Die Plankton

Francesco Ventrella

“The Krautrock suicides”

(CD, Ich Bin Plankton-Mann, 2007)

“Jazz fatto da insetti mongoloidi”? La rivista Absolute Leeds, che un po’ ha fatto da amplificatore per i primi concerti dei Kaiser Chiefs o degli Arctic Monkeys, etichetta così la musica dei Die Plankton… Interessante quanto il jazz, ancora oggi, sia considerato la radice di tutte le deformità musicali. Di fatto i Die Plankton non c’azzeccano niente con i gruppetti da college sopracitati. E Absolute Leeds non c’ha preso stavolta. La band è formata da Karl e Heinrich (pseudonimi di due inconfondibili prodotti dello West Yorkshire): due musicisti a rotazione. Chi suona cosa non conta. Die Plankton non hanno “pezzi” nel loro repertorio da suonare, ma includono nei loro concerti una texture vocale e strumentale che cerca, come unico effetto, quello di sorprendere ed eccitare il pubblico, che è sempre fuori luogo, visto che le riviste continuano ad etichettarli come gruppo new krautrock, ma quando vai ai concerti non c’hai un nome, eppure ti sei divertito. Un po’ come il jazz per lo stile armonico, anche tutto ciò che è crucco funziona da catalizzatore simbolico-culturale del tutto e niente. Nell’album, analogico e digitale si confondono come un disegno a china su una fotografia. Il nero è un po’ dovunque: Lego Zombie sembra suonato da Panda Bear chiuso dentro una cassa, mentre cerca di liberarsi, mentre Advised Teenager Moustache fa il verso al krautrock come se lo aspettano gli altri. Ma non loro! Come si chiama il suono che fa un personaggio di un cartone quando scivola su una buccia di banana? Oh What a Disaster rimaneggia un arpeggio con una suoneria del Titanic e ci campiona sopra questo suono per il quale, come per tanti altri dei Die Plankton, mi manca il nome. http://www.myspace.com/dieplankton

(Francesco Ventrella)