DESIGNED BY BUTT MAGAZINE

Nero

Li intervistiamo e poi li copiamo, impaginando l’intervista come avrebbero fatto loro. Colori, font, impaginazione, elementi grafici, ecc.

Intervista a Jop Van Bennekom, editor e graphic designer di BUTT Magazine. BUTT è, in tre parole, una rivista gay. Anzi è la rivista gay per eccellenza. Non per storia o per numero di lettori, che anzi sarebbero punti a sfavore, ma per il suo stile sofisticato e per quell’atteggiamento un po’ sprezzante di chi non ha nulla da dimostrare. Sesso, grafica, cultura alta e font popolari.

Ci sono alcune riviste gay degli anni settanta, tipo Little Caesar di Dennis Cooper, che in qualche modo sembrano appartenere allo stesso immaginario estetico di BUTT…
Sono tante le riviste a cui facciamo riferimento in BUTT, specialmente degli anni’70. Quando abbiamo creato BUTT, guardavamo a diversi immaginari che, secondo noi, ai tempi erano meno condizionati e più spontanei di quelli che vediamo oggi: vedi i corpi perfetti, il look ordinato e leccato... Il marketing legato ad un certo lifestyle gay ha corrotto gran parte dell’energia presente nella scena gay pre-Aids. Più di ogni altra cosa, crediamo di proseguire sulla scia della tradizione che appartiene alla scena gay più spontanea e inclusiva (e forse anche un po’ più sovversiva).
Sappiamo che dietro la scelta dei font di BUTT c’è anche una ragione di natura sessuale. Associ l’American Typewriter all’estetica gay e la Compacta alla mascolinità. Ci spieghi?
Si, è quello che penso. Credo che l’American Typewriter sia un font con degli elementi leggermente arrotondati e un che di femminile, mentre il Compacta è molto mascolino. La loro combinazione riassume bene quello che è BUTT. Entrambi i font provengono dallo stesso design tipografico americano anni ‘70. Il design di BUTT si basa sul design dei quotidiani, con le sue griglie, le regole di impaginazione e i titoli in grassetto forte. Mi piace l’estetica che trascende le cose con urgenza. Ha un che del pamphlet, senza essere direttamente politico.
Ci dici qualcosa sulla la scelta del colore, che è uno degli elementi più caratterizzanti della rivista. E’ solo una scelta estetica o ha anche un valore per così dire simbolico?
Penso che il rosa non sia più un colore gay di per sé, è stato soppiantato dall’arcobaleno. Abbiamo voluto riportare il rosa ad essere un colore gay, usandolo in maniera molto diretta visto che tutto su BUTT è gay... Funziona.
Il tuo è uno stile grafico a cui molti si ispirano, tu stesso l’hai ammesso. I punti quindi sono due: cosa vuol dire ‘copiare’ nel graphic design e quali sono gli elementi distintivi del tuo stile?
Il mio stile grafico è super-diretto. In realtà è più un linguaggio che uno stile. Lavoro sia come editor che come designer, e quindi sia con i contenuti editoriali che con gli elementi grafici. C’è sempre uno strato ironico e disimpegnato in un rigido format grafico. E’ un mix molto preciso di elementi base che non riesco a definire esattamente. Copiare è difficile e non sento di essere stato imitato da altri media. Ci sono tracce di BUTT e Fantastic Man in un sacco di prodotti mainstream, ma sempre e solo a livello formale: alcuni elementi grafici, l’impostazione dei titoli o un certo approccio editoriale. D’altra parte c’è un’intera industria del “copia e incolla” nel mondo del graphic design e della pubblicità. Io mi sento un po’ fuori da questo, anche perché sono più impegnato ad editare riviste che ad essere un graphic designer che deve difendere il proprio universo estetico.