TODD

Giordano Simoncini

a.

Tu;

che hai già avuto tra le mani qualche numero di Nero e te lo sei passato in rassegna, o che magari lo stai facendo ora per la prima volta. Potresti pensare: cioè, sto coso grazioso ci è, cioè sì, però boh, c’è un po’ troppo di sofisticatuccio, cioè che arrivati a un certo punto basta, no?, che l’ arte qui e la musica d’ avanguardia lì, boh, piripìpiripà, cioè, allentiamo pure ogni tanto, no?
Potresti esser fatto così. Nulla vieta.
Potresti avvertire, giunto al Nero n.4, una sorta di necessità, come fosse di slacciare o di sciogliere un po’ quella stringa che ti mantiene in un certo qual modo culturalmente teso, sollecito.
Ed allora che fai: per es., ed a sfregio della gratuità di ciò che ti trovi tra le mani, vai a comperare qualche bruttura in edicola. Una rivista che però almeno in copertina ci sono gli SbudellescionChrist che sono pelosi forte e che hanno tutte delle faccende di pelle attorcinate addosso che se li vedi…
Quella tua cupidigia di _che cioè_; no? Come non capirti.
Ed allora poche chiacchiere, hai diritto all’ articolo scassone. Scassone e facile facile; e che sia qui su Nero, così al limite ti passa la voglia della rivista di cui sopra e risparmi anche un paio di euri. Male non fa.

Io avevo pensato che parlare un po’ dei TODD poteva fare al caso; poi insomma, vedi tu.

b.

Fa molto strano, ai giovini della mia generazione (quegli anni 80 da cui non si esce vivi) e delle due precedenti, sapere che se chiedi a qualche pivellino di questi tempi qui – questi tempi di peertopeer e di interconnessione, e di diffusione nevrotica e capillare dei saperi; questi tempi che soli ipsi vanno facendo ingiustificabile qualsiasi lacunosità culturalmusicale che si presenti eccessivamente evidente, nel senso che almeno un po’ in linea col livello medio generale di conoscenza, almeno quello, stacci; che di questi tempi, insomma, se chiedi a qualche pivellino cosa sia mai Amphetamine Reptile, lui ti risponde boh.
Questa cosa accade: e la chiamo la lotofagia del Contemporaneo Post-Tutto-Quanto-Ed-Eterno-Presente. La chiamo così per godere delle gioie che il polemismo senile può dare anche a chi non vede ancora il volto dei 25 anni, cioè me.

Amphetamine Reptile, in breve, è stata LA casa discografica per eccellenza per molto del rock duro (noise, noisecore, etc.) più influente degli ultimi vent’ anni del secolo trascorso. Per intenderci, ad es., l’ etichetta di Melvins ed Helmet.
Oppure, ancora, Hammerhead. Se non li conosci, e però aneli a rimediare, metti mano al peertopeer e vedi che vengon giù che è una bellezza.
Poi mi dici se ti piacciono.

Purtroppo gli Hammerhead non esistono più; i due terzi dei componenti hanno formato i VAZ (gruppone anch’ esso, con un paio di album all’ attivo), e poi c’è Craig Clouse. Il quale – va visto!, è un fricchettone che ha sia del vichingo sia del francese nel senso di Obelix –, dopo esser passato per Hammerhead ed altri delicati ensemble, ha fondato i TODD.

c.

Li ha fondati a Londra, nel 2002; pur essendo texano di Austin.
A sentire i brusii di volgata, li ha fondati allo scopo di supportare i Breeders in uno show segreto londinese. E che ciò sia vero o meno non ci frega davvero niente. Poiché, nella misura in cui qui si vuol solo indicare i bruti fatti in sé e per sé (uguale a sozza fenomenologia d’accatto per band sozze che grazie al padreterno se uno cerca ce ne sono ancora), di interessante da dire c’è ad es. piuttosto questo: che l’ Ep di debutto dei TODD - 5 pezzi - è anch’ esso del 2002; dì pure co-originario.

Quell’ Ep lì è piaciuto più o meno a chiunque. “Chiunque” significa: chiunque con il debole per il rock chitarristico pesante. Pesante nel senso di parecchio pesante.
E parecchio scassone, anche. Nel senso di scassone forte.

Per essere scassoni i TODD lo sono.

E niente, quell’ album lì si guadagnò 5K di Kerrang e smobilitò hype a volontà, innescando quell’ effetto valanga che se sei un musicista lo vedi bene in opera quando magari suoni un giorno e siete solo tu e l’amico tuo; e poi suoni quello dopo, ed hai dinanzi un campo di grano umano che headbanga. Questo, ad esempio, in occasione dell’ All Tomorrow’s Party del Marzo scorso, quello che chi scrive non c’era e gli rodeva malamente (non solo per via dei Todd, e comunque non che rilevi più di tanto).

d.

Poi niente; se tamtam mi da tamtam, dei Todd alla fine è venuta ad accorgersi la Southern, la quale li ha scritturati, adottati ed accuditi; avocando a sé il diritto a potersi un giorno vantare di aver dato alle stampe quel disco che è Purity Pledge (2004), l’ ultima fatica TODDica. Un album impetuoso e muscolare, nonché, detta con piglio scientifico, spaccaculi; e parecchio scassone, anche. Nel senso di scassone forte.

L’ occhio di lince ora dice: “come l’ Ep”; bravo!, son soddisfazioni.
Però ancora più spaccaculi. Nel senso di sludge, principalmente, quello fragoroso smunto pestone manesco, e però non solo, anche nel senso di heavy, heavy come dire, alla Killdozer, heavy che suda tossico. Con tanto di tastiera sopra; che funge anche da basso ed intromette nel tutto quel più di disturbante che è plusvalenza. Un disco di quelli che ti franano in testa e ti lasciano tramortito, ed anche felice, eccitato ed umido.
Toh.

Questo disco, i TODD sono passati qui in Italia a suonarcelo in faccia tra il 27 ed il 30 Gennaio scorso: la parte italiana di un tour scassone che ce n’è da appagarla a fondo, quella tua cupidigia di cui in a., che hai determinato con un eloquente “che cioè” e basta.

e.

… queste cose qui sono pregi: che tra le file di una band come i TODD ci siano due coppie. Due coppie nel senso di uomo e donna legati da un comune sentire erotico/amoroso o così. Siccome però poi amore à cuore sole fiore à polline e rivoluzione, in ultima istanza (ineluttabilmente) riproduzione. Nel senso che, delle due componenti femminili della band (Fifi Cernosek ed Emmylou Sunshine), l’ una ha skippato il tour per stare coi pargoli, l’ altra ha parimenti preferito rimanere a casa per preservare la salute dell’ a breve nascituro dalla sacra fiamma del rock’n’roll; come dire, per il serial “Genitori in Zip&Chains”, mamma punk resta a casa e papà punk si gira l’ Europa a rockeggiare. E però, scassonamente; tanto che la prima data italiana, quella romana del 27, è poi andata a gambe all’ aria per un motivo praticamente ridicolo: la band, dopo aver tenuto uno show a Vienna, è rimasta bloccata per via della neve. Dico: il rock nullificato dai problemi di viabilità!, e tu che pensavi che le autostrade fossero nemiche del solo popolo delle discoteche. Passata la data di Treviso, quando poi tocca a Milano, qui la band riesce ad arrivarci: e però non nel luogo originariamente previsto, vale a dire l’ Orso, bruciato dai fascisti due settimane prima del concerto (e qui en passant esplicito la mia solidarietà al centro sociale), bensì allo ZOE, che il booker italiano della band mi ha descritto mediante gustose parole, le quali riporto qui pari pari– anche perchè lui stesso mi ha chiesto questo qui scrivicelo: “la peggio discoteca per metallari dell’ Universo, un covo di disagiati cafoni”. Nel senso di yeah!!!, ed al sottoscritto è venuta subito in mente l’ analogia col romano Qube, che in quanto a disagiati, certe sere, fa il botto. Sai quella gente che scrive le lettere alla rivista che ad inizio articolo volevi comperare, per dire che è misantropa e che pratica la selfisolation, e che però se c’è qualcuno che gli va di andare a ballare assieme tra estranei alla serata del Qube? Sai no?

Nel senso che poi vai a dire, vai, che in queste pagine si parla solo di cose sofisticate.

(01/2)