Brevi interviste con uomini schifosi

Alberto Lo Pinto

David Foster Wallace

(Libri, Einaudi, 2007)

Aprono 9 semplici rivelatrici righe che bastano per fare Una Storia Ridotta all’Osso della Vita Postindustriale. Segue un ragazzo, appena tredicenne, nell’istante infinito prima di saltare dal trampolino. Il mondo visto dall’alto, i pensieri, le paure.
Poi la Persona Depressa, “incapace di liberarsi dal bisogno tossico di Esserci e dare davvero emotivamente”, che deve fare i conti con la morte della sua terapeuta e del Sistema di Sostegno sempre più piccolo. Un uomo se la fa con la sorella della moglie. Lei si toglie il reggiseno, lui, di botto, s’inginocchia e, lo sguardo rivolto al soffitto della stanza, prega. Lei gli rivolge “una domanda di tre parole.” Lui: “Non è come pensi temo.”
Un ragazzo, all’improvviso: “Un giorno mi torna in mente questo ricordo di mio padre che si mena l’uccello sotto il mio naso una volta quando ero piccolo.” Uno scrittore di narrativa che si misura con un ciclo di 8 brevissimi brani bellettristici ma il tutto si rivela un fiasco totale. Ci spiega il motivo. Incipit di Mondo Adulto (1): “Durante i primi tre anni, la moglie temeva che fare l’amore insieme in qualche modo gli bistrattasse il pisello. Temeva che qualcosa in lei non andasse.” Tenero e crudele, geniale e rivoltante, Wallace, post-Infinite Jest, si fa odiare per essere amato sempre più. Il fine è creare un rapporto con “la lettrice”, costituire una sorta di “interrogazione”: “palpitazioni, sonde negli interstizi della sua sensibilità verso qualcosa.” L’edizione italiana è stata amputata di tre racconti.

(Alberto Lo Pinto)