Bobby Baker. Redeeming Features of Daily Life.

Francesco Ventrella

Editors: Michèle Barrett e Bobby Baker

(Libro, Routledge, 2007)

La biografia di Bobby Baker che apre il libro non è fatta di date ed avvenimenti, ma segue una descrizione cadenzata in cui vengono catalogate scarpe, abbigliamento, esperienze selezionate, e decisioni chiave prese durante il periodo preso in analisi. Bobby nasce in Inghilterra nel 1950 e per i primi sei anni di vita ricorda di aver portato delle Clarks ed indossato maglie e felpe Aertex, oltre a dei vestiti fatti dalla madre ed esibiti a malavoglia. Tra il 1966 e il 1968, invece, preferiva portare scarpe ‘sensibili’ o piuttosto camminare scalza. Ora pare che indossi delle Birkenstock nere, perché sono “cool enough” aggiunge. Il suo curriculum occupa le prime 78 pagine con dati apparentemente ininfluenti, ma che compongono quei lineamenti che riscattano la vita quotidiana che sono il materiale di tutte le sue performance. Il lavoro di Bobby Baker come artista e performer si è costruito su quello che potrebbe essere l’immaginario della vita quotidiana di una casalinga media. Kitchen Box (1991) è un progetto teatrale in “una dozzina di azioni” che ha avuto luogo per alcuni anni nella sua cucina. L’artista fa ingresso nella cucina con il consueto camice bianco e dice “Sono Bobby Baker. Molto tempo fa qualcuno si sarebbe aspettato di vedere un uomo, ma vorrei che sapeste che questa sono io”. Il resto del monologo si svolge come se il pubblico fosse stato invitato per un tè a casa sua. Ironia e catastrofe sono due temi ricorrenti della sua critica femminista, ad iniziare da come questi due temi si fondono nel cibo: Mastering the Art of Peeping (1977) è una fedele riproduzione in zucchero commestibile delle Demoiselles d’Avignon di Piacasso!

(Francesco Ventrella)