C O C OO N

by Michele Manfellotto

Heaven is knowing who you are

Anni fa, a Roma, al Flaminio, una comitiva multietnica, enorme, incarnava qualcosa di molto simile al vero hip hop. Benji ne faceva parte, e sa quali leggende circolano su quella cricca che non aveva paura di nessuno. Cocoon vuole fargli l’effetto che la piscina con i bozzoli alieni faceva ai vecchietti del film: farlo tornare alla passione che non lo lascia mai. Perlomeno finché sta a mollo.

Cento, centocinquanta persone, che diventavano il doppio il sabato, qualche volta fino a cinquecento. Tanti giorni veniva tanta gente, ma tanti giorni tanta gente che ti aspettavi che veniva non veniva, perché: chi c’aveva il battesimo, chi c’aveva il matrimonio, chi c’ha la madre che sta male, tanti cazzi.
Troppo bello, mi brillavano gli occhi. C’avevamo tutto, abbiamo perso tutto.
Era la comitiva più stilosa d’Italia, e ne parlavano. Il telegiornale, i giornali, tutte le scuole. Sono venuti i giornalisti a fare le interviste, e Killa Bee c’aveva paura, Non vi fate vedere, quelli che stanno con me: a quelli della cricca sua, no? Per paura che vedendoli là, in televisione, i poliziotti, o persone a cui avevano fatto delle sòle, li ribeccavano. Comunque ci vivevamo tutta la cultura, perché erano gli anni del rap.

C O C OO N Skit Featuring Benji aka Bee-e-N-Gee-e aka La Strafottuta B aka Benjanyte from Flaminio, Villa Ruffo Gang, Mambassa Family, Bar Clap Click
Cocoon? Il film di Spielberg. Quello dei vecchi che diventano giovani: si pigliano tipo delle vitamine dagli extraterrestri, e diventano giovani. Cioè i vecchi a un certo punto cominciano a scopare a mille all’ora, a nuotare, a correre, stanno in uno stato di grazia fisica perfetta. Di Spielberg: Cocoon 1 e 2. Una cazzata, poi.

Yo, my name is BEE-E-N-GEE-E, detto Benji per i lettori di questa rivista: concepito a Roma, nato il 20/08/1976 all’Asmara, Eritrea, tacco dell’Etiopia, Africa, sotto la Sicilia. Nella capitale incastrato da due settimane dalla nascita o dal dì che sono nato.
Mia madre è andata a partorire giù per patriottismo. Mio padre è metà bolognese e metà congolese: ma l’ho scoperto a sedici anni, da piccolo non me lo ricordo.
Arrivo al Flaminio nel ’92-93, dopo un’estate passata in Eritrea. Avevo conosciuto eritrei di Roma, giù all’Asmara. Abbiamo fatto comunella: sette, otto elementi che mi parlano di questa comitiva, che loro fanno tutte queste cose. Si beccavano a Tor Bella Monaca.
L’ossatura della comitiva era eritrea: centocinquanta, pure di più forse. Tanti d’estate andavano giù, in Africa, e da Tor Bella Monaca avevano cominciato a vedersi al centro. Parecchi stavano in collegio con me, altrettanti in un altro collegio, e ci conoscevamo tutti.
Poi c’erano i francesi. Di origine africana quasi tutti: studiavano allo Chateaubriand, sopra al muretto del Flaminio, e tanti erano filo-rap e cannaroli. A Tor Bella Monaca il rap c’era già, ma i francesi di novità ne hanno portate parecchie. Hanno dato e hanno preso. C’era interesse da parte loro perché vedevano tutti questi negri che stavano con lo stereo a sentirsi il rap, e tanti di loro già cantavano, in francese o in italiano.
Dall’autobus vedevo sempre quarantamila negri, un mare di gente. Ma non mi fermavo mai, per soggezione. Io avevo fatto due dischi: uno techno, e uno rap. Mi sentivo gli Articolo 31. Facevo il disco? Io sono Benjamino sono un tipo OK, da quando sono nato faccio il DJ: stile Jovanotti.
Vado lì, tutto un altro mondo. Gente stilosa che rappava. Pantaloni calati, magliette da football, casacche, canotte, bandane, cavezze. A scuola io ero l’unico, e se tu non sei Afrika Bambaataa o Public Enemy sei un coglione: o almeno eri considerato tale ai tempi, nel ’90, ’91, ’92. Tornavi a casa e ti raddrizzavi il cappello, ti tiravi su i pantaloni: ti risistemavi. Nel mio quartiere non potevo girare come volevo: c’erano le guardie, e io ero il primo che guardavano.
Al Flaminio eri uno dei protagonisti, pure se non eri niente, perché facevi parte di un movimento che è nato così, prendendosi la libertà di fare cose che a Los Angeles erano scontate. La gente ci invidiava, nelle scuole copiavano gli stili nostri. Perché quello che vedevano in televisione non era fantasia, roba di chilometri e chilometri, ma lo facevamo pure qua. Perché noi lo facevamo.
E a livello musicale il Flaminio ha portato la West Coast, perché qua c’erano le posse. Andate a controllare il primo compact dei Flaminio Maphia, Restafestagangsta: ci sta questo negro in mezzo a quattro bianchi, Rude, Pusha, G-Max, Ch-ch-paro Manero e Booster G.
Lo stile del Flaminio lo faceva la gente del Flaminio e la gente del Flaminio era tanto West Coast. Il suono West Coast piaceva di più perché erano gli anni in cui la West dominava, è semplice. B-Real, che con il pitch alto spaccava tutto. O Warren G, che è durato due scuregge: ma Regulate spaccava, troppo stile, troppo show. Snoop non aveva ancora fatto il primo disco.
C’era Coolio. E io ero come Coolio. Certi si facevano le trecce, tipo Snoop, tanti pelati, come 2pac. Io invece ero come Coolio: codone qua, con otto rasta qua, e codone qua, con altri otto rasta qua. Poi Busta Rhymes l’ha copiato: ha spaccato di più, ma il La gliel’ha dato Coolio.
2pac era a Los Angeles a registrare Me Against The World. L’hanno carcerato, ma Dre gli ha fatto registrare la voce in carcere e quando lui è uscito il disco era già bello che pronto.
2pac era dio. A Napoli c’è San Gennaro? Al Flaminio c’era 2pac: funzionava così, te lo assicuro. Non come quel buffone di Puff Daddy che si fa arrestare con la pistola in moto contromano a Parigi per farsi mettere sul giornale, perché si sa che ci sta un quarto d’ora, in carcere: 2pac era 2pac. Snoop ha creato uno stile, 2pac un movimento: Thug Life, capito come?
A Roma il movimento lo facevamo noi, e al Flaminio ci passavano tutti. B-Real; Coolio; Shaggy; KRS One; Kid Capri; Mathematics; gli italiani tutti; Derek B, mitico anni ottanta londinese old school; Afrika Bambaataa; Eric Sermon; Wyclef e Pras, l’anno dopo che si sono sciolti i Fugees.
Wyclef è andato con una che mi scopavo pure io, che si scopavano in tanti, e Pras con un’altra e lei il giorno dopo mi ha detto, Lo sai chi mi ha scopata?
Il fatto è che prima un negro pigliava le botte e stava zitto.
Dai nazi, da altre comitive. Poi è nato il Flaminio, e se toccavano uno toccavano tutti. C’era senso di appartenenza: non era tipo Ku Klux Klan, o, non so, un sindacato, ma ci guardavamo tutti le spalle.
Andavi a combattere: streetfight, capito come? Erano le storie delle comitive di Roma.
Una volta menano il Principe dei ladri: caricato in quindici, solo perché era nero. Siamo andati in cento. Da allora lo sapevano tutti. E abbozzavano, o venivano al Flaminio a prenderci le botte.
Si diceva che eravamo figli di diplomatici. Ce n’erano, ma erano undici o dodici su trecento, e spesso capitava che quando venivano le guardie erano loro che si mettevano subito in mezzo: Non mi puoi toccare, sono corpo diplomatico. E noi appresso, Siamo corpo diplomatico, e non era vero.
Alcuni erano ricchi, e si vedeva: a diciotto anni io stavo col Ciaetto, altri c’avevano la jeep. Qualcuno magari gli faceva, Tu che cazzo ne sai, c’hai i soldi di papà: ma per la maggior parte di noi non faceva nessuna differenza.
Eravamo normali, figli di gente normale. Ma altri ancora se non scippavano una vecchietta i soldi non ce li avevano.
E i vestiti spesso ce li andavamo a rubare, e c’era il Principe dei ladri che era un dio.
Girava col bloc-notes, Tu che vuoi, il Carhartt blu? Le Stan Smith con le strisce di che colore? C’aveva un kit di pinze, pinzette, lame, limette. Sapeva dove erano gli allarmi, in tutti i negozi. Faceva un sopralluogo, poi tornava e li castigava. Tanti fagiani si facevano beccare, lui mai.
Uno dei pochi che poi hanno svoltato con il rap una volta si è fatto beccare: da MAS, per una maglietta da settemila lire. Da MAS, capito come? Per una maglietta da settemila lire del cazzo, poi.
Un giorno, d’estate, stavamo in giro con tutti questi vestiti rubati in vari negozi: a cena quelli del tavolo accanto fanno, Voi che fate dopo? E noi, Noi facciamo footing, e dopo il dolce tutti via, fugone, a correre, e da lì siamo andati in discoteca. Dopo la chiusura siamo entrati e abbiamo rubato tutti i superalcolici: tre casse. E poi siamo andati a fianco, dove c’erano tutti stand, capannoni vari: ci siamo rubati tutto pure là.
Abbiamo scavalcato, altri stavano fuori a caricare la macchina. Erano le sei di mattina, e stavamo così, a tirare i vestiti al di là di questo cancello alto tre metri, che se passavano le guardie ci davano rapina a mano armata pure se non c’avevamo un cazzo.
A un certo punto vedo la pila della guardia giurata. Ho buttato tutto dall’altra parte, ho scavalcato, e questo mi ha preso la ciavatta. Che cazzo mi frega della ciavatta, era una ciavatta pure scrausa, manco era della Puma, per dirti: costava tipo mille lire, quella ciavatta.
La guardia sapeva i personaggi, ma non poteva fare un cazzo. Stavamo in discoteca? E vacci a riconoscere: siamo tutti negri, siamo. Venivano in quattro e facevano, È quello? È quell’altro? E noi a ridere. Ho visto la denuncia: Il negro con le trecce. Eravamo tutti negri con le trecce.
E poi si diceva che avevamo le armi. Ma di pistole ce ne erano solo due, tutte e due tolte alle guardie.
Una l’ho vista. L’ho toccata, ma con i guanti: con tutti questi telefilm, Miami Vice, impronte digitali e cazzi vari, chi vi si incula.
L’aveva presa il primo combattente del Flaminio, la bestia number one. Faceva il buttafuori e alzava i motorini così, come io alzo la bottiglia.
L’avevano beccato, c’aveva tipo sette fogli di via. Alla fine l’hanno rimpatriato: a fatica, penso col bazooka. Quella volta la guardia gli fa, Scendi dal muretto: lui è sceso, gli ha dato due pizzoni, gli ha levato la pistola e se n’è andato.
Siamo il Flaminio e possiamo fare tutto tanto non ci tocca nessuno, questo pensavano tanti. Arrivano quelli del Flaminio: sembrava di entrare con il passepartout.
Eravamo LA comitiva, e questo potere ha dato alla testa a tante persone.
Ognuno doveva inculare l’altro, non c’era più rispetto. Tanta gente c’ha preso sòle e botte a buffo. Quello è del Flaminio: era diventata una mezza brutta cosa.
Eravamo cento, centocinquanta persone. Si litigava, e Killa Bee faceva, Loro stanno tutti con me, ma non si mettono in mezzo.
E tanti facevano pippa, perché ai tempi il Flaminio c’aveva un bel peso specifico.
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