CRYSTAL DISTORTION

Valerio Mannucci

The day after. Il giorno dopo. Secondo me non è un fatto temporale, è piuttosto uno stato mentale. E non è neanche una questione di sonno perso o di malessere fisico: il giorno dopo è un giorno particolare per chiunque abbia vissuto una bella nottata. Ma il giorno dopo è anche simbolo di un cambiamento avvenuto. Un po’ come quello rintracciabile all’interno del movimento rave... The day after. Il giorno dopo. Secondo me non è un fatto temporale, è piuttosto uno stato mentale. E non è neanche una questione di sonno perso o di malessere fisico: il giorno dopo è un giorno particolare per chiunque abbia vissuto una bella nottata. Ma il giorno dopo è anche simbolo di un cambiamento avvenuto. Un po’ come quello rintracciabile all’interno del movimento rave...

Roma, 19 Febbraio 2005
Eccomi qua, a una dozzina d’ore dalla fine della festa, sperando di trovare il tempo per fare quattro chiacchiere con uno di quelli che le feste illegali, le tribe e i sound systems ha contribuito ad inventarli, o quanto meno a farli conoscere. Diciamo che non sono proprio quello che potrebbe definirsi un suo ‘fan’, ma trovarsi seduti sul divano insieme a Simon, ossia Crystal Distortion, è un pò come trovarsi a fare i conti con una stella nera, inutile negarlo. Una stella però molto più vicina di quando la si guarda dal basso di una pista buia, affollata e in delirio. Se lo incroci quando passa vicino ad un impianto audio sono fatti tuoi, difficilmente riesci a soprassedere, ma ora che sta lì, buttato sul divano a divorare il settimo film di merda che il vicino di casa del suo gentile ospite gli ha prestato, di primo impatto è quasi indifeso. Dopo aver messo in stop il lettore DVD, Simon trova il tempo e la forza (ma soprattutto la voglia) di scambiare due parole con me, senza troppe pretese, eppure con delle punte di profondità inaspettate. Certo è stanco, d’altra parte esce da un live veramente serio e da una nottata movimentata, purtroppo, anche da una serie di fatti piuttosto spiacevoli, legati principalmente allo sfondamento dei cancelli effettuato da qualche simpatico (quanto poco riflessivo) insofferente al più scomodo (ma necessario) dei compromessi sociali: la fila. Certo non era ben organizzata, ma era pur sempre una fila...


..la situazione del movimento underground illegale europeo è notevolmente cambiata negli ultimi anni e tu stai suonando spesso anche nei clubs. Quella di uscire dal contesto che ti è proprio è una tua necessità personale o è solo una reazione di fronte all’impossibilità di usare i vecchi metodi?
mmh... questa è una domanda molto impegnativa....beh, forse per ora è meglio se diciamo che a me interessa principalmente suonare...anzi, diciamo che suono volentieri dove mi chiedono di suonare. Alla fine, di questi tempi, non fa una grande differenza per me, se devo essere sincero. La vedo più come una questione di evoluzioni sociali e di nuove possibilità...

...proprio rispetto a questo, come vedi il rapporto fra il mercato discografico, nel quale cominci ad essere personalmente coinvolto, e la cultura del movimento che tu stesso hai contribuito a diffondere?
mercato discografico e cultura di riferimento...non saprei; io ho la mia etichetta e ho intenzione di andare avanti...il discorso è che in qualche modo bisogna andare avanti. Nel senso che quando ti muovi sempre fra le stesse persone, che conservano le stesse idee e gli stesi modi di fare da tanti anni, alla fine devi andare oltre, devi cambiare, devi essere in grado di adattarti. Quando le opportunità ti si propongono e si possono sfruttare bisogna essere almeno in grado di poterle sfruttare, poi quando ci si è dentro si vede...

...quindi mi pare di capire che secondo te la situazione, di questi tempi, è ben diversa da come era nelle esperienze dei primi anni ‘90... approfondirei proprio questo aspetto: credi che oggi abbia senso parlare di politica e soprattutto di ideologia in questi ambienti? in che modo credi che si possa intervenire oggi?
Ideologico? Se consideriamo il divertimento come un’ideologia, allora si. Il problema è alla base e deriva dal fatto che oggi siamo molto ‘protetti’ e questo, se da una parte è buono, dall’altra toglie molto divertimento al vivere quotidiano. E così ci si deve muovere ovunque si trovi un pò di divertimento. Siamo insomma arrivati ad un punto in cui la ‘sicurezza globale’ sta stringendo intorno a noi una fune. Ci raccontano di queste storie di terrorismo per poterci proteggere e quindi controllare, e poi vanno a prendere quello che gli serve nel medio-oriente e disseminano nel mondo la loro democrazia. Il problema oltretutto è che vivere senza soldi oggi, nel XXI secolo, è molto più difficile di quanto lo fosse anche solo dieci anni fa, c’è troppo controllo oggi. Così anche la nozione del ‘vivere senza soldi’ non ha più molto senso. La gente che anima il movimento rave è ormai uno stereotipo, mentre prima non lo era, forse perché prima era una cosa nuova e c’era però consapevolezza di essere all’inizio di qualcosa di grosso e che bisognava di un fondamento. Oggi la cosa è già pronta ed impacchettata e, anche se non è più lo stesso, questo fenomeno continua ad espandersi. Il sistema ha definito una categoria per le persone che vanno ai rave e poi vigila su questa categoria stereotipata e quindi più controllabile. L’idea di rubare qualcosa oggi è un suicidio. Quindi, se vuoi fare una buona festa, devi spendere soldi. E per andare ad una buona festa devi pagare. Per questo posso dire che sono entrato nell’ottica che i soldi sono solo uno strumento. Non bisogna averne paura e neanche vederci qualcosa di buono. Ritornando alla questione del controllo, oggi siamo talmente imbrigliati, dai media, dal fatto che non si può portare un temperino in aereo perché altrimenti vuol dire che vuoi uccidere qualche pilota, che probabilmente i soldi sono l’unica chance di difesa degli esseri umani in questo incubo economico. Sarà forse l’ultima nostra difesa visto che tutti gli altri diritti ci sono già stati tolti. Tutto quello che ci resta è di auto-sostentarci e concepire. Io per questo adesso suono anche in ambiti commerciali, anche per dimostrare che è una scelta veramente piccola rispetto al problema di fondo in cui si è inseriti. E le persone che vanno ai party, alla fine non sono oggi tanto diverse dalle altre, in un certo senso. Le persone che per anni hanno animato la scena non ce la fanno più ad andare avanti per il resto della loro vita rischiando ogni week-end di essere arrestati dalla polizia. Servono situazioni con maggiore stabilità per poter andare avanti coerentemente. Credo fortemente nel camouflage oramai, penso che posso fare più danni stando nascosto all’interno del sistema che vivendone al di fuori e rimanendo solo un bersaglio.

..cambiando radicalmente punto di vista, ti volevo porre una questione puramente musicale: mi sembra che anche tu ti stia spostando dalla classica cassa dritta verso una struttura ritmica principalmente spezzata. Pensi che questa sia una macro-tendenza?
Forse ci siamo stancati, ci siamo annoiati di ascoltare e suonare quella roba, che comunque secondo me continua ad andare... (lo dice ridendo, n.d.r.). Non so se è una macro-tendenza in effetti, credo nel fatto che la musica va avanti da sola, che non siamo noi a decidere dove farla andare. La musica si scrive da sola la sua storia, almeno per quanto mi riguarda funziona così. E quindi forse è una macro-tendenza.

Sempre riguardo alla tua musica: prima usavi spesso un bell’armamentario di macchine analogiche e oggi usi solo il laptop per i live: è una scelta di praticità o c’è un differente lavoro sul suono?
Uso giusto Logic per editare la roba che produco. Mi permette di avere una grossa flessibiltà, di suonare dal vivo con molta facilità, abbastanza fedelmente e soprattutto mi permette di usare tanti loops. E’ , come dicevi tu, principalmente una questione di praticità. Non c’è nessun lavoro differente sul suono visto che mi pare di capire che intendi l’utilizzo di strumenti software molto avanzati. Se hai abbastanza controllo su quello che fai, puoi fare quello che vuoi con questi mezzi digitali proseguendo sulla stessa strada ma con maggiore comodità. Mi piace molto questo piccolo set, mi permette di suonare tanta roba, anche vecchie tracce che sarebbe difficile riprodurre coi vecchi mezzi, mi permette di comporre musica... probabilmente manderò tutto il resto a farsi fottere, perchè posso viaggiare senza problemi: dopo tutto non sei legato a niente e puoi andare tranquillo. La qualità del suono poi non ne risente, soprattutto se produci col computer, perchè rimanendo all’interno di esso non si perde qualità...

Al di fuori del tuo giro e delle cose che fai di solito c’è qualcosa che ti piace?
Suonavo i cavi in una band rock!... No, non so, è difficile dirlo, ho delle difficoltà a fare nomi, mi dimenticherei inevitabilmente qualcuno, ma fammi pensare... chiaramente tutto quello che è valido, senza differenze... I Sonic Youth per esempio, oppure, se parliamo di cose molto attuali, mi viene in mente Cursor Miner. Quella è vera buona musica, lo devi sentire, se vuoi te lo faccio sentire, abbiamo una connessione internet?...

A parte la musica, cos’è che t’interessa nei vari ambiti artistici?
Il buon cibo sicuramente... ma capisco che non ti riferivi a questo, quindi posso dirti che all’interno dell’arte mi piace la roba fatta in Flash. L’Arte... una buona domanda sarebbe: ti piace l’arte?... (lo dice con un sorriso un po’ amaro, n.d.r.).

...allora te lo chiedo: ti piace l’arte?
Mi piace l’arte casuale, quella spontanea. Mi piace l’arte accidentale.....a parte tutto, mi piace fare e vedere video, mi piace la roba industriale e mi piacciono le cose che si muovono. Se parliamo d’arte istituzionale, la cosa in assoluto più divertente al mondo è stata quando la Tate Gallery ha dato un premio ad un lavoro chiamato “Light switching on and off “ (un lavoro di Martin Creed, n.d.r.). Una luce che si accendeva e si spegneva, si accendeva e si spegneva, si accendeva e si spegneva, in una stanza bianca e vuota...(questa volta fa ridere anche me...,n.d.r.)

..per chiudere, poi ti lascio vedere il film che stavi vedendo, cos’è che invece non sopporti?
Non so se hai presente quel film in cui si vede la gente che torna dal rave e cammina nella metropolitana. Si vedono i chioschi con le salsicce e gli hot-dog, la gente che fa i biglietti. Io due o tre volte a settimana ci passo in mezzo in orari assurdi e non sempre in ottime condizioni...devi tirare fuori il pass, devi aprire la borsa, devi cercare nelle tasche della giacca, devi guardare nei pantaloni...a volte devi toglierti i pantaloni!
E poi devi rimettere tutto a posto e vorresti indietro anche il tuo cervello che ormai è andato...


(Un ringraziamento particolare a Davide Talia per la collaborazione e allo Stirke s.p.a per avermi dato la possibilità di intervistare Crystal Distortion)

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