APPLAUSI

Francesco Tatò

Al festival dei corti: festa o funerale?

sfogo di un giovane illuso:
l’occasione potrebbe essere propizia. ho da poco assistito allo sky lab festival-corti in una notte, anteprima dei migliori corti prodotti da sky, alcuni dei quali frutto del progetto “sotto5” (idea brillante e credo formativa non solo per i giovani cineasti); vale a dire cortometraggi sotto i cinquemila euro di budget, sotto i cinque giorni di lavorazione e sotto i cinque minuti di durata; altri in collaborazione con vari partners: il fandango lab, con dieci corti realizzati dagli studenti della factory di procacci, il future film festival di bologna con cinque corti di fantascienza e la ga&a con sei corti horror.
in un momento in cui si sta rimettendo pigramente in moto il meccanismo dei finanziamenti ministeriali per il cinema - che prevede, per l’anno 2005, un milione e seicentomila euro destinati ai cortometraggi - un’iniziativa come quella di sky lab non può che suscitare interesse e apprezzamento.
durante la conferenza stampa, che precede la proiezione, ascolto i vari dirigenti di sky che illustrano, con orgoglio e soddisfazione, gli sforzi che hanno portato a produrre quaranta corti di così diverso genere, e mi compiaccio dell’invito da loro rivolto ai giovani a non cadere nel tranello di sottovalutare l’assoluta priorità di una sceneggiatura adeguata.
forse non riuscirò a celare il senso di amarezza che segue la disillusione, ma davanti allo schermo provo una sensazione di scoramento. cose già viste. cose già sentite. sembra che lo scenario sia quasi ridotto a un cinema che chiede una identificazione, calda e rassicurante, con i problemi, le aspettative e i valori della famiglia borghese.
e’ un problema di adesione ai personaggi. manca un personaggio che schiuda le porte dell’immaginario, che muova qualcosa. invece le storie raccontate descrivono situazioni in cui non scatta niente di più che il “visibile”. dovrebbero partire da situazioni riconoscibili per condurre a qualcosa di più grande, che sia la follia, l’esasperazione, o perlomeno un’evoluzione significativa. nel cinema italiano manca questo, anche per i giovani registi che sembrano arrestarsi un attimo prima.
sembra quasi che il senso ed il significato dei film si esaurisca nell’immagine che viene proiettata… parole come evocazione, riflessi, sembrano del tutto estranee al contesto del nostro cinema, nel quale pare essere scomparso “l’oltre”.
l’impressione che si ha è che si sia lontani dall’obiettivo prefissato, ovvero restituire al cortometraggio lo status di opera compiuta e completa; quello che si evince è al contrario la disarmante facilità con cui si realizzano corti che nel migliore dei casi sono ben girati, ma orfani di una storia di cui si senta l’urgenza e la necessità; spesso però non si è nemmeno così fortunati.
l’impeto incontrollabile delle nuove tecnologie carica gli emergenti filmakers di una grande responsabilità, perché se è vero che il ricorso al digitale abbatte costi e tempi di realizzazione, è altrettanto vero che a una più semplice strada per produrre non sembra corrispondere una semplice ma efficace scrittura creativa. oppure accade che molti registi, ragionando con presunzione autoriale, utilizzino mezzi e risorse sproporzionate, perdendosi nelle logiche di una produzione più grande, esibendo le possibilità tecniche e perdendo di vista la sostanza.
la qualità della scrittura filmica sembra non essere più un elemento necessario, smentendo in pieno la volontà e le intenzioni di chi finanzia e produce cortometraggi e non solo. l’omogeneizzazione prodotta dalla televisione, l’abbassamento della qualità dei film-tv, hanno ripercussioni incontestabili anche sulla confezione e sulla cura registica dei prodotti cinematografici.
non posso che giovarmi, in conclusione, alcune righe scritte da adriano de carlo (il giornale), che dipingono, in maniera dura ed ironica, ma più che mai incisiva i festival, che “brulicanti di uffici stampa che ci ingozzano nei buffet, festeggiano il nostro cinema, ignari, o forse no, di essere ad un funerale anzichè ad una festa. ed applaudono stolidamente come si usa barbaramente da qualche tempo in ogni funerale”.
una breve considerazione la meritano gli organi di informazione che hanno raccontato questo evento parlandone esclusivamente come di un grande successo. senza mettere in discussione la libertà di pensiero e di stampa, mi domando come chi ha scritto sull’argomento abbia potuto descrivere solamente il bagno di folla presente all’inizio della proiezione, senza parlare dello scenario della seconda parte della manifestazione, orfana della metà del pubblico…e il risultato finale è che il vero vincitore di questa manifestazione è stato il pubblico, da sempre considerato “passivo”, che con il suo civile gesto di dissenso ha dimostrato di essere più vivo e “critico” che mai.