COSE COMUNI

Emiliano Barbieri

VOLEVAMO PARLARE DELLA SITUAZIONE DI UNA CITTA’ CHE DA ANNI PRODUCE ED ESPORTA MUSICA ELETTRONICA PARTENDO PERO’ DAL BASSO.
VOLEVAMO PARLARE DI UN CERTO TIPO DI MUSICA E DI COME CAMBIA L’APPROCCIO AD ESSA SE SI PARTE DA UN CERTO MODO DI VEDERE LE COSE.
CI SIAMO DUNQUE TROVATI A PARLARE DI UN ATTITUDINE, DI UN MODO DIRETTO E MOLTO POCO MEDITATO DI FARE TUTTO DA SOLI SENZA ASPETTATIVE O RECRIMINAZIONI VERSO CHI SI MUOVE ATTRAVERSO ALTRI CANALI.
FIRE AT WORK, TRUCKSTOP 76TH, ANTICRACY, AL DI LA’ DELLE DIFFERENZE STILISTICHE, SONO MUSICISTI ACCOMUNATI DA UN DETERMINATO MODO DI INTENDERE LA PROPRIA CREATIVITA’: SE ALCUNE REALTA’ NON ESISTONO O SONO SFRUTTATE SOLO DA ALCUNI NOMI, PERCHE’ NON PROVARE AD INVENTARLE DA SOLI?

Fire At Work
Attivi dalla fine degli anni novanta, Fabrizio e Fabio (aka Mr.Reeks) hanno l’indubbio merito di aver portato un approccio nuovo alla musica elettronica romana. Protagonisti di live-set in posti molto diversi fra loro e alle prese con le declinazioni più estreme del suono elettronico, hanno all’attivo la partecipazione a cinque compilation e diverse collaborazioni con altri artisti.

Truckstop 76th
Etichetta fondata nel 2003, da parte di Ferdinando (Dj e produttore), dopo anni di presenza nella scena delle feste illegali. All’attivo due dischi e un interesse vivo per le sonorità electro-techno, lontano dal revival pseudo fashion che il medesimo suono ha avuto in questi anni.

Anticracy
Letteralmente traducibile come anti potere, è il progetto solista di Davide. Nell’approccio alle macchine e al laptop è chiaro il suo background legato non solo alla musica elettronica. Anche per lui live-set, dischi e collaborazioni sono solo dei mezzi utili per esprimere il suo discorso musicale.

L’idea di questa intervista nasce riflettendo su una sorta di identità comune che lega i vostri nomi fra loro, pur essendo tutti dotati di una vostra specificità musicale. Partiamo da come, proveniendo da situazioni legate a spazi occupati e all’autoproduzione, avete superato questi confini e quali sono state le difficoltà incontrate.
Ferdinando: “Personalmente non mi sono mai posto questo problema. Preferisco istintivamente un certo tipo di situazioni, ma quando mi trovo costretto a rapportarmi con un altro tipo di persone non ho alcuna difficoltà, se decido io come farlo. Nella vita ti trovi a parlare con persone che ti danno qualcosa ed altre no. Vedi, io non ho mai cercato l’artista importante perché cosi la serata o il disco potessero funzionare meglio. Sono le persone che hai vicino e con cui parli e scambi idee ad essere importanti per me. C’è anche chi organizza tutto per telefono, per me non ci sono problemi se fai così, semplicemente è il background che ognuno si porta dietro a spingerlo a muoversi in un certo modo”.
Fabrizio. “Sebbene io e Fabio siamo persone differenti, posso dire che la cosa che più ci accomuna è una sorta di coerenza nel perseguire il nostro fine musicale e soprattutto la volontà di farlo spingendo dal basso. Se questo poi ci porta a suonare in posti più commerciali, per noi va bene così, anche perché sicuramente non l’abbiamo deciso noi a tavolino. La questione di non avere alle volte il feedback che credi di meritare non lo viviamo in modo frustrante perché è frutto di determinate scelte che abbiamo fatto negli anni. Sicuramente sono talmente più numerosi i momenti di gioia nel vedere quanto uno è riuscito a costruire una cosa netta per se stesso, che i rimpianti di non aver sfruttato pienamente tutte le possibilità passano in secondo piano”.
Davide: “Se domani per assurdo volessero la mia musica per qualcosa che non mi appartiene minimamente, senza mettere bocca sul mio lavoro ovviamente, sicuramente non avrei problemi. La questione però è del tutto ipotetica in quanto, quando scegli di esprimerti in piena libertà, hai già fatto i conti con quest’ordine di problemi. L’autoproduzione è solo il modo più diretto di continuare questa strada”.

Non pensate che ci sia una linea di demarcazione tra lo scegliere un’etichetta discografica, per quanto indipendente essa sia, oppure farsela da soli? Non è che attraverso questa scelta si vuole anche esprimere qualcosa?
Fabrizio: “Secondo me no, tranne un certo discorso sulla tua attitudine nei confronti del mondo. Alla fine quello che ci interessava era la voglia di sperimentare a briglia sciolta. Tale voglia si è manifestata in modi differenti a seconda delle situazioni, a volte con set allucinanti insieme a strumenti acustici come sassofoni, percussioni, altre volte con l’utilizzo di sonorità più digitali come quelle breakcore. Di fondo c’è la voglia di far sentire molto l’interazione umana. Per questo cerchiamo d’avere il più possibile le mani sugli strumenti sia dal vivo che in studio; nel senso di ricercare, all’interno del discorso elettronico, un tipo di dinamica il più umana possibile. Nei prossimi lavori che usciranno per la nostra etichetta Stirpe 999 cerchiamo di affrontare a livello di produzione questo tipo di discorso, attraverso un impronta molto jazz nell’usare chitarre vere, voci vere, non semplici loop; in un ottica il più possibile rock”.
Ferdinando: “Quando abbiamo deciso di mettere in piedi tutto questo, era un periodo in cui, almeno per le nostre sonorità, non c’era più nulla. La nostra identità la definirei techno, non tanto per definire una determinata scuola, quanto piuttosto un determinato tipo d’ascolto che riconosce nel primo hip hop, nell’electro, un’importanza fondamentale su tutti i sottogeneri di cui oggi parliamo. Non mi vivo male che oggi nei club i Dj fanno ascoltare ai ragazzi questa musica, penso invece che questo possa servire per abituarli ad un tipo di suono che io continuo a portare avanti. Ti dirò di più, forse questo ci può offrire più spazio anche se il nostro approccio rimane più fedele, più sanguigno…”

Mi sembra chiaro che quindi non pensate di soffrire per la scelta di chi organizza festival, eventi e compagnia bella, di dar risalto agli stessi nomi da tre o quattro anni…

Davide: “Prima hai parlato delle difficoltà che uno incontra nel voler fare la propria musica qui e adesso. Certamente nel Nord Europa l’attenzione verso tutta la musica elettronica è maggiore. Tuttavia penso sia meglio usare la Ryan Air piuttosto che aspettarsi qualcosa di diverso. Io sono soddisfatto quando suono. Se poi vengono i dischi o altro, bene…ma credo che anche se non avessi un riscontro di questo tipo, suonerei lo stesso. Grazie alla rete e alla possibilità di viaggiare economicamente, uno può raggiungere molte persone interessate a quello che fai. Probabilmente a Roma sono solo trenta, a Berlino cinquanta, in Belgio un po’ di più ma non penso di destare curiosità maggiori. La cosa che da più soddisfazione è che magari tra questi c’è gente che, come me, ha avuto una passione per la musica dei Mr. Bungle o dei Nine Inch Nails, piuttosto che quante persone sono in termini di numero”.
Fabrizio: “E’ chiaro che a volte puoi avere dei rimpianti circa le possibilità che uno non ha saputo o voluto sfruttare, ma fondamentalmente la situazione disagiata ce la viviamo in modo sereno. So che, partendo da un target molto poco commerciale e qualitativamente elevato, la mia musica si svuoterebbe all’interno di un altro tipo di dinamiche che non mi sono mai appartenute”.
Davide: “A Parigi, per esempio, sono stato chiamato ad un festival in cui ho suonato in quanto italiano…a parte il fatto che non è che mi entusiasmo troppo a questo genere di cose, credo che il proprio lavoro potrebbe essere anche più interessante scontrandosi con problemi di reperibilità. Significa che chi vuole qualcosa di particolare se la va a cercare…non so, nella storia gli stimoli più interessanti sono quelli nascosti. Il nome Anticracy e tutta l’estetica del sito longtermdamage viene da un testo ermetico chiamato “i quaderni bulgari” che contiene riferimenti all’alchimia che poca gente conosce. La curiosità nasce proprio dal cercare e lo stesso discorso vale per chi, navigando, trova della musica che gli piace…”

Per finire, immagino abbiate tutti dei progetti in uscita. Vi va di accennarmene brevemente?
Ferdinando: “Ovviamente stiamo già lavorando sulla terzo capitolo della truckstop76th”.
Fabrizio: “Beh, come ho già detto, sta per uscire un nostro singolo sulla seconda uscita di Stirpe 999”.
Davide: “Ultimamente ho fatto alcuni remix e anche una cover elettronica di John Zorn ma ancora non so ancora quando e come uscirà questo lavoro”.