Andrea Belfi

Francesco de Figueiredo

“Knots”

(CD, Die Shachtel, 2008)

Ho avuto modo di guardare il live-solo che Andrea Belfi porta avanti dal 2005, e la cosa che mi ha colpito di più è stata la capacità di controllo su un set piuttosto complicato da gestire, composto da una delicata sezione percussiva amplificata e una serie di devices elettroniche. Nonostante il groove sia generato da lievi percosse e frizioni di pelli e piatti, l’elemento della tensione sembra uscire con forza, comprimendo lo spazio d’azione e indirizzando verso un uso più pragmatico i drones e i crepitii dal sapore elettroacustico. Probabilmente è ciò che viene prima dell’avant-Belfi a imprimere carattere specifico, una formazione accademica da musicista ed un retaggio hardcore. Molto spesso si è parlato di come mai un genere così bimidensionale sia background dei progetti più solidi di questi tempi. Si potrebbe insinuare che è l’insito rigore a fare la differenza, e sicuramente nel caso del padovano Andrea Belfi anche il metodo e la dedizione. Knots raccoglie questa esperienza live, ricostruendo in quattro movimenti una scatola sonora composta da delicate poliritmie, soffici linee di basso e libere sonorità aliene. Da notificare: il disco è edito dalla Die Shachtel, che con la collana Zeit ha deciso di sostenere la leva dei musicisti contemporanei più promettenti della scena nostrana. Bene così, mentre noi ci preoccupiamo del catastrofico tracollo italiano, qualcuno si prende cura di ciò che di ottimo siamo ancora capaci di fare.

(Francesco de Figueiredo)