiva e memoria individuale sono unite in un’opera d’arte e ordinate per date.
Si può immaginare che nel momento in cui questo progetto avrà fine, porterà con sé la conclusione di quell’esperienza globale e personalizzata immaginata da On Kawara. E con sé, ancora, il conseguente dominio dello spazio e del tempo odierno, standardizzato e tecnologicamente implementato.

Chus Martinez, 1972, Ponteceso, Galicia, Spagna. Direttrice Frankfurter Kunstverein.

A TALE OF TWO WATCHES… OR MORE
Molto più spesso di quanto sia desiderato, i curatori si trovano a dover affrontare il problema di stabilire una classifica tra opere d’arte. L’ultima edizione della Biennale di Lione era precisamente basata sull’idea di far individuare a dei curatori i significati tramite opere rilevanti, che presumibilmente avrebbero potuto incorniciare e riempire una decade. La scrittura della storia dell’arte è diventata, improvvisamente, una questione di gestione d’informazioni. I curatori sono gli agenti - gli occhi lì fuori - le opere sono il messaggio.
Nominare l’eletto è un vecchio esercizio che consiste nell’indicizzare le informazioni sotto semplici categorie. Dai servizi segreti alle istituzioni di consumatori, tutti compilano liste. Una lista diventa un dispositivo: non la leggiamo, la controlliamo. Non ci aiutano a capire, ma hanno certamente la capacità di creare una nuova liturgia, in cui i nomi sono come i grani di un rosario e la ripetizione risulta essere la chiave. Nel momento in cui un nome comincia ad apparire, dovrà significare qualcosa… E a quel punto noi iniziamo a pregare in suo nome.
Nel 1967 Oscar Bony, uno studente dell’Istituto Torcuato di Tella, partecipò ad Experiencias 67. Dodici giovani artisti furono invitati a produrre una situazione, un lavoro, o “un’esperienza” che doveva essere, in qualche modo, portata avanti dallo spettatore. Il progetto ebbe luogo nello spazio espositivo della scuola nella parte sud di Buenos Aires. Bony presentò un’installazione, una “situazione” consistente in sessanta metri quadri di filo metallico usato per delimitare i pollai e un film in 16mm che proiettava la stessa immagine del filo metallico. Il film mostrava l’immagine dello stesso oggetto che si vedeva nella galleria e in questo modo focalizzava l’attenzione su uno dei maggiori interessi di quell’epoca: il décalage tra la realtà e l’informazione sulla realtà. La guerra e il reportage sulla guerra sono due cose molte diverse.
Oscar Bony è un artista rilevante. Questa affermazione implica fin da subito che dobbiamo porre le domande “dove?” e “per chi?”. Potrei andare avanti individuando opere simili, aggiungendo ulteriori informazioni alla galassia informativa-curatoriale, e nomi di lavori che hanno preso vita in specifici contesti.
La lista sincronizza la storia, produce informazioni rendendole disponibili per il consumo. Un vecchio detto spagnolo dice “chi ha un orologio conosce l’ora, chi ne ha due non potrà mai esserne sicuro”. Tuttavia due storie sono sempre meglio di una.

Patrick Charpenel, 1967, Guadalajara, Messico. Collezionista e curatore indipendente, Guadalajara, Messico.

1967 - LYGIA CLARK
Cesariana: série roupa – corpo – roupa (cesariana: clothing – body – clothing series)

La tensione generata da questa serie è data dall’unione tra arte e vita che vi è insita. Questi lavori terapeutici enfatizzano la cultura “altra” aprendo e offrendo spazio alla sfera sociale.

1977 - PAUL McCARTHY
Grand Pop

Quest’opera è uno dei primi capolavori di Paul McCarthy. Grand Pop costituisce un’importante svolta nelle tendenze del panorama artistico degli anni ’70. La sua capacità di banalizzare certi codici artistici e culturali ha aperto una strada fondamentale che sarebbe stata esplorata dalle generazioni successive.

1987 - FISCHLI & WEISS
The Way Things Go

Esistono pochi lavori che coniugano con tanta coerenza la dimensione fisica (la causa e l’effetto di diversi corpi che interagiscono) e un terreno culturale (dove ogni oggetto è un residuo del mondo presente). L’effetto “domino” prodotto da un’azione insignificante, genera un big-bang di scala domestica.
1997 - PIERRE HUYGHE
Snow White
Il film articola due momenti importanti rapportati ad una situazione specifica. È uno dei primi lavori di Huyghe costruito da un’esperienza “speciale” che sopravvive grazie al nuovo significato assunto dal primo evento.

2007 - TINO SEHGAL
This Situation

La sensazione provata quando ci si trova a confrontarsi con un gruppo di giovani studenti in uno spazio espositivo, è il punto di partenza da cui si genera un dialogo sul tempo e sullo spazio sociale. Il fatto che quest’azione non possa essere documentata in alcun modo, causa una reazione strana nel pubblico. A congelare l’istante, ci pensa la memoria di ogni persona e non un documento: è ciò a donare significato al lavoro di questo artista anglo-tedesco.